"Coinvolgere gli imprenditori per il servizio 'C'entro in bici'"

Ancisi (LpRa): "Ora pagano i contribuenti, con scarso beneficio per loro e per la collettività"
9 Marzo 2010 |  Ravenna | Politica |

Il consigliere comunale Alvaro Ancisi torna a parlare del servizo pubblico "C'entro in bici": "Si sarebbe dovuto offrire ai turisti e ai residenti l’uso gratuito, rispettivamente, di 40 biciclette gialle e 140 rosse, dislocate su 35 rastrelliere in vari punti strategici della città".

"Fu assunto dal Comune di Ravenna nel gennaio del 2003. All’origine, il servizio costò 55 mila euro, cui se ne aggiunsero 24.000 nel 2006 per la rimessa in pristino delle biciclette a seguito di furti e gravi danneggiamenti. Ad ottobre 2006, fu attivata una convenzione con un consorzio cooperativo sociale, al costo di 25.920 euro l’anno, per il controllo giornaliero del corretto uso e stato delle biciclette e per la rapida riparazione di quelle danneggiate con materiali a carico della cooperativa. Dunque, fino a tutto il 2008, il servizio è costato alla comunità ravennate oltre 140 mila euro. Lista per Ravenna, con indagini rigorose, sopralluoghi e raid fotografici, ha però più volte dimostrato, fin dal gennaio 2006 (quando provocò la prima crisi del servizio, che fu sospeso fino ad ottobre), come, nella realtà, il servizio sia stato sempre notevolmente inefficiente, oltre che eccessivamente dispendioso, e di fatto incontrollato. Risalgono a dicembre 2008 e a gennaio 2009 i nostri dossier che hanno documentato la malagestione del servizio. In particolare, nella notte del 12 gennaio, la task force territoriale dei giovani di Lista per Ravenna riuscì a rilevare la presenza solamente di 112 biciclette su 180 nominalmente in servizio, di cui molte mancanti di pezzi o malridotte o forate o comunque inutilizzabili".

"L’impossibilità, con l’arrivo della stagione turistica 2009, di rimettere in sesto decentemente il servizio ha fatto sì che la Giunta comunale alzasse bandiera bianca, proponendo e facendo approvare dal Consiglio comunale il 5 maggio una riorganizzazione radicale, con nuove linee guida e nuovo regolamento, del progetto. Delle 180 biciclette comprate o rimesse in pristino nel 2006, si sarebbe ripartiti con appena 40, comprandone altre 100 nuove. Si sarebbero dunque ridotte a 140 quelle in servizio, da dislocare in città secondo una nuova planimetria da definire tra i servizi interessati (mobilità, viabilità, turismo…). Sarebbero state sostituite tutte le chiavi con relativi cilindri e spinotti, al fine di annullare l’attuale anagrafe degli utenti costituendone una nuova. Le chiavi sarebbero state distribuite ai residenti che, versando in deposito 6 euro, avrebbero dovuto richiederle all’Ufficio Relazioni col Pubblico del Comune. Il piano finanziario della nuova organizzazione è di 35.000 euro per quattro anni, dunque di 140.000 euro, che andranno tutti al consorzio cooperativo gestore, incaricato di dar corso al progetto in ogni sua parte. Praticamente, raddoppia la spesa fin qui sostenuta dal Comune. Salta all’occhio il costo di ogni nuova bicicletta, stimato in 400 euro. Viene calcolata in quattro anni la durata media di una bicicletta, cosicché ogni quadriennio se ne dovranno comprare delle nuove".

"A distanza di quasi un anno, il nuovo sistema non è stato però avviato, restando la situazione com’era, impresentabile e incontrollata. Finalmente, il 1° marzo scorso, senza alcuna giustificazione, come se fosse perfettamente normale, il Comune dà la notizia della sospensione dell’utilizzo delle vecchie biciclette rosse (quelle in uso ai cittadini, giacché quelle gialle in uso ai turisti hanno comportato minori problemi), in vista del ripristino del servizio entro il mese, con le previste modifiche nella dislocazione delle rastrelliere. Si fa invito ai cittadini interessati a rivolgersi all’URP, per sapere come chiedere la nuova chiave pagando i 6 euro. Dunque, il 5 maggio non è stato infausto solamente per Napoleone, con la differenza che, per il servizio biciclette del Comune di Ravenna, “il mortal sospiro”, pur “siccome immobile”, è stato ritardato di un anno. Un caso di accanimento terapeutico da primato. Eppure, il Comune di Ravenna si è sempre avvalso e si avvale di questo servizio per acquisire punti preziosi nelle varie graduatorie nazionali dei capoluoghi di provincia più ecologici, tra cui, in particolare, quella sulla “Mobilità sostenibile”, di cui farsi vanto. Caso esemplare della distanza abissale che separa l’efficienza dei servizi comunali da quella autocelebrata".

"Se può interessare, Lista per Ravenna non ha solo fatta opposizione a tanto spreco e inettitudine, ma anche avanzato la seguente proposta alternativa: visto che, comunque, chi paga tutto sono i contribuenti ravennati, con scarso beneficio per loro e per la collettività, sarebbe meglio organizzare un servizio finanziato solo parzialmente dal Comune, applicando una tariffa modesta a carico degli utenti. Si potrebbe così coinvolgere e responsabilizzare nelle spese d’investimento e di gestione alcuni imprenditori ravennati, anche piccoli, i quali saprebbero bene controllare che tutto funzioni a puntino e porre a carico dei responsabili i danni e i furti delle biciclette. Forse potrebbe funzionare".

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