28 agosto 2017 - Ravenna, Cronaca

Riccardo Muti, dietro le quinte dell’Aida con l’Italian Opera Academy

Dall'1 al 14 settembre al Teatro Alighieri

Quasi una bottega rinascimentale dove, attraverso un intenso studio, i segreti della costruzione musicale passano dal maestro all’allievo, fino al traguardo dell’interpretazione: questo lo spirito dell’Italian Opera Academy, fondata da Riccardo Muti e oggi baricentro di quell’attenzione per la formazione musicale delle nuove generazioni che da sempre è un punto fermo della sua attività. Non a caso, dopo l’Aida cuore del Festival di Salisburgo di quest’anno, Muti porta il capolavoro di Verdi a Ravenna, perché sia anche il cuore della sua Accademia. E il banco di prova per gli allievi - direttori d’orchestra e maestri collaboratori - selezionati fra centinaia di domande giunte anche quest’anno dai quattro angoli del globo…e dalle scuole più prestigiose. Al Teatro Alighieri, dal 1 al 14 settembre, il percorso si sviluppa dalla presentazione dell’opera al pianoforte fino all’esecuzione finale in forma di concerto, per due settimane ricche di prove di sala, di lettura, d’assieme; tutte aperte al pubblico, perché l’Accademia è anche una preziosa occasione per tutti gli appassionati: quella di poter assistere dal vivo alla costruzione di un’opera.

Ogni podio, ogni prova, ogni concerto rappresentano un’opportunità per Riccardo Muti per condividere i principi di una tradizione che rischia altrimenti di estinguersi; quella tradizione che si definisce nello studio meticoloso, nella devozione alla pagina musicale, nel rifuggire interpretazioni semplicistiche e che a Muti è giunta, attraverso Antonio Votto, da Arturo Toscanini. La consapevolezza di quanto, oggi più che mai, sia necessario conservare quella lezione ma soprattutto trasmetterla alle giovani generazioni di musicisti è la pietra di volta che ha sostenuto il progetto della Italian Opera Academy nelle sue prime due edizioni - dedicate a Falstaff nel 2015 e Traviata nel 2016 – e oggi guida l’edizione 2017. Ancora Verdi, naturalmente, con Aida.
 
“Perché in Verdi - spiega Muti - c’è una scienza nella costruzione delle partiture che è importante conoscere per rendere giustizia ad un autore che era nobile anche quando scriveva cose apparentemente semplici. La scrittura di Verdi è teatro, sempre: scavato, ricercato, studiato alla perfezione, tornito sui significati profondi della parola, sui silenzio. Il suo teatro è tagliato nel cristallo, basta volerlo e saperlo leggere.” Verdi, dunque, non solo perché Riccardo Muti ne è uno dei massimi interpreti al mondo, ma prima di tutto perché la sua musica offre la migliore occasione per sfatare miti, disfare convenzioni, riscoprire l’opera italiana a dispetto di quella critica e quel pubblico che non hanno saputo riconoscerne la profondità e la ricercatezza, assordati da esecuzioni circensi o accecati da scenografie monumentali. Come quelle che spesso accompagnano Aida, che pure “è una partitura estremamente raffinata, dove la cifra dominante è quella dell’intimità, con una sostanza musicale che è una delle più affascinanti e geniali concepite da Verdi”.  

Aida sarà quindi protagonista al Teatro Alighieri di Ravenna, un Aida dedicata ai giovani che segue la messa in scena a Salisburgo firmata dall’artista iraniana Shirin Neshat: ad unirle idealmente la direzione di Riccardo Muti, che il 1 settembre presenterà l’opera al piano (alle 18), aprendo così ufficialmente l’Accademia anche a pubblico e uditori. Dal 2 al 10 settembre le prove al piano, con l’orchestra e con i cantanti; infine i due concerti finali con un programma di brani dell’opera verdiana: per il primo sarà Muti stesso a salire sul podio (12 settembre alle 20.30), per il secondo presenterà invece i giovani direttori suoi allievi (14 settembre alle 19).
 
In buca sempre l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, altra importante testimonianza della “missione” di Muti nel creare opportunità di formazione e crescita per le nuove generazioni, mentre suoi allievi, guidati passo dopo passo fra i segreti del condurre e prima ancora del costruire un’opera, i giovani selezionati tra le centinaia di domande pervenute anche quest’anno. Domande che sono arrivate dalla Juilliard di New York e dalla Sibelius di Helsinki, dal conservatorio di S. Pietroburgo e dal Royal College of Music di Londra, e ancora dalla Hans Eisler di Berlino, dall’Università della musica e delle arti performative di Vienna, dalla Jacobs dell’Indiana University e molte altre ancora - viva testimonianza dell’amore e dell’interesse che l’opera italiana, soprattutto quando è Riccardo Muti a guidarci alla scoperta di questo patrimonio unico, sa suscitare in tutto il mondo. 

Sul sito www.riccardomuti.com tutte le informazioni per partecipare come uditore, pubblico o sostenitore.

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