21 settembre 2016 - Ravenna, Cronaca

Delitto Ballestri, il dolore di Ravenna: “Sembra un incubo”

I commenti sul web e in città

Una città sotto shock

A due giorni dal ritrovamento del cadavere della povera Giulia Ballestri nella villa di via Genocchi, la città è ancora sconvolta e cerca risposte nella cronaca, negli esperti, nel lavoro della magistratura per elaborare quanto è accaduto e non soccombere all’angoscia. Gli inquirenti, al momento, sembrano concentrarsi su di un solo indiziato, il marito della vittima, Matteo Cagnoni, noto dermatologo ravennate, dall’aria impeccabile, che in queste ore è sottoposto all’udienza di convalida del fermo di indiziato per omicidio.

 

“Cagnoni il bravo professionista”, “il dottore sempre disponibile e gentile”, “il buon amico”: per molti è difficile associare il volto del medico ravennate ad una vicenda così efferata e sconvolgente. “L'ho conosciuto per un problema di salute che mi angosciava: è stato gentile, rassicurante, garbato. Non riesco a credere che possa aver fatto ciò di cui lo accusano”, ci ha detto una sua ex paziente. “Sono sbalordita, sembra un incubo: se lui è davvero arrivato a fare una cosa del genere – e questo ce lo diranno solo le indagini – vuol dire che davvero tutti possono perdere la testa: è scioccante”, dichiara un’altra.

 

Non vanno poi "per il sottile" gli utenti del web che in queste ore stanno affollando di commenti la sua bacheca Facebook. C’è chi lo maledice, chi gli augura tutto il male, chi quel male dice di volerglielo fare. Ma anche alcuni - pochi per fortuna - che sul social network dicono di non trovare poi così strano o inaccettabile che la vita di una donna possa finire così: e questo fa capire quanto ancora lontano sia quel cambiamento culturale che dovrebbe tutelare la vita delle donne e che ancora sembra un pallido miraggio.

 

Su tutte, la parola che prevale nei commenti è “perché”. Perché una donna, ancora una volta, ha dovuto soccombere ad una violenza bestiale, ferina? Perché ancora una volta non è stato possibile fare nulla per fermare il suo assassino? Perché dobbiamo piangere un’altra vittima in un’Italia che, nonostante tutte le parole, non è ancora un “paese per donne”?

 

C.N.

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