I sogni di celluloide dei giovani africani
Erano una ventina, questa mattina, a far la fila agli uffici di Cittattiva per il casting del nuovo film di Ermanno Olmi, che dovrebbe chiamarsi “Il villaggio di cartone”. Provenienti da tutti i Paesi del continente nero, dai 26 ai 30, lì per cogliere l'opportunità di diventare attori, ma anche solo per curiosità: come ci spiegano, nessuno sa nulla circa il film e gli eventuali personaggi ricercati. Bocche cucite infatti da parte degli organizzatori, la casa di produzione “Cinema Undici”, che non solo hanno voluto parlare coi giornalisti ma non hanno lasciato intendere nulla neanche ai diretti interessati.
“Ho telefonato a Roma, ma non rispondeva nessuno. Ho chiamato gli altri numeri a disposizione, ma nessuno mi ha voluto dir nulla” spiega una ragazza originaria della Tanzania ma trasferitasi a Ravenna quando aveva pochi anni. E allora perché partecipare al casting? “Inizialmente infatti volevo andare al lavoro come tutti i giorni. Poi le pressioni dei colleghi e soprattutto della mamma mi hanno convinta a provare. In effetti, non è male avere l'opportunità di lavorare con un regista del calibro di Olmi”.
Ma sembra l'unica a conoscere il regista italiano. Gli altri sono lì per curiosità, e perché “non sfruttare tutte le opportunità sarebbe stupido”. A dirlo è un ragazzo di 26 anni, residente a Modena e venuto a Ravenna apposta. Originario della Nigeria, ne è scappato dopo essere rimasto coinvolto negli scontri tra il governo e i militanti armati del Mend (movimento noto per gli attacchi a oleodotti e piattaforme petrolifere occidentali), per poi finire in Niger, Libia, Tunisia e infine Emilia Romagna. Tutto da solo, un'odissea durata anni. Ha richiesto lo status di rifugiato politico tre anni fa, ancora aspetta la risposta, ci dice; adesso lavora part time come addetto alle pulizie, studia, e prova con entusiasmo tutto quello che la vita gli offre. Ermanno Olmi non sa chi sia, ma il cinema gli piace e dopo aver letto del casting su internet ha preso il treno senza pensarci su.
Ma ci è anche chi è arrivato in Italia per ben altri motivi: “Io sono scappato dal Burkina Faso per amore. Ho conosciuto una ragazza di Ravenna là, è venuta a visitarci diverse volte, e l'ultima sono tornato assieme a lei. Ora siamo sposati, lavoro nel catering e in Italia mi trovo abbastanza bene. Certo all'inizio è stata dura, non conoscendo la lingua”. E il film? “Non so che roba sia, non so chi sia il regista. Ma perché non provare? Ho già lavorato come ragazzo immagine”. (f.g.)
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una bella iniziativa
Per noi operatori di CittA@ttiva ospitare il casting del film di Olmi è stata un'esperienza interessante e divertente. Abbiamo deciso di ospitare il casting visto che il film parlerà di temi come le migrazioni, la difficoltà e lo spaesamento che tanti provano o hanno provato nel veder arrivare negli ultimi anni persone di tutto il mondo. Ma è un film che dà soprattutto valore al dialogo interculturale e alla convivenza, per questo quel poco che sappiamo su "Il Villaggio di cartone" ci ha incuriosito.
Sono venute quasi 200 persone a provare il casting, accompagnare amici o dare un'occhiata, è stato un modo per incontrare molta gente e parlargli anche del nostro lavoro: CittA@ttiva è il servizio di mediazione sociale e dei conflitti del Comune di Ravenna.
Grazie a chi è venuto e a presto!
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