7 novembre 2018 - Ravenna, Cronaca

A Ravenna il generale Garofano: il dietro le quinte delle indagini che hanno scosso l’Italia

L’ex comandante dei R.I.S. nella nostra città per incontrare i giornalisti

C’era anche il generale Luciano Garofano fra i relatori del corso di aggiornamento per giornalisti sul “Giornalismo investigativo e cronaca nera" tenutosi questa mattina nella sala conferenze della CNA di Ravenna, alla presenza di Emilio Bonavita, vicepresidente Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna, di Claudio Santini, presidente del Consiglio di disciplina, direttore della formazione per la fondazione OdG e del magistrato Vito Zincani.

 

Progressi e criticità

Garofano, biologo e comandante dei R.I.S. di Parma fino al 2009 (oggi anche noto volto televisivo), nel suo intervento ha focalizzato l’attenzione sui progressi delle attività tecnico-scientifiche sulla scena del crimine, ma anche sulle criticità da sanare.

E’ così che, nel corso dei decenni, si è passati dalla mera analisi delle tracce fisiche – ha spiegato Garofano – all’esame del Dna (dagli anni ‘80), che ha portato ad una svolta in campo investigativo, che - grazie alle nuove tecnologie - dà riscontri sempre più precisi. In un non lontano futuro, ha sottolineato il biologo, l’analisi del dna ci consentirà di estrarre i dati fenotipici degli aggressori: e quindi arrivare a ricostruirne il colore dei capelli, degli occhi, il peso, le caratteristiche fisiche e facciali e molto altro.

Fin qui le buone notizie. Poi le “dolenti note”.

 

I casi di cronaca

L’analisi di Garofano - oggi anche presidente dell'Accademia Italiana di Scienze Forensi - si è, infatti, anche concentrata – attraverso la disamina di celebri casi di cronaca, fra cui il delitto di via Poma, quello di Meredith Kercher, l’omicidio di Chiara Poggi e molti altri – sulle difficoltà che una scena del crimine involontariamente alterata dai primi interventi può comportare. Difficoltà che arrivano – ha spiegato Garofalo – a rendere estremamente difficile la ricerca della verità.

A questo proposito, il biologo ha sottolineato come sia urgente e necessaria un’adeguata formazione dei first responder (gli operatori che arrivano per primi sulla scena del delitto), supportata dalla creazione di linee guida che disciplinino il loro intervento.

Infine, Garofalo ha esposto le criticità della custodia dei corpi di reato - che non sempre - ha spiegato - viene eseguita con la necessaria cura -  e sulla scelta dei periti processuali su cui invoca una sempre maggior severità.

 

C. Nardi

 

 

 

 

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