Verdone mattatore all'Alighieri
Archiviata con successo la prima edizione del Premio Giustiniano, che ha visto premiato Carlo Verdone (nel filmato alcuni momenti della conferenza stampa del pomeriggio). Nessuna atmosfera da villaggio turistico sul palco dell’Alighieri, come era stato paventato, al massimo qualche concessione a un’aria da “strapaese” di longanesiana memoria (erano necessari gli interventi di tutti i notabili cittadini?). Per il resto, la serata all’Alighieri è trascorsa via lieve, con l’attore e regista romano che si è concesso al pubblico raccontando del suo rapporto con il cinema, con la famiglia (il padre, Mario Verdone, è stato direttore del Centro sperimentale di cinematografia con Roberto Rossellini), con le malattie (è un noto ipocondriaco), con la musica e con figure mitiche di una Roma che non c’è più come Alberto Sordi e la Sora Lella.
Il rapporto con Sordi
Più volte indicato come l’erede di Sordi, Verdone ha preso nettamente le distanze. “L’ho conosciuto bene e non credo di avere molto in comune con lui. I nostri caratteri sono completamente diversi, in lui prevaleva un simpatico cinismo, in me un fattore malinconico. E la sua casa, la più bella di Roma, era sempre buia, con le serrande abbassate”. Pochissimi hanno avuto il privilegio di vederla, quella casa, e fra questi c’è stato Verdone, che ha raccontato, con senso dell’umorismo pirandelliano, aneddoti sulla solitudine di Albertone, che condivideva una villa enorme, piena di capolavori artistici, solo con l’anziana collaboratrice domestica.
Verdone e la Romagna
Surreale il primo incontro di Carlo con la Romagna. “Al matrimonio di una mia cugina con un cittadino di Forlì, mi ritrovai a fare una visita guidata della cantina di suo suocero, che per tutto il tempo mi ha parlato in un dialetto incomprensibile. Dicevo sempre di sì, e l’unica cosa che ha capito, alla fine, è che mi sarebbe venuto a trovare a Roma”.
Verdone e la musica
Se il cinema è il lavoro, la musica è la passione. L’attore e regista romano ha confessato di avere la casa piena di cimeli dei più grandi artisti mondiali, da David Gilmour - “abbiamo fatto una vacanza insieme e scoperto di avere amici in comune” - a Jimi Hendrix - “ebbi la fortuna di intervistare qualche anno fa la sorella e il padre” - e John Lennon, solo per citarne alcuni. Di buon grado, al termine della serata, ha dato prova di sè come batterista.
Sindaco ad honorem
Se Alberto Sordi era stato, su invito dell’allora primo cittadino Francesco Rutelli, sindaco per un giorno di Roma, Fabrizio Matteucci ha voluto che Verdone fosse sindaco di Ravenna per qualche minuto. La serata all’Alighieri si è chiusa così, con Carlo Verdone sul palco con indosso la fascia tricolore.
Il Premio Giustiniano all’arte e alla cultura è stato organizzato dalle associazioni Byron e Amare Ravenna. La serata è stata presentata da Daniele Perini e Patrizia Deitos. Ospiti Gianfranco Angelucci (giornalista e sceneggiatore di Federico Fellini), Barbara Cola (cantante), Franco Fussi (foniatra) e Simone Ortolani (giornalista e ideatore del premio).
Vania Rivalta
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