15 aprile 2016 - Ravenna, Cronaca

Cinquant’anni di Romagna Acque, Matteucci: “Un’anomalia positiva”

L’intervento alla sala d’Attorre

“Oggi siamo qui per celebrare  un anniversario molto importante per la nostra comunità,  il mezzo secolo di vita di Romagna Acque e per  progettare il futuro”, a spiegarlo è il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci in occasione dell'incontro pubblico alla Sala D'Attorre di Casa Melandri, per celebrare il cinquantesimo di Romagna Acque.

 

Ecco il testo integrale dell’intervento

 

“Cinquant'anni fa l'approvvigionamento idrico era uno dei problemi più seri del nostro territorio –continua Matteucci -. Quando io ero bambino gli adulti dicevano: a Ravenna i morti galleggiano sull'acqua, i vivi  fanno la sete.

Con una scelta che nel tempo si è rivelata saggia e lungimirante, venne fondato il Consorzio acque e Romagna Acque-Società delle Fonti, che è l’erede di quel consorzio, è oggi una realtà all’avanguardia, sviluppata nella logica dell’area vasta.

Oggi siamo qui per ricordare l’evoluzione di quel percorso iniziato, appunto, 50 anni fa,  quando si cominciò a pensare alla soluzione del problema idropotabile in Romagna fuori da schemi di campanile.

Gli enti locali delle tre province romagnole, dopo gli anni per certi versi pionieristici della costruzione della diga, hanno superato definitivamente frammentazioni e particolarismi, e dato avvio negli anni 2003-2004 al progetto “Società delle Fonti”, con l'obiettivo di mettere concretamente a sistema, su scala romagnola, tutte le risorse idriche disponibili in ciascun territorio provinciale.

Questa logica – grazie alle scelte lungimiranti degli amministratori dell’epoca e a quelle accorte e intelligenti di chi li ha seguiti – ha portato ad una realtà fra le più solide e strutturate che viene presa  ad esempio a livello nazionale.

La società grazie alle sue potenzialità tecniche, finanziarie e patrimoniali e al suo sistema di governance, ha un ruolo rilevante per lo sviluppo nel territorio di infrastrutture strategiche. In primo luogo l’acquedottistica, ma anche, e in maniera crescente, gli altri beni del ciclo idrico, oltre alle reti telematiche e agli impianti per la produzione energetica “pulita” da fonti rinnovabili.

Molto si è fatto in termini infrastrutturali, con la realizzazione dell’acquedotto della Romagna e poi con il progetto dell’unica “Società delle Fonti”.

L’inaugurazione del grande potabilizzatore della Standiana (NIP 2) di qualche mese fa ci fornisce una nuova straordinaria risorsa e segna una tappa fondamentale di questo percorso.

Un intervento “di sistema” per l’intera area romagnola, che ha reso disponibile una rilevante quantità di risorsa aggiuntiva (per almeno 20 milioni di metri cubi anno potenziali), diversificando le fonti di approvvigionamento, e consentendo ad una consistente parte del territorio prima dipendente esclusivamente da Ridracoli di disporre di una valida alternativa in caso di siccità o fuori servizio.

Se l’impianto non fosse stato in funzione, negli scorsi mesi avremmo toccato con mano, con significativi impatti su cittadini e imprese, cosa può significare un andamento autunnale siccitoso, che dobbiamo sempre più abituarci a non considerare “eccezionale”.

Il riproporsi ciclicamente di situazioni difficili legate anche ai cambiamenti climatici,  ci conferma che nulla è acquisito una volta per tutte, ma che occorre continuare a pianificare e investire, guardando allo scenario sul lungo periodo, come è previsto nel Piano Industriale della società.

Negli ultimi anni la risorsa acqua e il servizio idrico godono di un'attenzione rinnovata e per molti aspetti positiva.

Come Comune di Ravenna, in collaborazione con gli altri enti locali romagnoli,  siamo da tempo impegnati a perseguire un punto di equilibrio sempre più avanzato tra diverse esigenze, favorendo un pieno e compiuto controllo pubblico su questa risorsa fondamentale, ma garantendo allo stesso tempo un servizio efficiente e di qualità, in grado di assicurare i necessari investimenti.

In Romagna, la presenza di un'azienda come Romagna Acque-Società delle Fonti Spa - a totale capitale pubblico vincolato - rappresenta certamente un caso peculiare e che garantisce questo equilibrio. Esiste qui un' “anomalia” positiva dove la gestione della produzione all’ingrosso (oltre che la proprietà delle reti e impianti di acquedottistica primaria) è saldamente in mano pubblica, e garantisce anche per questo segmento “all’ingrosso” una gestione al tempo stesso efficiente e in grado di garantire investimenti.

L’acqua pubblica che funziona!

Da molti anni si perseguono  in modo sistematico gli obiettivi di integrazione industriale, accorpamento delle gestioni, ricerca di economie di scala, contenimento dei costi per rendere più efficiente il  sistema, e si è portato avanti anche su scala sovra provinciale, non solo perché imposto dalle norme che si sono via, via succedute, un processo di razionalizzazione.

La creazione di Hera, in un percorso progressivo e complementare alla costituzione della società delle fonti, ha superato frammentazioni gestionali e localismi, e ha consentito di sfruttare le dimensioni industriali per elevare la qualità e la sicurezza dei servizi e liberare risorse per realizzare importanti investimenti.

Io credo che su questo settore si possano immaginare ulteriori passi in avanti, che valorizzino le grandi potenzialità di Romagna Acque, senza retrocedere da percorsi industriali già fatti. Penso si possa sviluppare l' “anomalia” romagnola, senza sterili logiche di contrapposizione tra un soggetto e l’altro ma verificando ulteriori processi di efficientamento nella logica di un ruolo rafforzato per la società pubblica delle fonti, alla ricerca di ulteriori vantaggi per i cittadini anche in termini infrastrutturali e tariffari.

Stiamo lavorando per l'ulteriore evoluzione di Romagna Acque Società delle Fonti nell’unica società romagnola detentrice di (tutte le) reti idriche.

Questo percorso si porrebbe in una logica di completa razionalizzazione del sistema, e consentirebbe una riduzione del numero complessivo di società.

Il momento è propizio di un progetto di area vasta e dalla prospettiva strategica e di lungo periodo, in una visione complessiva di respiro romagnolo e regionale.

Un' ulteriore evoluzione del sistema che porti Romagna Acque Società delle Fonti, già proprietaria di tutte le reti e gestore delle fonti, a diventare anche il principale interlocutore nella programmazione e finanziamento degli investimenti dell’intero ciclo idrico, rafforzerebbe e potenzierebbe, con efficacia e concretezza, il significativo ruolo di un soggetto a controllo pubblico, senza indebolire una logica industriale efficace e coerente.

Occorre la consapevolezza che un percorso come quello che ho fin qui descritto, che presenta evidenti vantaggi di razionalizzazione del sistema, richiede l’impegno coerente e condiviso di una pluralità di soggetti e una forte volontà degli azionisti. Ma è anche necessaria la capacità di avere una visione di prospettiva da parte   di  ATERSIR  per individuare soluzioni adeguate di natura tariffaria che costituiscono un fattore importante per il successo del percorso.

Si tratta,  come ho detto,  di un percorso non semplice, anche tenendo conto che nei vari territori attualmente vi sono situazioni diversificate, ma stimolanti e di largo respiro, rispetto al quale la forte condivisione di tutti i principali soggetti istituzionali romagnoli è un ottimo presupposto per il successo del progetto, che necessita però anche del sostegno istituzionale della Regione”.

 

 

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