22 giugno 2016 - Ravenna, Cronaca

Infermiera di Lugo, gli avvocati preparano l’appello

Secondo il collegio difensivo di Daniela Poggiali ci sarebbero “criticità nella sentenza”

Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise che vede l’ex infermiera Daniela Poggiali condannata all’ergastolo per la morte di una sua paziente, all’ospedale Umberto I di Lugo.  Il collegio difensivo della Poggiali, presa visione delle oltre 100 pagine del documento ha incontrato la stampa nel primo pomeriggio di ieri per alcune puntualizzazioni.
Tra le criticità della motivazione, per gli avvocati Stefano Dalla Valle e Luigi Biccheddu, ci sarebbe l’eccessivo peso dato agli elementi comportamentali della 44enne che potrebbero – come spiegano – “aver influenzato il giudizio”. Tra questi elementi ci sarebbero “gli atteggiamenti di cattivo vicinato” dell’infermiera, il capitolo furti, ma soprattutto lo scatto in cui sorride accanto ad un cadavere, “gesto grave, che la Poggiali riconosce come errore – spiegano gli avvocati – ma che non fa di lei un’assassina”.

Altro elemento importante, secondo il collegio difensivo, sarebbe “l’assenza di un movente convincente”. “La Poggiali – spiegano – non ha problemi psichici, non è un ‘angelo della morte’: ma qual è allora il movente? Ci risulta incomprensibile”.

Per quanto riguarda la valutazione statistica che spiega come nelle ore di servizio della Poggiali le morti tendessero ad aumentare, gli avvocati puntualizzano: “È fondamentale precisare che la statistica forense non è una prova e non si può fare come se lo fosse”.

Gli avvocati, che stanno preparando il ricorso in appello, sostengono che le criticità della sentenza lasciano spazio ad una seppur flebile speranza per la loro assistita e che faranno tutto quanto in loro potere per dimostrare la sua innocenza.

Intanto la Poggiali dal carcere continua a professarsi innocente: “Ha detto e continua a ribadire di non aver mai rubato nulla, di non aver mai ucciso nessuno e di non aver mai messo in atto quelle condotte collaterali che le si imputano. In carcere è ben voluta e lavora tanto: non riesce a stare con le mani in mano”.

I suoi avvocati la descrivono come una donna stanca e provata, ma che ancora confida in una risoluzione positiva della sua vicenda.

 

C.N.

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