22 ottobre 2016 - Ravenna, Cronaca

Intossicazione da monossido: le 9 cose che non bisogna mai dimenticare

L’intervista al Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco Pierpaolo Patrizietti

Un gas capace di provocare la morte di una persona nel giro di una decina di minuti

È un nemico invisibile: non ha odore né colore, ma entrare in contatto con il monossido di carbonio può essere assolutamente letale. In Italia sono centinaia i morti ogni anno per intossicazione da questo pericoloso gas (le ultime statistiche parlano di circa 200 decessi), che di recente ha colpito anche nella nostra città, con il caso dell’imprenditore pugliese 54enne deceduto lo scorso 14 ottobre in via Trieste. Il monossido è capace di provocare la morte di una persona in buona salute nel giro di una decina di minuti. Tra i sintomi di intossicazione ci sono progressiva spossatezza, nausea, vomito, mal di testa. Spesso si attribuisce il malore ad altro (ad esempio ad un’intossicazione da cibo). L’unica possibilità di salvezza, se si ha la lucidità per farlo, è ventilare rapidamente il locale in cui ci si trova.

“All’arrivo della stagione fredda, con l’accensione dei riscaldamenti, torna fortemente il rischio legato al monossido di carbonio – a spiegarlo è il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Ravenna, l’ingegnere Pierpaolo Patrizietti -. Nel 2015 siamo intervenuti 5 volte, mentre nel 2016, finora, 3 volte”. “Il monossido, continua Patrizietti, viene liberato nell’ambiente a causa di una cattiva combustione. L’incidente può essere provocato sia dal fatto che non ci sia sufficiente aria perché avvenga una corretta combustione, sia per l’intasamento dei tubi di scarico dei fumi”.

Sul banco degli imputati, appunto, i mezzi con i quali riscaldiamo gli ambienti, quando non sono ben manutenuti: in particolare caldaie, camini, stufe a legna.

“Un tempo si avevano meno richieste di intervento per intossicazione da monossido, perché le case erano piene di spifferi. Oggi da porte e finestre non passa nulla – continua il comandante - e per di più c’è chi ottura con del cellophane anche la presa d’aria nel locale cucina. In queste condizioni i rischi aumentano”.

Ma quali sono i consigli per ridurre al minimo le possibilità di intossicazione? Ecco la check list stilata da Patrizietti

1. Far effettuare i controlli efficienza combustione

2. Far effettuare controlli sicurezza estesi alle canne fumarie

3. Evitare interventi da parte di persone non abilitate

4. Non otturare prese d’aria

5. Richiedere dichiarazione di conformità in occasione di ogni intervento fatto sull’impianto

6. Non accendere bracieri in locali non idonei (camere da letto)

7. Verificare il corretto funzionamento dei caminetti

8. Verificare la tenuta delle canne fumarie.

9. Attenzione alla progettazione e all’installazione: devono rispettare quanto previsto dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di sicurezza

 

Per quanto riguarda il consiglio numero 2, esso è fondamentale anche per evitare incendi alle canne fumarie, frequentissimi nella stagione fredda. “Nella stagione invernale 2015-2016 il Comando dei Vigili del Fuoco di Ravenna ha effettuato numerosi interventi per incendio di canna fumaria nell’ambito del territorio provinciale di competenza – spiega Patrizietti - Per questo è molto importante che il camino sia pulito regolarmente: chi utilizza combustibili quali legna o pellet dovrà provvedere per una pulizia accurata almeno un volta l'anno.

La pulizia della canna fumaria dovrà essere eseguita sempre da persone specializzate evitando il ‘fai da te’, anche perché il personale qualificato potrà verificare l'integrità della canna fumaria stessa e segnalare eventuali screpolature o altri inconvenienti che potrebbero essere facili cause d'incendio o di fuoriuscita di fumo e gas tossici. Le canne fumarie per gli impianti termici a combustione gassosa e liquida – conclude il comandante - pur non essendo caratterizzate dalle problematiche sopradescritte, dovranno essere comunque oggetto della necessaria manutenzione”.

 

C. Nardi

 

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