Autocostruzioni a Filetto, presidio con tanto di manutenzione
Che il cantiere è fermo da molto, troppo tempo, lo si capisce dall'erba alta e secca cresciuta tutt'attorno alle strutture, arrivando a coprire le finestre del piano terra e avvolgendo i box degli attrezzi. Infatti è proprio mentre pota, armato di rasaerba, che ci riceve, tranquillo, sorridente e tutt'altro che rassegnato, Stefano Bentini, il presidente della coop di autocostruttori rimasta con la casa “a metà” a Filetto dopo il fallimento di Alisei, e i cui 14 soci hanno deciso di “occupare” a oltranza gli edifici.
Il progetto nacque nel 2004, quando venne siglato un protocollo d'intesa tra Comune e Alisei per la costruzione di alloggi a Savarna, Piangipane e appunto Filetto, nell'area Peep di via Malmesi. Cantieri aperti nel 2006, ricorda Stefano, con la previsione di terminare i lavori nel 2008. E invece i lavori vanno sempre più a rilento, fino a fermarsi definitivamente nella prima settimana del luglio 2009. La ditta Alisei, a cui spettava la direzione dei cantieri e le forniture, prima ritarda poi interrompe l'acquisto dei materiali. Per i lavori di Filetto servirebbe ancora oltre un milione di euro.
Ad “autocostruirsi” la casa 14 soci, per due palazzine di 8 e 6 appartamenti; tra i proprietari tre famiglie sudamericane, due del Camerun, due marocchine e una algerina. "Secondo le stime per finire il cantiere ci vorrebbe per ogni costruttore un mutuo trentennale da mille euro. Ce la potrei anche fare, se smettessi di mangiare” scherza Stefano. L'ipotesi “case popolari” per loro, avanzata dall'opposizione in consiglio comunale, non li convince molto: “Ci sono delle graduatorie da rispettare, qualcuno come me non avrebbe i requisiti, si rischia di aiutare alcuni e lasciare a piedi altri. Noi vogliamo la nostra casa” spiega il presidente della coop, prima di invitarci nel suo “appartamento”, dove in quella che oggi sarebbe dovuta essere la camera da letto troviamo una tenda da campeggio e un materasso avvolto in una zanzariera. Al posto dei quadri, sul muro, la scritta in vernice rossa “Viva la rivoluzione”.
A proposito di “graffiti”, chiediamo se ci sono stati danni alle costruzioni abbandonate da tanto tempo, oltre l'erbaccia che i soci hanno deciso di cominciare a tagliare per, spiega, evitare eventuali richiami e multe dalla Pm, della serie 'oltre il danno la beffa'. “Fortunatamente no. Giusto qualche scritta sui muri di ragazzini che si infilano nel cantiere. Il problema principale sono stati i furti: ci hanno rubato scale, attrezzi, addirittura il motore della betoniera”. Che però son grattacapi ben da poco, rispetto alla possibilità di non poter più proseguire nella costruzione della casa, chiarisce Stefano continuando a scherzarci su: “Meglio ridere che piangere”.
f.g.
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grazie mille....tutti ad accogliere il Sindaco a braccia aperte !!!
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