11 ottobre 2016 - Ravenna, Cronaca

Il dialetto romagnolo in via d'estinzione, lo dice l'Unesco

Nell' "Atlante delle lingue in pericolo"

Non è certo una novità - i ragazzi che lo usano sono sempre meno e non c'è bisogno di studi scientifici per capirlo - ma l'Unesco lo ha "ufficializzato" in qualche modo: il dialetto romagnolo è in via d'estinzione. La lingua è citata infatti nel "Atlas of the World's Languages in Danger" dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che raccoglie appunto le lingue locali in pericolo esaminando dati come il numero dei locutori e la diffusione territoriale. 

La "buona notizia", almeno secondo gli ultimi aggiornamenti dell'atlante (dicembre 2015), è che la situazione non sarebbe comunque disperata: nella scala da uno (lingua vulnerabile) a cinque (lingua scomparsa), il romagnolo si colloca al secondo posto, ovvero "decisamente in via d'estizione". Tradotto: le nuove generazioni faticano ad apprenderlo, e l'età media dei locutori si fa sempre più alta.

Secondo l'atlante Unesco, in Italia le lingue locali in pericolo sarebbero in tutto 32. Le più gravi sono il guardiolo (piemontese), il griko (calabrese e salentino), il töitschu o walser (Valle d'Aosta), il molisano-croato (che, per assurdo, pare essere diffuso ancora fra gli italiani emigrati e i loro discendenti, soprattutto in Australia).

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