19 novembre 2018 - Ravenna, Spettacoli, Ravenna Festival

Ravenna Festival: torna la Trilogia d’Autunno

Tra 23 novembre e 2 dicembre Nabucco, Rigoletto e Otello

Si conclude con la Trilogia d’Autunno la XXIX edizione del Ravenna Festival. Dal 2012 il Festival si estende oltre i confini estivi e in questo 2018, a partire dal 23 novembre, fino al 2 dicembre, al Teatro Alighieri, saranno in scena tre capolavori di Giuseppe Verdi: Nabucco, Rigoletto e Otello.

Il tributo al percorso artistico e umano del compositore bussetano, che aveva caratterizzato le prime trilogie, si rinnova, ancora una volta con la regia di Cristina Muti, con due nuovi allestimenti (Nabucco e Rigoletto) e con il ritorno dell'Otello, proposto per la prima volta nel 2013.

I direttori d’orchestra

Organizzata con il sostegno del Comune di Ravenna, della Camera di Commercio, della Regione Emilia Romagna e del Ministero per i beni e le attività culturali, con il determinante contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, la trilogia vedrà tre direttori d’orchestra alternarsi alla guida dell’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini”: Nicola Paszkowski per Otello, il giovane iraniano Hossein Pishkar, allievo della III edizione dell'Italian Opera Academy di Riccardo Muti, per Rigoletto, e Alessandro Benigni, maestro collaboratore e preparatore dei cantanti dell’intera trilogia, che sostituirà Pietro Borgonovo, costretto ad abbandonare la produzione per motivi di salute, sul podio di Nabucco.

Il programma

Ad aprire la Trilogia sarà Nabucco, opera con cui Verdi nel 1841 risorge dalle avversità del destino e riprende in mano la propria vita, di uomo e di musicista, in scena il 23, il 27 e il 30 novembre. Il viaggio comincia quindi con un Nabucco “biblico-archeologico” dall’antica Mesopotamia, un tempo che più non ci appartiene ma che portiamo nelle ossa, perché fra Tigri ed Eufrate affondano le radici della nostra civiltà.

Il 24 e 28 novembre e il 1 dicembre sarà la volta del Rigoletto, opera prediletta dall’autore. In contrapposizione al nudo paesaggio di buio e luce dove si consuma il dramma, una scenografia rigogliosa di immagini evoca i fasti della Mantova di Andrea Mantegna, Giulio Romano, Paolo Veronese.

Il seggio dorato che compare nei primi due allestimenti non può mancare in Otello, in scena il 25 e 29 novembre e il 2 dicembre, dove in un estremo rinnovamento in Verdi germoglia il verbo shakespeariano. Il contrasto che unisce e separa Otello e Desdemona si traduce in una teoria di luci ed ombre, nel tenebroso Seicento di Caravaggio o di Rembrandt.

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