11 gennaio 2016 - Ravenna, Cronaca

Blocco attività offshore, “A Ravenna posti di lavoro a rischio”

L’allarme lanciato dal chairman Roca Franco Nanni. Il vicesindaco: "troppo incerta la difesa"

“L'attività delle aziende operanti nell'offshore petrolifero è stato fin dagli anni 70 di primaria importanza per l'economia di Ravenna. L'attività delle aziende ravennati, sempre più specializzate e tecnologicamente all'avanguardia, si è indirizzata anche all'estero con ottimi risultati”, a spiegarlo è Franco Nanni, chairman ROCA, che continua:  “Nel 1993 si è organizzato il primo OMC che si svolge ogni due anni, sempre con maggiore successo, offendo una vetrina di Ravenna come principale polo dell'oil and gas in Italia ed in Mediterraneo. Il settore già da un anno ha iniziato una rapida recessione dovuta al basso prezzo del petrolio che ha rallentato gli investimenti delle compagnie petrolifere e di conseguenza del lavoro ai contrattisti. Ultimamente si è scatenata una assurda campagna contro le perforazioni in Italia, nonostante il gas prodotto dia un apporto positivo al bilancio nazionale. Il Governo ha introdotto nella legge di stabilità il divieto di produzione in Adriatico entro le 12 miglia.
Questa recente delibera praticamente paralizzerà l'attività in Adriatico (lato Italia) penalizzando  pesantemente il settore offshore, come già detto, in crisi per la mancanza di nuovi investimenti per il basso prezzo del petrolio. Gli operatori del settore si troveranno martedì 12 gennaio alle ore 11 presso la Sala Verde della CCIAA di Ravenna per analizzare la situazione ed esaminare le iniziative da intraprendere per fronteggiare la situazione causata soprattutto dalla recente legge di stabilità che le blocca le attività offshore entro le 12 miglia. Tale blocco penalizzerà pesantemente le aziende che operano nel settore offshore e la città di Ravenna in quanto migliaia di posti di lavoro saranno a rischio. Quando tutte le Nazioni cercano sempre più autonomia energetica, l'Italia va contro ogni logica come tale divieto non trova una logica scientifica. La produzione in Adriatico non porta rischio inquinamento perché in Adriatico c'è principalmente gas. È dimostrato che non ci sia rischio subsidenza. Il divieto di produzione porterà solamente aumento di importazioni e quindi uscite di denaro e per Ravenna porterà crisi e perdita di posti di lavoro. Per tali motivi ROCA, Associazione che raggruppa gli operatore offshore, e che nel 1993 assieme alla Camera di Commercio ha ideato ed organizzato OMC, organizza l'incontro per esaminare le serie conseguenze dell'attuale situazione”.

 

"Sono pienamente d'accordo - dichiara il vicesindaco Giannantonio Mingozzi - con Franco Nanni, coordinatore delle aziende off shore di Ravenna, quando afferma che il settore sta rischiando il blocco totale delle attività e una penalizzazione pesantissima sul fronte occupazionale; stiamo parlando di una serie di imprese determinanti per l'andamento dell'economia ravennate e, al di là delle posizioni assunte dalla Regione, che ha detto no al referendum, e dalle istituzioni locali d'accordo nel sostenere un insieme tecnologicamente molto avanzato, c'è da registrare però troppa tiepidezza nel chiedere al governo Renzi di adottare misure più decise. Anche in Comune abbiamo il dovere di accelerare e approvare finalmente la convenzione con Eni che da troppo tempo è ferma in Commissione impedendo così di dare avvio a quella sperimentazione circa la reiniezione di acqua nell'attività di Angela Angelina. Se impediamo miglioramenti nella ricerca scientifica e il mantenimento integrale del polo estrattivo, con la relativa situazione occupazionale, non andiamo incontro alle esigenze di sviluppo che garantiscono lavoro a più di 3000 dipendenti. Questa eccellenza ravennate deve trovare nel governo maggiore attenzione e gli operatori del settore, che domani si ritroveranno in una riunione alla Camera di Commercio, debbono sentire molto più attiva la solidarietà delle istituzioni e del mondo politico. Mi auguro almeno che gli si possa dire che siamo al termine di una lunga discussione sull'accordo sperimentale tra Eni, Comune e Regione e che faremo di tutto perché non si paralizzi l'attività in Adriatico impedendo nuovi investimenti e, soprattutto, consentendo ai paesi dell'altra sponda dell'Adriatico di sostituire l'Italia nell'emungimento delle risorse".

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