9 settembre 2017 - Ravenna, Cronaca

Pala De André: tutta l’area è un’opera d’arte, perché stravolgerla?

La concepì Gardini in questo modo. Nuovi progetti e “suggestioni”: dal palazzetto allo spostamento dell’opera di Burri

Il futuro del comparto del Pala De Andrè continua a tenere banco nel dibattito cittadino. E’ in programma la costruzione di un nuovo palazzetto dello sport; e tra le varie proposte e “suggestioni” anche quella di spostare l’opera di Alberto Burri, “Grande Ferro R”, in piazza Kennedy, dando vita di fatto ad una rottura dell’unitarietà dell’area. Ma le opere d’arte non si smembrano. Va ricordato infatti che Raul Gardini, da mecenate verso la propria città, concepì il progetto del Pala De Andrè come un unicum, un tutto nobilitato dalle singole parti. Furono chiamate le migliori manovalanze e professionisti di valore, proprio come i Medici fecero nella Firenze del Rinascimento. L’opera di Burri, le colonne, e più prosaicamente le stesse torri dei servizi: siamo in presenza di uno scrigno di competenze che non va disperso. Andrebbe valorizzato e tutelato per quello che è: una testimonianza d’arte del nostro recente passato. Le manomissioni rischiano invece di essere stridenti e culturalmente sbagliate, tratteggiando quasi un clima da fine dell’Impero Romano, quando molti monumenti furono smembrati per ricavare semplici materiali da costruzione. Il risultato è la perdita della memoria: cosa che una città che guarda al futuro non si può permettere.

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