"Scavo del porto canale, un progetto irrealizzabile"

Il commento di Alvaro Ancisi (LpRa)
Alvaro Ancisi
17 luglio 2012 |  Politica | Ravenna |

"Non avremmo potuto votare contro una delibera del consiglio comunale che, in nome dell’adeguamento strutturale del porto di Ravenna per fronteggiare le sfide della competizione con gli altri scali e dello sviluppo, mette in condizione la nostra città di ricevere 60 milioni di euro dallo Stato. Ma le forti perplessità sugli obiettivi perseguiti, sulla realizzazione del progetto e su come questi e molti altri soldi pubblici, per un totale di 583 milioni, si vogliono spendere, ci hanno imposto un prudente voto di astensione". A parlare è il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi.

 

"L’obiettivo dichiarato dello scavo dei fondali fino a 14,50 metri - prosegue Ancisi - giustificabile in una prospettiva di traffici da container pari a 500.000 teu l’anno, va ben oltre il passo della gamba del nostro porto, che continua a vivacchiare sui 200.000, lontano perfino dalle aspettative di 300.000, che furono poste, nel 2005, a base della costituzione della società mista pubblico/privata tra Sapir e Contship. Sarebbe stato bene limitare gli scavi alla misura necessaria per il mantenimento della funzionalità del porto e al consolidamento dei suoi traffici, non inseguendo il miraggio da grande scalo hub fuori portata.

Le conseguenze di un progetto oltre misura rendono largamente insostenibile la sua realizzazione. Dai 900 mila metri cubi di fanghi da dragare ritenuti sufficienti, nella deliberazione del consiglio comunale adottata appena il 22 dicembre scorso, per l’approfondimento del porto canale, si è saliti ora vertiginosamente a 12 milioni e 500 mila circa, tra i sedimenti destinati al ripascimento in mare e quelli da indirizzare in altri siti sparsi. La qualità dei fanghi, sia che vengano utilizzati come rifiuti sia come sottoprodotti, pone seri problemi di caratterizzazione in funzione delle loro destinazioni e delle compatibilità ambientali ed urbanistiche. Ma già in sede di istruttoria sono emerse controindicazioni che avrebbero dovuto far riflettere prima di varare tal quale il progetto e su cui sarà bene tornare:
1. 6 milioni e 800 mila metri cubi di fanghi da trasportare direttamente sulle spiagge saranno pure i “sedimenti migliori”, come disse l’assessore il 22 dicembre, ma suggeriscono cautele molto serie.
2. Ancora più problematici sono i 5 milioni e 700 mila metri cubi di fanghi destinati a riempire determinate aree depresse del territorio comunale: quelle denominate “Logistica 1 e 2” non sono utilizzabili nelle fasce a ridosso della via Canale Molinetto, considerate paleodossi fluviali; nell’area “Logistica 3”, nei pressi di Porto Fuori, è vietato (dal piano provinciale) impiantarvi rifiuti; tanto meno quella individuata nella zona sud di Lido Adriano che ha addirittura destinazione urbanistica residenziale; i bacini delle cave poste nella zona sud del comune tra la statale Adriatica e il mare, a ridosso delle pinete (cava Bosca, ad ovest di Lido di Dante, e cava Stazzona, ad est di Savio), pongono il problema di un traffico di automezzi pesanti esorbitante, in zone di delicato pregio ambientale situate a lunga distanza dal porto, mentre si rischia di compromettere il recupero intelligente e rispettoso di tali cave ai fini della pesca e di altri usi ricreativi leggeri; la pialassa del Pontazzo, tra la pineta San Vitale e il capanno Garibaldi, è zona naturalistica altamente protetta dalla legislazione nazionale, europea e regionale, che è delittuoso solamente pensare di riempire con rifiuti o sottoprodotti di rifiuti.

Il saccheggio più imminente investe l’area “Logistica 3” a ridosso di Porto Fuori, dove saranno trasportati 950 mila metri cubi di fanghi provenienti dalle casse di colmata, per consentire al gruppo CMC il riempimento del terreno su cui trasferire la fabbrica di asfalto e bitume ex SIC situata in via Bosi Maramotti. Saranno trasferiti in questa località anche l’inquinamento da fumi disgustosi e da polveri micidiali che dalle ciminiere si diffondono da sempre sugli abitanti della Darsena. Essendo la nuova area vietata a ricevere rifiuti, si utilizza la deroga consentita per gli “impianti tecnologicamente e funzionalmente connessi con l’attività produttiva”, anche se non applicabile al caso. Si abbatte un grande bosco, si distruggono pregevoli laghetti e si attenta alla salute degli abitanti di Porto Fuori. Inoltre, si “regala” al gruppo CMC il materiale di riempimento che avrebbe avuto costi notevoli di acquisto e di trasporto. Già contestai la legittimità di questa operazione quando fu deliberata la prima volta il 22 dicembre scorso".

Commenti

Basta con atteggiamenti da vecchi

Se continuiamo cosi finirà che Ravenna diventerà l'unica città per vecchi e nulla per noi giovani . Forse è una buona specializzazione !

Gentile Sig. Ancisi esistiamo anche noi (Ho solo 32 anni ) le nostre esigenze sono diverse della sua generazione , faccia passo gentile lasciando lo spazio alla mia generazione.

Grazie mille.

Daniela

Non ho capito il commento...

Non ho capito il commento... quali sono le sue esigenze??? vivere in mezzo all'inquinamento in tutti i modi possibili??? aria, acqua, terra, fanghi compresi???

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