24 settembre 2015 - Ravenna, Cronaca

Ravenna non dimentica la tragedia del Paguro

Nel 1965 la piattaforma prese fuoco e si inabissò, tre le vittime

"Ci sono date ed avvenimenti  che segnano la vita delle persone e di  una comunità - rileva in una nota il sindaco Fabrizio Matteucci -.  

IL  28 settembre 1965  a Ravenna si consumò la tragedia del Paguro. 

Io avevo 8 anni, andai con mio padre in spiaggia alla sera, ricordo quelle fiamme spaventose come se fosse adesso. 

Tutto accadde durante i lavori di perforazione.  Acqua e gas invasero  la piattaforma.

Era  notte fonda e le condizioni del mare erano  proibitive. Le 38 persone dell'equipaggio abbandonarono  la struttura. 35  furono tratte in salvo  dai mezzi di soccorso.

Tre purtroppo persero  la vita.

La piattaforma venne  avvolta dalle fiamme e il giorno dopo si inabissò  nel cratere formato nel fondale dal gas.

Da allora sono passati cinquant'anni, ma la memoria di quello che avvenne quella notte  è sempre viva.

Sabato 26 settembre  renderemo  omaggio, con una cerimonia, alle vittime di quella tragedia sul lavoro. Voglio ricordarle  una per una:  il geologo Arturo Biagini, l'elettricista Bernardo Gervasoni e l'operaio Pietro Perri.

Da  quel lontano 1965 il Paguro ha iniziato la sua metamorfosi e quello che resta di quella struttura martoriata dalle fiamme,  piano,  piano è tornato a  nuova vita.

Oggi il Paguro non è solo un  monumento in fondo al mare che ci ricorda quella tragedia, ma è diventato oggetto di studio e di interesse scientifico per chi ama sondare i fondali marini.

Sono migliaia, ogni anno, le immersioni rese possibili dalle decine di volontari  dell'Associazione Paguro che gratuitamente accompagnano i sub.

Sul Paguro sono stati realizzati decine di concorsi foto-video subacquei, libri fotografici, testi scientifici, tre tesi di laurea, vari progetti di ripopolamento ittico di specie autotctone.

Il Paguro è  il primo ed unico progetto in Italia di barriera artificiale costruita riutilizzando le parti sommerse di sei piattaforme Eni dismesse e demolite.

Il relitto del Paguro  è  il  simbolo del coraggio e della forza  dei ravennati che hanno saputo, dopo  quella tragedia,  trovare la spinta per fare qualcosa di nuovo e di importante per la nostra comunità.

Oggi quel relitto è qualcosa di vivo, è il simbolo del fortissimo legame di Ravenna con il mare, è un pezzo di storia della nostra città.

Il merito va tutto all'Associazione Paguro che si è impegnata con tenacia e passione in questo percorso di rinascita.

Ringrazio  il Presidente  Giovanni Fucci e  i volontari dell'Associazione: grazie di cuore, a nome di tutti i  ravennati".

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