3 aprile 2015 - Ravenna, Cronaca

Alessandro Fabbri e '1992', l'anno che cambiò l'Italia

Lo scrittore ravennate ha firmato la sceneggiatura della fortunata serie Sky. Tra i protagonisti Stefano Accorsi

Per lui il 1992 è stato l’anno in cui ha iniziato a frequentare il liceo classico. Trentasei anni, ravennate, già scrittore e vincitore di un premio Campiello, Alessandro Fabbri è tra gli sceneggiatori della nuova serie televisiva ‘1992’, trasmessa ogni martedì sera dalla fine di marzo su Sky. Dieci puntate coprodotte con La7 e Wildside che raccontano un anno cruciale per l’Italia, sullo sfondo dell’inchiesta Mani Pulite e delle vicende che legano i personaggi interpretati, tra gli altri, da Stefano Accorsi, Tea Falco, Miriam Leone e Alessandro Roja

A firmare la serie, che nella prima puntata ha tenuto incollati al televisore oltre 700mila italiani, è proprio Alessandro Fabbri, insieme ai colleghi Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo.

 

Da Ravenna a Roma lungo un percorso costellato di successi, come sei arrivato a diventare sceneggiatore?

Dopo il liceo classico ho studiato Giurisprudenza a Bologna. Mentre facevo l’università ho pubblicato il mio primo romanzo ‘Mosche a Hollywood’, dal quale poi è stato realizzato un film: la mia prima esperienza da sceneggiatore è stata proprio la trasposizione cinematografica del libro. Dopo la laurea ho lavorato per un po’ in uno studio legale ma poi ho deciso di rischiare e di mollare tutto e mi sono trasferito a Roma. Mi ero dato una ‘scadenza’ ma appena sono arrivato ho fatto un corso per sceneggiatore alla Rai e mentre lo frequentavo sono riuscito ad ottenere i primi lavori, insieme a Ludovica e Stefano, con cui continuo a collaborare. A quel punto ho deciso di restare.

 

 ‘1992’ nasce da un’idea di Stefano Accorsi, che nella serie interpreta anche la parte del pubblicitario Leonardo Notte. Come vi ha contattato?

Accorsi ha contattato il nostro produttore Lorenzo Mieli di Wildside, poi la produzione ha parlato con noi chiedendoci di raccontare gli ultimi venti anni dell’Italia, dal muro di Berlino ai giorni nostri. Confrontandoci abbiamo capito che per dare un passo moderno alla storia, senza fare un ‘bignamino’, sarebbe stato necessario focalizzarci su un anno che, secondo noi, è stato l’inizio di una rivoluzione. Nell’arco di tre anni, 1992, 1993 e 1994, è finita un’epoca e ne è iniziata un’altra. Volevamo raccontare quell’anno, Mani Pulite è uno sfondo che a volte arriva in primo piano ma abbiamo cercato di soffermarci soprattutto sugli obiettivi personali dei protagonisti.

 

Come nasce una sceneggiatura?

Abbiamo pensato a lungo a come affrontare questo racconto, non c’erano molti modelli da seguire, c'erano tanti film biografici con un personaggio storico al centro del racconto ma noi cercavamo qualcosa di diverso, così abbiamo creato dei personaggi di fantasia facendoli agire su uno sfondo storico. ‘1992’ è un romanzo storico, un affresco, siamo tutti e tre grandi fan delle serie televisive come Man Men, House of Cards o Boss. Il sogno sarebbe quello di completare questo lungo racconto con una trilogia.

 

E i personaggi?

Abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca a largo raggio. Abbiamo consultato libri, testi e documentari, abbiamo letto i giornali dell’epoca soffermandoci non solo sulle notizie di cronaca ma anche su quelle di costume, per capire quali erano le mode di quei mesi, quali trasmissioni tv erano in voga. Poi abbiamo parlato con tanti protagonisti di quegli anni, dai magistrati ai politici, indagati, inquisiti o arrestati, personaggi della televisione, giornalisti che scrivevano su Mani Pulite, raccogliendo la loro esperienza umana e di vita. Volevamo raccontare un’atmosfera, cogliere lo spirito di quell’anno 'di terremoto'.

 

Nel 2010 hai pubblicato un libro, ‘Il re dell’ultima spiaggia’ (Bompiani), ambientato nella tua città d’origine. Qual è il tuo legame con Ravenna oggi?

Non riesco a tornare molto spesso ma mi manca, il mare in primis, e poi naturalmente la mia famiglia e i vecchi amici. Torno sempre volentieri.

 

Per molti il tuo mestiere è un sogno irragiungibile, cosa consiglieresti ad un giovane?

Prima di tutto di venire a Roma, ‘la scena’ è qui. Poi non c’è una ricetta per arrivare a diventare sceneggiatore, se fai questa domanda a dieci sceneggiatori ti risponderanno in dieci modi diversi, c’è chi viene dalla narrativa come me, chi faceva il giornalista, chi si è fatto stimare da qualche insegnante e ha iniziato a lavorare. Il consiglio è quello di venire qui, avere tenacia e continuare a scrivere: le belle idee sono sempre rare, se uno riesce a produrne prima o poi qualcuno se ne accorge.

 

Valentina Viola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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