9 giugno 2010 - Ravenna, Cultura, Economia & Lavoro

Candiano, quale futuro?

Prende corpo il dibattito tra due fazioni: chi vorrebbe tombare e chi non rinuncerebbe mai al waterfront

Due fronti contrapposti, uno stesso tema: il Candiano e la riqualificazione della Darsena. Da una parte chi non vuole nemmeno pensare l’ipotesi di rinunciare al waterfront, dall’altra chi sostiene che il risanamento delle acque della parte finale del Candiano sarebbe troppo onerosa per la collettività, oltre che di scarsa utilità.

“Waterfront costoso e inutile”
Ad appoggiare quest’ultima ipotesi, e fare un proposta alternativa, è Saturno Carnoli attraverso il Google group “Candiano, domani?”, a cui tutti i cittadini interessati possono partecipare per proporre le loro riflessioni. Le prime stime - ancora non ufficiali - parlano di 80-90 milioni di euro necessari per bonificare le acque del Candiano. Se la parte finale del canale - dal cimitero fino alla testa - venisse tombata e trasformata in un grande parco urbano si spenderebbero, secondo i calcoli di Carnoli e del suo gruppo, 22-23 milioni. A questo risparmio si potrebbe aggiungere il fatto che una simile operazione renderebbe inutile il bypass del Candiano. “Si potrebbe realizzare un attraversamento a raso che costerebbe molto meno dei 300 milioni previsti”.
Un grande polmone verde nel cuore di un’area ex industriale, inoltre, conferirebbe molto più valore, secondo Carnoli, agli immobili che sorgeranno nelle adiacenze rispetto a uno specchio d’acqua che ora è fortemente inquinato, ma che anche in futuro, vista la mancanza di un ricambio naturale, dovrebbe subire numerosi interventi per essere mantenuto pulito. Le riqualificazione di water realizzate finora, infatti, hanno riguardato zone con l’affaccio diretto sul mare, non su un canale a 9 km di distanza. E i romantici che sognano di poter raggiungere il mare o la città con la propria imbarcazione non si rendono conto “che non è possibile attraversare un porto industriale quando e come si vuole”.
Viene, poi, l’aspetto ambientale. “In quel fondale ci sono tutti i veleni possibili. Come li sposteranno? La soluzione migliore è inertizzarli sul posto”. Togliendo le acque inquinate ci si troverebbe con un alveo di circa 8 metri di profondità che secondo Carnoli sarebbe un vero “tesoro” dal punto di vista urbanistico. “Scavando appena qualche centinaio di metri si potrebbe realizzare un sottopasso per attraversare la ferrovia. E, poi, potrebbe essere realizzato un parcheggio sotterraneo di grandi dimensioni e a bassissimo costo”.
L’ultimo “strato”, quello più superficiale, andrebbe colmato di terriccio e piantumato per essere trasformato in una grande area verde “a servizio del benessere di tutti i cittadini, con laghetti, piccoli canali, fiori, animali”.

La proposta verrà dibattuta domani sera, nell'incontro pubblico organizzato nell’aula magna del Liceo artistico Nervi, alle 20.30.

"Il waterfront è una ricchezza"
Sul fronte opposto c’è il Consorzio Nuova Darsena, che, ospite dello stand dell’Autorità portuale, proprio ieri ha presentato, all’Eire di Milano, un piano di riqualificazione che trae gran parte del suo valore proprio dall’affaccio diretto sull’acqua.
“Si tratta di un’opportunità unica - spiega il Consorzio - per la riqualificazione del territorio ravennate all’interno di un ambizioso progetto di sviluppo urbano che intende perseguire l’obiettivo di trasformare Ravenna in Capitale della Cultura, dell’Arte, del Turismo e della Nautica da diporto”.
Costituitosi nel 2004 sotto l’impulso di Confindustria Ravenna, il Consorzio  Nuova Darsena oggi raccoglie oltre l’80% dei proprietari delle aree ex produttive presenti nell’area.  

“Le aree di waterfront urbano, data la loro vicinanza al centro storico e al legame con l’acqua che collega la città di Ravenna al mare Adriatico, possiedono una straordinaria potenzialità, non solo in termini di valore economico e immobiliare, ma anche rispetto alla vivibilità e alla qualità della vita urbana. Inserita in un contesto non più periferico, ma non ancora  propriamente urbano, la Darsena può dare risposte alla rinnovata attenzione verso l’elemento naturale, alla crescente sensibilità verso l’ambiente e allo sviluppo di attività legate al tempo libero ed alla cultura”.
 
“Da oltre trent’anni - ricorda il Consorzio -, a partire dal Nord America e poi in tutta Europa, la riqualificazione del fronte acqueo delle città ha permesso, oltre al ripristino della relazione con l’acqua, anche la definizione di una nuova identità della città stessa. Su questa linea Ravenna, grazie alla sua candidatura a Città Capitale della Cultura Europea 2019 potrà consolidare così il suo ruolo di richiamo internazionale.
 Il distretto Nuova Darsena, adiacente al Centro Storico, con i suoi 700.000 mq di superficie, un bacino d’acqua di 68.000 mq ed il suo waterfront di 3.500 ml. si propone quale luogo ideale per dotare la città di tutti quei servizi culturali, commerciali, fieristici, ricettivi e sportivi necessari a questa ambita candidatura”.
 
Il progetto industriale del Consorzio Nuova Darsena prevede la trasformazione della Darsena di Città in Distretto Internazionale dalla forte vocazione Europea, inserendo a cavallo del canale due grandi poli d’attrazione, uno culturale/congressuale ed uno commerciale/fieristico strettamente connessi via acqua alla Cittadella della Nautica da Diporto e a Marina di Ravenna, con il suo porto turistico, e Porto Corsini, con lo scalo crociere. “Tutte queste funzioni di eccellenza saranno integrate tra loro ed al contesto da un Ring Commerciale sulle banchine della Darsena con bar, ristoranti, approdi e collegato a sua volta con il Centro Storico tramite una struttura a ponte sulla attuale ferrovia, andando così a costituire un complesso urbano dalle caratteristiche uniche ed irripetibili nel paesaggio urbano nazionale”.
(v.r.)

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