20 giugno 2018 - Ravenna, Eventi, Ravenna Festival

La maratona ‘elettrica’ di Ravenna Festival continua con “Reich & Beyond”

All'Almagià domani sera

Continua la “maratona elettrica” di Ravenna Festival e, muovendo verso l’acme del grande affresco corale delle 100 chitarre, propone al pubblico ancora un appuntamento sul palcoscenico sulfureo delle Arteficerie Almagià, dando spazio giovedì 21 giugno a un nutrito ensemble di musicisti: tanti chitarristi si ma anche un eccellente manipolo di tastiere e percussioni, ovvero il dinamico Ensemble del Parco della Musica Contemporanea (PMCE) diretto e coordinato da Tonino Battista, a cui si unisce un gruppo di valenti e giovani chitarristi selezionati per l’esercito sonoro delle 100 chitarre.

Già il titolo, “Reich & Beyond”, esprime l’orizzonte della serata: un concerto attraversato da quelle “contaminazioni” che sono l’anima di questo straordinario strumento, capace di esprimere le più autentiche istanze del rock, del punk e dell’universo pop senza dimenticare il jazz, ma al tempo stesso di attirare l’attenzione del mondo della musica cosiddetta 'colta', laddove essa si traduce in instancabile volontà di sperimentazione e di ricerca, in spinta ad annullare i confini tra i generi mettendo in discussione facili classificazioni. E allora, ecco un palinsesto di musiche che ruotano intorno a uno dei “padri” del minimalismo, appunto Steve Reich, e al suo fortunato incontro con la chitarra elettrica, che ha portato a composizioni come Electric Counterpoint, il suo brano per ensemble di chitarre elettriche più famoso, scritto nel 1987 e registrato originariamente nientemeno che da Pat Metheny. Un quarto d’ora di “contrappunto elettrico”, articolato in tre movimenti (veloce, lento, veloce) da eseguire senza soluzione di continuità, e affidato a un unico interprete, chiamato a preregistrare fino a 10 linee di chitarra, più 2 di basso elettrico, poi a eseguire dal vivo sopra al nastro l’undicesima parte – un brano che però qui viene “svolto” da un vero e proprio ensemble di chitarre e bassi. Dal tema derivante dalle suggestioni di una musica centrafricana del primo tempo, a un nuovo tema che si costruisce lentamente in canone nel secondo tempo, fino ai sempre più accelerati cambi ritmici e tonali del tempo di chiusura, in un’architettura che può apparire complicata, ma che coinvolgere l’ascoltatore con l’inarrivabile leggerezza del ritmo. 

Ma ad aprire la serata sarà Luca Nostro, artista sempre in bilico tra l’improvvisazione jazz, il pop più sofisticato e il rigore del classico contemporaneo, chiamato a interpretare come solista Electric Guitar Phase, versione chitarristica appunto di una delle prime rivoluzionarie composizioni di Reich (parliamo del 1967): Violin Phase, imitando le imprecisioni delle sovrapposizioni sfasate di nastri preregistrati, riesce a creare matrici ritmiche complesse e sempre mutevoli. E nella rivisitazione per chitarra elettrica assume un carattere molto più determinato e aggressivo. Un brano, inoltre, che come ricorda lo stesso Luca Nostro “testimonia la grande fascinazione che l’Africa ha esercitato sul compositore americano: diverse linee di chitarre che a tratti vanno in phasing tra loro, creando una sorta di sfarfallio, che è una delle caratteristiche della musica di quel continente”. 

E di Steve Reich è anche 2x5 (composto nel 2008), ovvero la classica combinazione rock, con 2 chitarre elettriche, basso elettrico, batteria e pianoforte, ma raddoppiata, in modo da poter creare canoni intrecciati di strumenti identici. Come la definisce il suo autore, non musica rock (perché completamente scritta), ma vera e propria “musica da camera per strumenti rock”. Esempio, chiarisce Reich, di quel dialogo tra musica concertistica e musica popolare, che è ripreso “dopo una breve pausa nel periodo della dodecafonia/serialismo”. Un dialogo “che continua sin da quando si fa musica”, dal Rinascimento fino al Barocco, per poi intravedersi nei motivi popolari che trovano spazio nelle pagine di Haydn e Beethoven e ancora nelle melodie russe utilizzate da Stravinskij, nel jazz in Copland... 

E che ancora oggi è vivissimo, come testimoniano le composizioni di tanti autori contemporanei proposte in queste giornate dedicate alla chitarra elettrica, tra cui quella che va “oltre” Reich: Stellazione, per 4 chitarre elettriche, 2 bassi, 2 pianoforti e 2 batterie (stesso organico di 2x5), composto da Christopher Trapani proprio per questo progetto e che sarà eseguito in prima mondiale. Trapani - uno dei compositori più in vista della scena americana, cresciuto tra Harvard e l’Ircam di Parigi, con puntate al Royal College of Music di Londra ma anche a Istanbul ad approfondire il repertorio ottomano - ha creato il brano ispirandosi ai paesaggi sonori del chitarrista e produttore Daniel Lanois, in particolare quelli di Oh Mercy di Bob Dylan, ma anche ai mosaici di Ravenna.Stellazione - termine che si riferisce al processo matematico di estendere forme nelle diverse dimensioni fino a creare nuovi poliedri - evoca infatti tanto la parola stella quanto la parola azione; così dalle pulsazioni sparse un pattern comincia a emergere, una ripetizione, un ritmo, un’atmosfera…un bagliore di tessere, un disegno luminoso. 

Ma la serata non si conclude qui, perché “a seguire” sul palcoscenico salirà Antonio Gramentieri alias Don Antonio alle prese con chitarra elettrica, chitarra baritono e lap steel, per un ispirato assolo che condurrà il pubblico nel cuore della notte: melodie romantiche, strappi blues, suggestioni jazz... tutto e il contrario di tutto, perché “Don Antonio plays Don Antonio”. 

Info e prevendite: tel. 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietto (posto unico non numerato): 12 euro (10 ridotto).
'I giovani al festival’: fino a 18 anni e universitari, 5 euro

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