23 settembre 2009 - Ravenna, Cervia, Faenza, Lugo, Cronaca

Delitto alle Bassette, fermati tre uomini

Di nazionalità tunisina, sono accusati di concorso in omicidio e sequestro di persona

 

Con un’indagine-lampo, durata 48 ore, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Ravenna sono risaliti ai presunti assassini di Mounir Ben Toumi, il tunisino 43enne trovato morto lunedì scorso alle Bassette.

Le indagini svolte hanno portato al fermo per concorso in omicidio, preceduto da sequestro di persona, di Stad Halifi, 38 anni, Mounir Khalfa, 41 anni e di H.R., 49 anni, tutti di nazionalità tunisina, in Italia senza fissa dimora. Sulle responsabilità di quest’ultimo si stanno svolgendo ulteriori accertamenti.

I primi due si sono costituiti ieri sera alla Squadra Mobile della Questura di Genova, il terzo è stato fermato dai Carabinieri del Nucleo investigativo del capoluogo ligure, su indicazione dei colleghi di Ravenna. L’omicidio, secondo le ricostruzioni, è maturato nel mondo dello spaccio della droga: è stato uno sgarro quello che Ben Toumi ha pagato con la vita. Pur essendo senza fissa dimora, i tre gravitavano sulla città di Genova: ora i Carabinieri, che comunque continuano ad indagare sui vari aspetti del delitto, analizzano anche il legame, peraltro non nuovo, tra le due città per quanto riguarda il traffico di stupefacenti.
 

I militari, coordinati dal pm Stefano Stargiotti, sono giunti all’individuazione dei tre uomini con un minuzioso lavoro investigativo, guidato dal tenente colonello Giulio Mancuso, che ha anche permesso di ricostruire alcuni dettagli della vicenda. Mounir Ben Toumi, nel tardo pomeriggio di sabato, a bordo di un ciclomotore è stato speronato da un’auto con a bordo i tre connazionali, a circa due chilometri dal luogo del ritrovamento. E’ caduto a terra ed è stato fatto salire in macchina. Poi l’omicidio: il corpo è rimasto sulla scena del crimine per tutta la giornata di domenica, per essere trovato alle 7.30 di lunedì mattina. Molto probabilmente il decesso è stato determinato da profonde pugnalate che hanno leso l’arteria femorale, causando un’emorragia mortale. Non pare che l’arma del delitto sia la spada presente vicino al corpo. Dalle tracce di vernice rinvenute sul ciclomotore, ritrovato a poca distanza dal corpo, i militari sono riusciti a risalire, a Genova, all’automobile.

“Mi complimento con il personale del Nucleo investigativo - ha detto il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Fabio Rizzo -: in maniera indefessa hanno svolto un lavoro con grande professionalità, di cui io sono orgoglioso”.
 

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