12 dicembre 2018 - Ravenna, Cultura

“Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz” al teatro Alighieri

In programma il 16 dicembre la nuova versione rivista per orchestra

L’arte guarda ai giovani, con la certezza di puntare al futuro. Negli uffici della Fondazione Ravenna Manifestazioni si è svolta la presentazione dello spettacolo “Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz” nella nuova versione rivista per orchestra dall’autore delle musiche Paolo Marzocchi. La produzione ritorna sul palcoscenico del Teatro Alighieri domenica 16 dicembre come fuori abbonamento della Stagione d’Opera e Danza (lunedì 17 e martedì 18 dicembre le matinées riservate alle scuole).

Lo spettacolo sarà in scena anche al Teatro Comunale di Ferrara (21 dicembre) e al Regio di Parma (27 e 28 gennaio) in occasione del Giorno della Memoria.

Nell’occasione è stato presentato il percorso A scuola in teatro 2018/19 dedicato a studenti di Elementari, Medie, Superiori e Universitari, nel quale lo spettacolo è inserito. Il sovrintendente Antonio De Rosa ha evidenziato l’importanza dei giovani: “rappresentano la nostra prima preoccupazione, sono al primo posto nella nostra progettualità”. Si tratta di un interesse ricambiato, visto l’entusiasmo, è stato sottolineato, con cui i ragazzi partecipano agli spettacoli e alle prove. Il progetto coinvolge gli istituti di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini: oltre 7mila gli studenti che hanno partecipato quest’anno. Non si tratta solo di favorire un ricambio generazionale fondamentale per il futuro della musica e del teatro ma anche di diffondere la cultura nelle nuove generazioni. “Il viaggio di Roberto” assume oggi un ulteriore significato come hanno sottolineato il direttore artistico Angelo Nicastro e il regista Alessio Pizzech. Si tratta del “dovere” del ricordo nei confronti della vita rubata ad un bambino, “per meccansmi non casuali e non superati”, ha commentato Nicastro. “Se Primo Levi è riuscito a superare gli inferni, noi possiamo trovare la forza di superare questo tempo”, ha detto Pizzech.

 

Un bambino e la Shoah

Ma qual è la storia di Roberto Bachi? Come viene spiegato nella nota sull'appuntamento, si tratta della drammatica vicenda di una delle quarantamila vittime italiane della Shoah, Roberto Bachi, che visse a Ravenna e qui frequentò la quarta elementare presso la Scuola “Filippo Mordani”. Il 6 dicembre 1943 Roberto partì dal Binario 21 della stazione di Milano, destinazione Auschwitz. Ricostruita grazie ad alcuni suoi ex compagni di classe (Danilo Naglia, Silvano Rosetti e Sergio Squarzina, in scena nella rappresentazione), la vicenda è diventata azione scenica su libretto di Guido Barbieri e musiche di Marzocchi, con la regia di Alessio Pizzech; atto conclusivo di un percorso che si deve all’impegno del compianto Giorgio Gaudenzi negli anni in cui fu direttore didattico della Scuola Mordani. Primi protagonisti della produzione gli alunni della stessa Mordani, che compongono il coro di voci bianche Libere Note diretto da Elisabetta Agostini e Catia Gori, l’Orchestra Arcangelo Corelli diretta da Jacopo Rivani, Franco Costantini e Cinzia Damassa rispettivamente nei panni di un ipotetico compagno di viaggio, Vittorio, e di Ines, la madre di Roberto. Al loro dialogo si contrappone il silenzio di Roberto, rappresentato sulla scena come muto protagonista della storia (nel ruolo si alternano Emmanuel Ranieri, Emiliano Santiago Orioli, Andrea Zannini). I racconti di Vittorio, immaginati, e di Ines, basati su memorie e documenti, sono intercalati dagli interventi cantati dalle apparizioni del padre Armando (il baritono Marcello Rosiello), della maestra Maria Rosa Gambi (il mezzosoprano Anna Bessi) e di personaggi dei libri letti da Roberto che affiorano dalla sua memoria.

L’appuntamento è realizzato grazie alla collaborazione del Comune di Ravenna, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna (presente alla conferenza stampa il presidente Ernesto Giuseppe Alfieri), della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e di Unipol Banca.

“Memoria è tornare a vivere: come le persone amate rivivono in noi attraverso quello che ci hanno lasciato nel ricordo, così una comunità acquista maggiore coscienza di sé e si rafforza nella sua identità, facendo memoria della sua storia, del suo passato, delle sue radici. Per questo come Teatro Alighieri abbiamo voluto dare il nostro contributo commissionando un’opera su Roberto Bachi”. Così scriveva il direttore artistico Angelo Nicastro nella nota di presentazione allo spettacolo. “Riportare in scena un lavoro come questo è necessario - sottolinea il regista Alessio Pizzech - Siamo in un tempo di perdita di qualsiasi elemento di memoria. Siamo proiettati nel presente, viviamo nell’istante. Il viaggio di Roberto pone invece la memoria come valore: l’arte diventa un monito, capace di andare oltre il tempo”.

Nato a Torino nel 1929, Roberto giunge a Ravenna nel ’37 a seguito del trasferimento del padre - il generale Armando Bachi - chiamato ad assumere il comando della divisione di fanteria Rubicone di stanza in città. Frequenta la Scuola Elementare Mordani solo per un anno perché la famiglia si deve trasferire in seguito alla proclamazione delle leggi razziali del ‘39. Nell’ottobre del 1943, durante un rastrellamento tedesco presso Torrechiara (Parma), padre e figlio vengono riconosciuti come ebrei e arrestati: il padre è mandato direttamente alle camere a gas, Roberto parte alla volta del campo di lavoro di Auschwitz-Monowitz. Le ricerche condotte dalla madre svelano che Roberto è morto probabilmente di tubercolosi nel ‘44. Guido Barbieri ha scelto di concentrarsi sul “buco, nero e profondo, oltre a quello che circonda la sua morte: il viaggio. Quei sei giorni, tra il 6 e il 12 dicembre, che lo hanno fatto arrampicare su per l’Europa, tra quattro pareti di legno senza finestre. La memoria di quel viaggio non ha lasciato alcun oggetto dietro di sé”. “È essenzialmente un’opera della memoria, la memoria di fatti reali e tragici - spiega il compositore Paolo Marzocchi - ma al tempo stesso è un’opera sulla memoria”. Se il livello dei vivi (Ines e Vittorio) è dominato dalla parola recitata, il piano della visione è invece affidato alla parola cantata: la musica è costruita di “memorie musicali”, integrate a materiale costruito con una sequenza di sei note, ricavata traslando in suoni il numero di matricola di Roberto, 167973.

Dopo Il viaggio di Roberto la Stagione Opera ripartirà nel 2019 da Roméo et Juliette (18 e 20 gennaio) di Charles Gounod, coproduzione con il Teatro Nazionale Croato di Fiume diretta da Paolo Olmi; seguirà il capolavoro mozartiano Le nozze di Figaro (22 e 24 febbraio) in arrivo dal Festival dei Due Mondi di Spoleto e l’Andrea Chénier (8 e 10 marzo) di Umberto Giordano, per chiudere con l’opera contemporanea Katër I Radës, il naufragio (18 aprile) sul dramma degli sbarchi clandestini. Info e prevendite: Biglietteria Teatro Alighieri - tel. 0544 249244 – www.teatroalighieri.org

Biglietti “Il viaggio di Roberto” (posto unico): intero 12 € ridotto 10 € (under 18 e universitari 5 €)

 

A scuola in teatro

Ritorna con la Stagione 2018-19 del Teatro Alighieri il percorso di spettacoli dedicato alle scuole

Non solo un teatro aperto alle scuole, ma un teatro per le scuole: è questo lo spirito con il quale si rinnova anche quest’anno il cartellone di A scuola in teatro, che dal 1998 incrocia la Stagione d’Opera e Danza del Teatro Alighieri con percorsi dedicati a Scuole Elementari, Medie, Istituti Superiori e Università. In vent’anni di fitto e stimolante dialogo con insegnanti e studenti il progetto ha contribuito alla diffusione e comprensione del patrimonio della musica, del teatro e della danza fra oltre centomila giovani e giovanissimi, una vera e propria caccia al tesoro nei territori dello spettacolo dal vivo nella preziosa cornice dell’Alighieri, uno dei teatri all’italiana più eleganti della penisola. E se sono ottimi i numeri, la crescita costante di A scuola in teatro sta anche e soprattutto nella partecipazione attiva dei ragazzi, protagonisti sulla scena in produzioni originali appositamente commissionate e coinvolti in prima persona in attività formative di qualità. Quest’importante percorso è reso possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Ravenna, al determinante sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e gode del patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna.

Dopo l’apertura della prove generali di Nabucco, Rigoletto, Otello, la stagione per le scuole si apre ufficialmente con le matinées de Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz (17 e 18 dicembre per Scuole Elementari, Medie e studenti Universitari). La produzione originale di teatro musicale torna sul palcoscenico che l’ha vista nascere nella nuova versione rivista per orchestra dall’autore Paolo Marzocchi.

 

 

Roméo et Juliette

Il primo appuntamento del 2019 interseca di nuovo la Stagione Opera, con una presentazione di Roméo et Juliette di Charles Gounod: il 19 gennaio sarà lo stesso Paolo Olmi - direttore dell’opera - a illustrare la celeberrima vicenda dei giovanissimi innamorati di Verona, corredando la spiegazione con l’esecuzione di arie e passaggi musicali salienti, per introdurre i ragazzi alle atmosfere del dramma shakespeariano e alla struggente musica che Gounod compose rispettando l’originale impianto drammaturgico.

 

Leonardo Da Vinci, il genio da piccolo

Immaginare Leonardo da Vinci bambino: è questa l’ispirazione da cui fiorisce l’ultima creazione della compagnia Drammatico Vegetale, storico gruppo del teatro per ragazzi, che il 5 e 6 febbraio invita gli studenti delle Scuole Elementari e Medie a (ri)scoprire il mondo attraverso gli occhi curiosi di un bambino che diventa uomo e di un uomo che continua a essere animato dalla stessa curiosità per il mondo. Leo, uno sguardo bambino sul mondo è uno spettacolo di teatro corporeo e visivo tra gioco, scienza e arte, che restituisce al giovane pubblico un ritratto di Leonardo guidato dal desiderio inesauribile di mettere le dita fra gli ingranaggi della vita. Firmato da Pietro Fenati, con Camilla Lopez ed Elena Pelliccioni sulla scena e le musiche originali di Matteo Arevalos, lo spettacolo fa propria l’affinità che lo stesso Sigmund Freud rivelava fra la figura di Leonardo e il mondo dell’infanzia, per esplorare i misteri della scoperta e della creazione.

 

Opera Domani

Con un altro inno alla creatività torna all’Alighieri anche il progetto Opera Domani, che quest’anno presenta - il 9, 10 e 11 aprile - uno dei più celebri titoli del repertorio operistico: L’elisir d’amore. Una fabbrica di idee. Il melodramma giocoso di Gaetano Donizetti è proposto in una versione su misura per Scuole Elementari e Medie, trasportando la vicenda di Nemorino, Adina, Belcore e Dulcamara negli anni Trenta. La fabbrica di sciroppo per la tosse Elisir è un luogo grigio e triste dove si produce una medicina amarissima e odiata dai bambini; un luogo dove mancano dolcezza e felicità, perché nessuno ha il coraggio di tentare di cambiare la ricetta. Proprio bambini e ragazzi saranno chiamati, partecipando attivamente al progetto, a migliorare la formula e a portare in teatro gli ingredienti segreti per salvare la fabbrica e, metaforicamente, sconfiggere le amarezza della vita: coraggio, creatività ed entusiasmo sono gli strumenti con cui dovranno mettersi in gioco e cambiare le sorti dei personaggi.

 

Il naufragio

L’itinerario di A scuola in teatro si conclude il 17 aprile, questa volta per richiamare l’attenzione del pubblico di studenti delle Scuole Medie, Superiori e Università su una delle - purtroppo numerose - tragedie del Mediterraneo. L’opera contemporanea Katër I Radës, il naufragio narra della motovedetta albanese, carica di uomini, donne e bambini, affondata davanti alle coste italiane il Venerdì Santo del 1997; un atto unico affollato di sommersi e salvati, sopravvissuti e scomparsi, tra voci, paure, desideri. Alessandro Leogrande ne ha scritto il libretto per la Biennale Musica 2014, poco prima della sua prematura scomparsa, riprendendo la sua inchiesta legata allo scontro della motovedetta con una corvetta della Marina Militare Italiana, che voleva impedire lo sbarco dei disperati “invasori”. A firmare la musiche il compositore albanese Admir Shkurtaj che, giunto nel ’91 in Italia poco più che ragazzo con le prime ondate di sbarchi e formatosi musicalmente nel nostro Paese, oggi collabora con diverse compagnie teatrali di ricerca con grande attenzione per le più autentiche tradizioni musicali balcaniche. Non solo un’opera della memoria, ma il tentativo di “prestare ancora una volta ascolto al canto muto di chi non c’è più”.

Consapevoli dell’importanza per le nuove generazioni di conoscere un edificio cittadino non solo rilevante a livello storico e artistico, ma anche punto di riferimento e di aggregazione per la collettività, per quanti aderiscono alla stagione A scuola in teatro 2018/2019 è possibile prenotare una visita guidata al Teatro Alighieri, concludono gli organizzatori.

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