3 aprile 2013 - Ravenna, Cronaca

Caso Andro, "da uomo sono indignato"

L'intervento di Nicola Grandi (LpRa)

Sulla morte di Simona Adela Andro è intervenuto anche il consigliere di Lista per Ravenna Nicola Grandi.

"Le riflessioni e le valutazioni espresse, così spesso esternate da donne - spiega Grandi - credo meritino una visione anche “maschile” della vicenda, che non può prescindere dallo sgomento che si prova di fronte a tanta bieca violenza e a quella visione così distorta dell’universo femminile che evidentemente ancora alberga in alcuni uomini. Da uomo sono indignato, quasi incredulo di fronte al fatto che anche nella mia città, a pochi passi da me, possano accadere fatti di questo tipo, soprattutto per il senso di impotenza che si prova di fronte a tanta cieca violenza, che così tanto dolore riesce a generare.

Da politico però devo rilevare che il senso di impotenza è un po’ meno tale se rifletto sul fatto che proprio nella mia città è presente un’associazione, fiore all’occhiello fra le realtà di volontariato a livello nazionale, che si occupa esattamente di queste problematiche, e che con la passione e lo sforzo di tante volontarie, dipandando la sua azione sui più disparati fronti, dalla prevenzione alla protezione fisica di donne sottoposte a violenza ottiene risultati sorprendenti. Mi riferisco evidentemente a Linea Rosa, l’associazione da cui in qualità di consigliere comunale ho avuto occasione di essere ospite all’inizio del mio mandato ed il rinnovo della cui convenzione in corso con il Comune di Ravenna ho avuto la possibilità di votare con orgoglio in consiglio comunale (peraltro in buona compagnia di tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione) nei mesi scorsi.

La riflessione che è opportuno fare oggi però, di fronte ala gravità di questo fatto è un'altra e riguarda i tabù, la prevenzione che ancora resistono nei confronti di questa associazione e che con l’aiuto di ognuno di noi sarebbe opportuno abbattere uno dopo l’altro. Le volontarie di Linea Rosa sono in grado non solo di offrire protezione alle donne in pericolo o oggetto di violenza, ma anche e soprattutto di ascoltare, preservando l’anonimato e dando tutte le indicazioni per prevenire situazioni ben peggiori, l’aspetto forse più prezioso del loro lavoro, forse quello meno conosciuto.

Ricordare a chi ci sta accanto e a chi ci capita di incontrare che rivolgersi a loro non è qualcosa di cui vergognarsi, non è un atto che significhi di per sé una denuncia, che comprometta sé stessi o il rapporto con il proprio partner potrebbe aiutare a salvare una vita umana, ricordarlo oggi e non dimenticarlo potrebbe servire a far si che la morte di Simona non rimanga un evento su cui spendere solo una fugace lacrima".

 

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