13 luglio 2017 - Ravenna, Cronaca, Cultura

Rotary, la cultura della musica in un incontro con Riccardo Muti

L’intervento del maestro all’Interclub, valore e significato dell’Accademia che unisce giovani direttori da tutto il mondo

Il valore della musica, il suo ruolo nella storia italiana e il futuro rappresentato dai giovani sono stati al centro dell’intervento di Riccardo Muti all’Interclub del Gruppo Romagna Nord promosso Rotary Club Ravenna, che si è svolto martedì sera all’Osteria Passatelli di Ravenna. Un intervento dove il maestro – “questa non vuol essere una lectio magistralis, non ho la verità in tasca” – ha commentato da par suo la situazione attuale e il retaggio del passato. “L’Italia ha una storia della musica alla quale abbiamo dato i più grandi geni, tra le più importanti al mondo”, anche se spesso si pensa prima alla Germania e all’Austria, ha premesso il direttore d’orchestra. “Siamo il Paese del melodramma? Anche, ma non solo… “L’Italia ha dimenticato che una delle ossature del Paese è la musica". Guido D’Arezzo “ha dato il nome alle note musicali; abbiamo creato molti stili e inventato il teatro d’opera”. Per non parlare, ha evidenziato, dei grandi liutai, da Stradivari a Guarnieri, con vere e proprie opere d’arte da milioni di euro. Ma questo grande retaggio e questa grande cultura non sono adeguatamente valorizzati.

Il direttore d'orchestra ha rilevato invece la grande preparazione di Benedetto XVI che nella sala Nervi dopo un concerto fece “considerazioni profondissime”, dimostrando “una cultura musicale immensa”.  Del resto, è stata grande l’influenza della Chiesa sulla musica, da Bach a Schubert, con opere importanti, ha rilevato Muti, come quelle di Raffaello e Michelangelo.  

Si tratterebbe poi di educare “alla consapevolezza” in particolare i giovani. “All’esame di maturità classica mi interrogarono sul Sassetta, un pittore del Quattrocento... Perché non su Bach? Lo dico, con altri, ma non cambia nulla…”. Secondo Muti poi, anche la messa potrebbe essere contraddistinta dalla grande musica: come quella di da Palestrina o dei canti gregoriani, che predispongono al “misticismo”.

Il tema riguarda anche lo stesso ambiente musicale, magari in nome della tradizione, ritenuta da Furtwrängler, ha evidenziato, “l'ultimo sbiadito ricordo dell'ultima cattiva esecuzione”. Rigoletto, "che Verdi chiamava ‘il mio gobbo’", ha continuato il maestro, era stata concepita "come opera senza arie, con un’arcata unica: dovrebbe fluire ma è sempre interrotta”. Certe note "non sono mai state scritte", ma i cantanti chiedono di fare quello che è stato chiamato "il goal".

Dunque, che fare? Muti ribadisce, appunto, di non avere la verità in tasca. Ma nello stesso tempo: “Io ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi, ho imparato il rispetto per i nostri autori:  perché non lasciare qualcosa ai giovani?”. Continua così il lavoro della Riccardo Muti Italian Opera Academy, di cui si occupa il figlio del maestro, Domenico.  E dopo Falstaff e La Traviata, prosegue nel 2017 l’approccio a Giuseppe Verdi con Aida. Il progetto, che porterà all’esecuzione finale in forma di concerto, sta coinvolgendo e portando a Ravenna, “città di cultura”, giovani direttori d’orchestra da tutto il mondo; le prove con Riccardo Muti al teatro Alighieri, dal 1° al 14 settembre sono pubbliche, “per scoprire cosa si cela dietro la realizzazione di un’opera”. Forte l’interesse per l’iniziativa da parte di vari Paesi, in particolare il Giappone e la Russia

La serata Interclub promossa dal Rotary Club Ravenna (presieduto dall’ing. Giovanni Ceccarelli) ha visto la partecipazione, nel tavolo dei relatori, anche dell’arcivescovo di Ravenna e Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni e del sindaco di Ravenna Michele de Pascale. Mons. Ghizzoni ha ricordato la figura di San Benedetto, primo patrono dell’Europa. La sua lezione, legata ad una “spiritualità equlibrata” può essere utile in un’Europa “ammalata di pensiero debole”. Il sindaco ha evidenziato l’orgoglio della città per la figura di Muti, mentre Ceccarelli ha sottolineato il valore delle “Vie dell’Amicizia” (nei giorni scorsi concerti a Teheran e Ravenna) come creatrici di “ponti” tra culture e civiltà diverse, nel nome della pace. (Ma.Mont.)

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