15 dicembre 2017 - Ravenna, Faenza, Cronaca

"Malavigna", operazione della Dia: arresti e beni sequestrati per 20 milioni di euro

Arrestato imprenditore ravennate nato a Faenza, definito " il re del vino"

In una vasta operazione, da questa mattina, la Sezione operativa Dia di Bologna, coadiuvata dai Centri operativi di Bari, Firenze e Napoli, dalle Sezioni operative di Lecce e Salerno e dai Nuclei di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Ravenna e Foggia, ha dato esecuzione nelle province di Ravenna, Foggia e Taranto  a 7 provvedimenti di cattura e decreti di sequestro per un patrimonio complessivo di 20 milioni di euro, emessi dal gip di Ravenna, nonché a numerosi decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Ravenna.
   Come spiega la Dia in un comunicato stampa, illustrando le accuse, legate all'operazione "Malavigna", le indagini hanno ricostruito l'operato di un sodalizio specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali, attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Il sodalizio secondo le accuse è capeggiato da un imprenditore faentino, già al centro di cronache giudiziarie, e da pregiudicati vicini alla criminalità organizzata nella provincia di Foggia.

La Direzione Investigativa Antimafia di Bologna, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Ravenna Dott. Alessandro Mancini e dal Sostituto Dott.ssa Lucrezia Ciriello, ha individuato e disarticolato un gruppo criminale specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali perpetrate mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

L’attività odierna ha portato all’arresto in carcere del noto imprenditore vitivinicolo ravennate Vincenzo Secondo Melandri (risultato a capo del sodalizio), nonché dei cerignolani Gerardo Terlizzi, fratello del più noto Giuseppe, reggente dell’ex-clan Piarrulli-Ferraro, e dei fratelli Pietro e Giuseppe Errico, anch’essi pregiudicati vicini al citato clan (operante nella provincia di Foggia).

Ai domiciliari la compagna e socia in affari di Melandri, Roberta Bassi, e altre due persone, Rosa D'Apolito e Ruggiero Dipalo entrambi del Foggiano, rispettivamente di Monte Sant’Angelo e di Cerignola, stabilmente al servizio dell’associazione e delle sue esigenze operative, rileva la Dia nella nota.

 Vincenzo Secondo Melandri, nato a Faenza (RA) il 1° luglio 1969, conosciuto come “il re del vino”, era già stato tratto in arresto nel giugno del 2012, unitamente ad alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata foggiana, e successivamente (nel 2016) condannato dalla Corte di Appello di Bari a 4 anni di reclusione, per reati associativi finalizzati alla truffa aggravata ed ai reati fiscali, nell’ambito dell’operazione denominata “Baccus” (coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del Capoluogo pugliese), spiega ancora la Dia.

In tale contesto, era stato accertato che Melandri aveva accumulato e depositato in istituti bancari della Repubblica di San Marino oltre 23 milioni di euro di illeciti guadagni, di cui 9 ancora sottoposti a sequestro per il reato di riciclaggio da parte dell’Autorità Giudiziaria di quel Paese, mentre i restanti 14 rimpatriati in Italia sfruttando le possibilità offerte dal c.d. scudo fiscale ter.

Proprio seguendo le tracce di questo ingente capitale rimpatriato, la Direzione Investigativa Antimafia ha accertato, prosegue la nota, come Melandri, nel 2014, non appena terminata la custodia cautelare, avesse iniziato a finanziare, con parte di tali proventi, la Melandri Trading srl, al fine di riprendere i già collaudati traffici illeciti.

 

Il ruolo dei soggetti cerignolani consisteva invece nell’emettere, attraverso finte società vitivinicole facenti capo a dei “prestanome”, fatture per la vendita di prodotti alla società Melandri Trading srl, a fronte di merci mai corrisposte. Attività questa funzionale a ripulire il denaro sporco proveniente da usura, esercizio abusivo di attività finanziarie e frodi fiscali.

In realtà, alla società di Melandri arrivava solo ed esclusivamente denaro contante (corrispondente all’importo delle fatture senza I.V.A.) con corrieri che partivano da Cerignola in auto. Successivamente, l’imprenditore romagnolo procedeva a pagare con bonifico le fatture maggiorate dell’I.V.A..

Quindi, il sistema posto in essere consentiva ai foggiani di riciclare il denaro sporco e di incassare gli importi corrispondenti all’I.V.A. (mai versata nelle casse erariali), e a Melandri di riciclare, a sua volta, le ingenti disponibilità finanziarie rimpatriate da San Marino e di abbattere i ricavi della sua azienda grazie alla registrazione in contabilità di costi inesistenti.

Non solo, sulle citate operazioni commerciali fittizie, fatturate per oltre 5 milioni di euro, l’azienda ravennate ha beneficiato anche di indebite detrazioni di imposta per circa 2 milioni di euro.

Al Melandri, inoltre, è stato contestato anche il reato di usura, avendo prestato denaro a tassi non legali a un imprenditore ravennate in difficoltà.

Con l’odierna ordinanza, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Ravenna, Dott.ssa Rossella Materia, è stato disposto, oltre che alle predette misure cautelari, anche il sequestro di un ingente patrimonio, stimato in oltre 20 milioni di euro, tra cui figurano 3 società, investimenti finanziari e immobili siti nelle Provincie di Ravenna e Foggia.

Contestualmente, con l’ausilio dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Ravenna e Foggia, sono state eseguite numerose perquisizioni personali e locali.

Tag: dia

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