28 novembre 2018 - Ravenna, Cronaca

La reazione al ritorno di Cagnoni a Ravenna

"Proviamo stupore e indignazione per questa decisione, che riteniamo ingiusta e gravissima"

Cagnoni a Ravenna

Tutta Ravenna lo sa, tutta Ravenna ne parla. 

Matteo Cagnoni, il dermatologo 53enne accusato dell'omicidio della moglie Giulia Ballestri, e per il quale è stato condannato all'ergastolo, è tornato nel carcere di Ravenna nella serata di venerdì 23 novembre, in quanto è stata accolta l'istanza di trasferimento. 

Dopo 112 giorni alla Dozza di Bologna, carcere nel quale era detenuto, è stato trasferito in quanto affermava di accusare un peggioramento dei suoi attacchi di panico e di voler stare più vicino alla famiglia

La reazione

Riportiamo di seguito il comunicato stampa firmato da: Udi -Unione donne in Italia Ravenna, Linea Rosa Ravenna, Associazione Dalla parte dei minori Ravenna e Casa delle donne di Ravenna.

Il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, i media locali e nazionali comunicano che Matteo Cagnoni, condannato all'ergastolo per il femminicidio della moglie Giulia Ballestri, è stato riportato di nuovo nel carcere di Ravenna. 

Proviamo stupore e indignazione per questa decisione, che riteniamo ingiusta e gravissima, un vero affronto alla memoria di Giulia e a tutte noi donne che da anni, giorno dopo giorno, lavoriamo e lottiamo per contrastare e sconfiggere ogni forma di violenza contro le donne". 

Stando alle parole di uno dei legali del dermatologo, continuano i gruppi nel comunicato, "il trasferimento dall'opprimente carcere della Dozza di Bologna al più confortevole e domestico carcere di Ravenna sembra dovuto al disagio provocatogli dall'aumento di attacchi di panico e dalla lontananza dai familiari, condizioni che avrebbero spinto 'le istituzioni a dimostrare grande umanità condividendo questa richiesta e applicando la legge'.

Quale legge? Ci chiediamo noi, anche a nome delle donne che hanno riempito le strade di Roma sabato 24 novembre 2018, che hanno punteggiato piazza del Popolo a Ravenna di scarpe rosse, tante quante le donne vittime di femminicidio, vittime di violenza in famiglia, vittime di uomini padri padroni, figli a loro volta di una cultura patriarcale e sessista.

Gli stessi media che hanno registrato la portata di quella marea indignata e compatta che ha mobilitato le piazze d'Italia comunicano l'inusualità del provvedimento riservato al dottore ravennate.

L'istanza è stata accolta dal DAP (dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), e ha ottenuto il nulla osta del Tribunale, attraverso l'attuale presidente di Corte d'Assise.

Prassi vuole, invece, che i detenuti condannati per reati gravi debbano scontare la pena in strutture idonee, non quindi il carcere di via Port'Aurea, nel quale sono detenute le persone in attesa di giudizio e quelle condannate a pene inferiori ai cinque anni, o con un residuo di pena inferiore ai cinque anni.

Ci informeremo presso queste istituzioni per capire che cosa sta succedendo, quale legge è stata applicata e quale umanità rispettata.

Lanceremo appelli che mirano ad allargare la nostra ansia di conoscere e di ricevere una giustizia che sia uguale per tutti e per tutte.

UDI Ravenna, Linea Rosa Ravenna, Dalla parte dei minori, le associazioni che si sono costituite parte civile nel processo per il femminicidio di Giulia Ballestri, hanno già iniziato, rivolgendosi al DAP, a nome di tutte”.

 

Udi-Unione donne in Italia Ravenna

Linea Rosa Ravenna

Associazione Dalla parte dei minori Ravenna

Casa delle donne

 

 

Le tappe della vicenda

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