25 novembre 2015 - Ravenna, Cronaca

Stop alla legionella, successo per l’esperimento che ne controlla la diffusione

Esperimento-pilota al Maria Cecilia Hospital

“La possibilità di contenere il rischio da Legionella minimizzando i casi di malattia è legata alla corretta progettazione delle reti idriche e all’adozione di un efficace sistema di disinfezione”.

E’ questo uno dei temi affrontati durante la giornata di studi promossa dall’AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata) dell’Emilia Romagna, lo scorso 12 novembre a Bologna, nel convegno dal titolo “Prevenzione e controllo della Legionellosi nelle strutture ospedaliere”.

 

Tra i partecipanti dell’incontro, l’Ingegner Tiziana Pellati di GVM Engineering, società di GVM Care & Research, autrice della relazione incentrata sull’esperienza, ancora in progress, dell’utilizzo di un disinfettante a base di perossido d’idrogeno e sali d’argento (il WTP 828) al Maria Cecilia Hospital, ospedale di Alta Specialità di GVM Care & Research.

 

 “Il progetto di ricerca e sperimentazione – spiega l’Ingegner Pellati –  del quale al convegno AIOP abbiamo presentato una piccola sintesi in attesa della pubblicazione scientifica conclusiva prevista per il mese di settembre 2016, è nato da un percorso di studio (multidisciplinare) dell’impiantistica rivolto a prevenire e controllare il batterio della Legionella all’interno delle reti idriche che alimentano gli ospedali GVM utilizzando il WTP 828, un disinfettante a base di perossido d’idrogeno e sali d’argento. Maria Cecilia Hospital è stata scelta quale struttura-pilota sulla base delle caratteristiche architettoniche del complesso: si estende su una superficie di 26mila metri quadrati ed è articolato in tre edifici, ognuno dei quali servito ad hoc da una centrale per l’erogazione dell’acqua calda ad uso sanitario.

Dal sistema di disinfezione utilizzato ormai più di tre anni fa, sono infatti emerse alcune problematiche legate alla gestione del disinfettante e alla contaminazione da microrganismi. Le verifiche approntate sotto il profilo chimico e microbiologico, evidenziarono che le clorazioni e le iperclorazioni della rete idrica, pur ammesse metodologicamente dalla normativa, impattavano negativamente sulle tubazioni dimostrandosi molto corrosive: ciò comportava il rilascio in circolo di sostanze di risulta potenzialmente nocive alla salute. Grazie all’innovazione tecnologica di cui oggi disponiamo – WTP 828 incluso - le obsolete metodiche di clorazione-iperclorazione degli acquedotti rappresentano ormai un lontano ricordo, al pari dei sottoprodotti generati (accidentalmente) e che abbinati a fattori organici ed inorganici possono rendere l’acqua non potabile”.

 

“Per una serie di motivi, siamo passati dalle clorazioni degli impianti con problemi gestionali - in pratica i tubi ferro zincati non più nuovi cedevano, creando dispersione idrica (una perdita in termini economici piuttosto gravosa) - all’esame dei fattori di mantenimento e controllo della contaminazione impiegando, tra tutti i disinfettanti ammessi dall’elenco della delibera regionale del 2008, un prodotto definito “debole”, poiché non corrodeva il rivestimento delle condotte. Prodotto che alla prova dei fatti riesce a contenere, in modo molto efficace, la proliferazione di Legionella: il perossido d’idrogeno e argento possiede un effetto mirato sul batterio responsabile di un’infezione (la Malattia del Legionario) a carico dell’apparato respiratorio insieme ad altri patogeni, tra cui la Pseudomonas aeruginosa. La sperimentazione del disinfettante a Maria Cecilia Hospital è stata doppiamente positiva: contaminazione batterica sotto controllo e requisiti di potabilità mantenuti nelle reti idriche non aggredite e danneggiate dalle concentrazioni di perossido”.

 

Ma come avviene l’immissione del disinfettante nella rete idrica?  “La somministrazione del disinfettante segue un po’ la posologia dell’antibiotico: avviene gradualmente in tutte e tre le centrali ed è proporzionata al volume dell’acqua destinata ai tre edifici. E’ inoltre modulata sul riscontro dei risultati ottenuti dal campionamento microbiologico mensile. L’obiettivo è quello di non sottovalutare mai la resistenza del batterio nell’acqua”.

 

“Nessuna alterazione della gradevolezza e della trasparenza. Il biossido di cloro stabilizzato, ad esempio, una volta immesso nell’acqua può alterarla cromaticamente. Il colore rosso o arancione è dovuto alla corrosione delle tubature. Con il perossido d’idrogeno e argento l’inconveniente non si è verificato. L’acqua è trasparente, chimicamente e microbiologicamente a posto”.

 

 “Il progetto di ricerca e sperimentazione – conclude l’ingegner Pellati – è frutto della partecipazione finanziaria di più soggetti imprenditoriali e non: GVM Care & Research (GVM Engineering) per la parte di progettazione impiantistica; il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BigeA) dell’Università di Bologna per l’analisi dei campioni prelevati, nonché le varie modulazioni delle concentrazioni di disinfettante nell’acqua e l’elaborazione statistica dei dati; Water Team, azienda cesenate, per la produzione del disinfettante e la validazione delle metodologie adottate; Eta Beta, azienda forlivese, per l’avviamento-gestione degli impianti e il supporto meccanico-idraulico nelle fasi operative e di modifica dei punti d’inserimento del perossido”. 

 

 

 

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