16 dicembre 2017 - Ravenna, Cultura, Eventi

"We have a dream", il Ravenna Festival e il sogno americano

Presentata l'edizione 2018 che ricorda Martin Luther King. Tanti protagonisti, da Riccardo Muti a David Byrne dei Talking Heads

E' stata presentata questa mattina la 29° edizione di Ravenna Festival (1 giugno-22 luglio), che con il titolo We Have a Dream ricorda Martin Luther King, simbolo della lotta per i diritti civili: a 50 anni dalla sua morte, rileva il Festival, le sue parole offrono l’occasione per una polifonia di suggestioni che da un lato scorre Nelle vene dell’America - terra del sogno per eccellenza - e dall’altro celebra nella sezione Il canto ritrovato della cetra la resilienza della musica. Da sempre tra i sogni che il Festival ha saputo sognare, il ponte di fratellanza de Le vie dell’amicizia raggiunge quest’anno Kiev; a Ravenna Riccardo Muti dirigerà inoltre l’Orchestra del Maggio nel Macbeth in forma di concerto. Sul podio anche Wayne Marshall, Valery Gergiev, Dennis Russel Davies, David Fray e James Conlon; mentre la sezione danza vede il ritorno di Bill T. Jones ed Emio Greco con due lavori in prima nazionale (rispettivamente A Letter to My Nephew e Apparizione). Nel ricco calendario spiccano anche il musical di Cole Porter Kiss Me Kate, un’ampia sezione dedicata al teatro e l’invasione delle 100 chitarre elettriche. A novembre il Festival torna con una Trilogia d’Autunno verdiana: Nabucco, Rigoletto, Otello.

Come spiega ancora la produzione, il Festival 2018 continua il proprio percorso tra eventi cruciali e icone del XX secolo, attraverso il ricordo del celebre discorso di Martin Luther King I have a dream, ed esplora l’enorme contributo degli Stati Uniti - grande melting pot di culture, etnie, religioni e lingue - nel definire la musica come la conosciamo oggi. Oltre a Cole Porter con Kiss Me Kate nella produzione di Opera North, il Festival celebra Leonard Bernstein nel centenario della nascita nonché il minimalismo di Riley, Glass e Reich. Ospiti d’eccezione il poliedrico rocker d’avanguardia David Byrne dei Talking Heads e il fondatore dei Sonic Youth Thurston Moore, quest’ultimo all’interno dell’invasione delle 100 chitarre elettriche, omaggio allo strumento principe della popular music. Un altro strumento - la cetra - è invece simbolo della capacità della musica di trovare le ragioni e la forza di rigenerarsi anche di fronte alla disillusione delle avanguardie e ai regimi dispotici: in questa sezione trovano spazio autori quali Alfred Schittke, Arvo Pärt e Valentin Silvestrov, quest’ultimo ospite del Festival cui sarà dedicato un percorso monografico che include il concerto dell’Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera Nazionale d’Ucraina. E mentre il celebre coro The Sixteen si esibirà in un concerto intitolato al salmo Super flumina Babylonis che lamenta l’esilio del popolo ebraico (da cui il riferimento alla cetra), Lo splendore di Aleppo ricorda la città siriana vittima della guerra nel repertorio musicale delle comunità siro-cristiana, armena, musulmana e giudaica. A L’arte della fuga di J. S. Bach sarà invece dedicato il concerto di Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone. La XXIX edizione è inoltre ricca di appuntamenti a teatro: dalla Napoli de L’amica geniale, nuova creazione di Fanny & Alexander, e di Tango glaciale di Mario Martone, riallestito nell’ambito del progetto RiC.Ci; al confronto con il punto di vista islamico in Lettere a Nour di Rachid Benzine, prima nazionale con Franco Branciaroli, e in Maryam portato in scena da Teatro delle Albe su testo di Luca Doninelli nell’interpretazione di Ermanna Montanari; fino all’Antigone di Sofocle riletta da Elena Bucci e Marco Sgrosso (Le Belle Bandiere). Anche quest’anno un doppio appuntamento quotidiano attende il pubblico ai Chiostri Francescani, con l’omaggio a Dante delle 11, e alla basilica di San Vitale, con i Vespri delle 19.

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