22 gennaio 2015 - Ravenna, Cronaca, Politica

Accordo tra Comune ed Eni, "La città del metano diventi una città sostenibile"

L’Associazione Ecologisti Democratici solleva “tre questioni essenziali affinché si operi nella direzione della salvaguardia ambientale”

“Apprendiamo dagli organi di informazione della nuova proposta di accordo tra il Comune di Ravenna e l’ENI sulle compensazioni legate alle estrazioni di gas metano nel nostro territorio”, esordisce così l’Associazione Ecologisti Democratici a commento di quanto avvenuto nei giorni scorsi. “Prendiamo atto innanzitutto che si tratta di un aggiornamento di accordi precedenti relativi ad autorizzazioni estrattive già da tempo in essere – spiega Marco Turchetti, coordinatore provinciale dell'Associazione -  e non riteniamo utile intervenire sugli aspetti specifici dell’accordo che verranno esaminati dettagliatamente dai competenti organi del Comune di Ravenna.

Vogliamo però cogliere questa occasione per ribadire con forza tre aspetti che consideriamo essenziali affinché tali accordi operino nella direzione della sostenibilità ambientale e di uno sviluppo economico e sociale più innovativo e avanzato:

  1.  Ravenna deve trasformarsi, certo gradualmente, dalla “città del metano“ alla “città delle energie rinnovabili e pulite”. E’ questa una esigenza globale e locale sia perché il metano nelle nostre aree si sta progressivamente esaurendo, sia perché ormai le energie rinnovabili sono le energie dell’oggi e soprattutto del futuro. L’area ravennate si è caratterizzata in questi anni come uno dei territori regionali e nazionali che più ha investito sulle rinnovabili e in particolare sul fotovoltaico, ma moltissimo c’è ancora da fare in ogni campo (dalle abitazioni ai trasporti) specie oggi che le rinnovabili stanno diventando sempre più convenienti e tecnologicamente innovative e in grado di produrre qualificati e numerosi posti di lavoro. Dunque su questo occorre investire di più nei prossimi anni utilizzando risorse locali, nazionali, europee ma anche entrate straordinarie come possono essere queste compensazioni.
  2.  Le risorse compensative a fronte di attività industriali o estrattive debbono essere utilizzate prioritariamente a favore di interventi di prevenzione per la messa in sicurezza del territorio (subsidenza, erosione, dissesto idrogeologico, sicurezza idraulica ecc), la prevenzione dei grandi rischi particolarmente gravi in un’epoca di marcati cambiamenti climatici e inoltre a favore dell’ambiente (conservazione, valorizzazione e risanamento). Questo perché le risorse pubbliche per questi obiettivi non sono mai sufficienti, ma anche perché è concettualmente corretto che la compensazione rispetto a interventi che hanno un impatto sul territorio e che producono comunque grandi volumi di CO2 siano utilizzate per migliorare la sostenibilità e la qualità ambientale del nostro sviluppo”.
  3.  Occorre chiedere con forza come Enti Locali e Regioni al Governo nazionale di istituire o individuare un organismo tecnico (nazionale o transnazionale) di elevata competenza scientifica e di indiscutibile obiettività e terzietà che promuova e coordini un sistema unitario, permanente ed efficace di monitoraggio degli effetti delle attività estrattive a terra e a mare sui territori di tutto il Paese al fine di assicurare trasparenza nei confronti dei cittadini e degli EELL e di consentire tempestivi interventi attivi e passivi in caso di eventuali criticità o di andamenti insoddisfacenti".

 

 

 

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