19 maggio 2016 - Ravenna, Cronaca

Sciopero scuola, domani il presidio davanti alla Prefettura

Ecco le motivazioni

Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal hanno proclamato lo sciopero nazionale generale della scuola per venerdì 20 maggio. Nel corso dell'assemblea provinciale, che ha avuto luogo lo scorso 16 maggio, le organizzazioni sindacali territoriali Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals hanno annunciato che lo sciopero sarà articolato con un presidio davanti alla prefettura in piazza del Popolo, a Ravenna a partire dalle ore 10. E' stato chiesto un incontro al Prefetto di Ravenna per spiegare le ragioni della protesta.
I punti salienti per i quali è stato proclamato lo sciopero, sono:
“Per il contratto non rinnovato da sette anni. La Corte costituzionale e una successiva pronuncia del Tribunale di Roma hanno sentenziato l’illegittimità di ulteriori rinvii. Per il personale amministrativo tecnico e ausiliario (Ata), ignorato dalla 107 ma oggetto di attenzioni inaccettabili dalle varie leggi di Stabilità che tagliano l’organico, riducono la possibilità di sostituire il personale assente, riversano sulle segreterie scolastiche profluvi di adempimenti che nulla hanno a che fare con la funzione istituzionale della scuola.
Per la scomparsa completa e definitiva del lavoro precario attraverso il riconoscimento pieno di chi ha maturato diritti all’impiego per aver prestato servizio per almeno 36 mesi (limite imposto dalla Corte
di Giustizia europea) da supplente e per aver acquisito titoli validi alla stabilizzazione. Per una valorizzazione della professione docente, centrata - diversamente da quanto prevede la legge 107 - sulla valutazione del lavoro collegiale e sull’impegno individuale, alleggerito dagli attuali eccessi burocratici - attraverso l’introduzione di meccanismi oggettivi di progressione della carriera da definirsi in ambito contrattuale. Il salario va ricondotto all’accordo fra le parti e sottratto all’arbitrio di un organo monocratico.
Per la libertà d’insegnamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione, incompatibili con la “chiamata diretta” dei docenti da parte del dirigente scolastico. Per i dirigenti scolastici. Non è più accettabile la sperequazione con la dirigenza pubblica, né il sovraccarico di incombenze e responsabilità cui fa riscontro un calo delle retribuzioni percepite. Per investimenti nell’istruzione che colmi il gap con la media degli investimenti dei paesi Ocse (5,9%) incrementandoli di un punto di Pil. Aspettiamo tutta la cittadinanza, le lavoratrici e i lavoratori, gli studenti in piazza del Popolo: l'unione fa la scuola”.

 

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