10 febbraio 2010 - Ravenna, Società

Avatar, un mese per battere ogni record

Il kolossal di Cameron campione di incassi anche in città. Oltre 30mila ravennati hanno visto il film

Numeri da capogiro, quelli raccolti da Avatar. In Italia, nei suoi primi 25 giorni di programmazione, il film ha incassato oltre 49milioni di euro, contando più di 5milioni di spettatori nelle sale. A Ravenna sono stati in 22.517, fino a lunedì, ad aver visto la pellicola in 3D (quasi mille persone al giorno) mentre per la visione in 2D sono stati staccati quasi 10mila tagliandi (5.284 al CinemaCity, 2.500 all'Astoria). Anche in città Avatar, che rimarrà nelle nostre sale almeno fino alla fine di febbraio, diventa così il più grande successo di pubblico e di incassi della storia, polverizzando i risultati ottenuti 12 anni fa da Titanic, sempre di James Cameron.

C’è chi lo ha definito un surrogato melenso di banalità e stereotipi, chi lo ha invece letto come metafora del genocidio americano, chi ancora ha riconosciuto come l’enorme potenza tecnologica non sia fredda e fine a se stessa ma venga messa al servizio delle emozioni. Tutte interpretazioni lecite che non devono però far dimenticare la sostanza: Avatar è un film epocale e come tale va trattato.

Realizzato in 3D e girato con due telecamere che riprendevano la stessa scena, una per l’occhio destro e una per quello sinistro, Avatar è un film che rivoluziona la visione. Lo spettatore diventa ciò che vede, viene come cullato dalle immagini e si sente parte integrante della vicenda. Il 55enne regista canadese ha stipulato un patto con il suo pubblico che, per quanto possa rifiutare la storia, non può fare a meno di immergersi in essa. James Cameron sa come colpire lo spettatore, sia che si tratti di azione pura (Aliens, Terminator), riflessioni sulla condizione umana (The Abyss) o sentimenti (Titanic) e anche nel suo ultimo film non lesina su azione, riflessione, emozioni.

Pandora, l’Eden perduto
La scoperta di Pandora – il pianeta in cui si svolge la storia, interamente ricostruito dalla computer grafica– con il confronto tra culture differenti è il momento più intenso del film. Un viaggio in un mondo complesso e ricco di fascino, dove tutto è connesso e regolato da princìpi naturali. Visivamente sembra un aggiornamento di Fantasia, il film d’animazione targato Disney del 1940, dove i cartoon si fondevano con la natura a ritmo di musica. Qui siamo nel 2154, la natura è sempre protagonista e là dove c’erano Bach e Stravinskij, ora troviamo un grande insieme di elementi ritmici acustici ed elettronici, con cantanti che eseguono brani nel dialetto degli alieni Na'Vi.

La Storia si ripete
Avatar è l’esempio più radicale della necessità di fare i conti con la coscienza, il passato e il presente del genere umano. L’invasione dei soldati, nel film, sintetizza le lotte cruente e micidiali che hanno segnato la storia dell’uomo, volta alla conquista, al potere e alla distruzione. Pandora mostra però come il diverso, tanto temuto, combattuto e allontanato per difendere ciò che possediamo, non sia sempre quel mostro da eliminare. Di recente lo avevano già rivelato bene il cinema, attraverso l’animazione (il godibilissimo Planet 51, dove l’astronauta umano è in realtà l’alieno in un altro mondo) e la televisione, che in America funziona e riflette sul tempo in cui viviamo con autentico coraggio e molta più inventiva rispetto alle omologate fiction di casa nostra (True Blood, in cui si teorizza una possibile convivenza tra umani e vampiri, con questi ultimi disposti a rispettare le regole sulla Terra ma impossibilitati all’integrazione dalla paura e dalla violenza primitiva degli uomini).

Una nuova Odissea
Avatar riesce ad essere un’opera classica (il bene e il male sono definiti, la storia è lineare, quasi un archetipo), ma anche originale, con un mondo e una cultura nuovi e dettagliati, in un epoca in cui i campioni d’incasso al botteghino (Twilight, Transformers, Star Trek) si limitano a offrire lo stretto necessario di informazioni, anteponendo l’azione alla profondità. Se vedendo il film vengono in mente pellicole come Guerre Stellari, Apocalypse Now o Il Signore degli Anelli, significa che Cameron è riuscito a racchiudere, in due ore e mezza, un così vasto immaginario cinematografico che merita rispetto e ammirazione. C’è anche chi può scegliere di non salire sul treno della visione e rifiutare il film. Ma anche 2001 Odissea nello Spazio, ai tempi, non fu apprezzato. Cameron, con quarant’anni di storia e di tecnologia in più, ha realizzato un film altrettanto rivoluzionario e mantiene coerente la sua visione del mondo, che non è poi così distante da quella di Stanley Kubrick. Epico, ecologista, brutale, antimilitarista sono aggettivi che non bastano per racchiudere tutto quello che è Avatar: un film epocale, quindi imperdibile.

Avatar ha ricevuto nove nomination all’Oscar: miglior film, miglior regia, miglior scenografia, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior colonna sonora, miglior sonoro, miglior mixaggio audio, migliori effetti speciali. In quest’ultima categoria c’è anche un po’ di Italia e di Romagna. Il ravennate Giuseppe Tagliavini, esperto di computer grafica che da anni si divide tra Londra e la Nuova Zelanda, è stato infatti uno dei realizzatori degli effetti visivi di alcune sequenze topiche del film e il 7 marzo, durante la notte degli Oscar, tiferemo anche per lui.

Matteo Papi

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