13 dicembre 2018 - Ravenna, Cronaca

In 150 nel cuore di Ravenna contro il ritorno di Cagnoni

Per una sfilata silenziosa e illuminata dalle fiaccole

In 150 al corteo 

Si è svolto nel tardo pomeriggio di ieri il corteo silenzioso, ma fortissimo nel suo significato, organizzato dalle associazioni contro la violenza di genere della città ed aperto a tutta la cittadinanza. 

​In 150 ​fra uomini e donne, ma soprattutto donne, si sono presentati per sfilare contro il trasferimento di Matteo Cagnoni, il dermatologo 53enne ​condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie Giulia Ballestri che dopo 112 giorni di reclusione al carcere della Dozza di Bologna è stato trasferito per "poblemi di salute e di vicinanza famigliare" alla casa circondariale di Ravenna. 

Avvenimento, questo, che ha scatenato enorme scalpore e molto manlcontento fra i pareri dei ravennati. 

La fiaccolata

E' stata organizzata allora una fiaccolata di protesta per chiedere la revoca di tale provvedimento. 

Il ritrovo era alle 18,45 in piazzetta Serra a Ravenna, presso la scultura dedicata alle donne della città vittime di femminicidio. 

Il corteo è partito muovendosi per le vie del centro storico, sfiorando piazza del Popolo ha percorso poi via Cavour.

E' giunto infine alla casa circondariale dove Cagnoni è detenuto.

Qui, sempre in silenzio, il corteo ha preso la forma di un cerchio.

Infine, si è dissolto. 

Un forte significato

E' stata una sfilata avvolta dal silenzio, senza cartelli, nè stricscioni ad eccezione di quello posto davanti a tutte, in apertura del corteo, che riporta la scritta che ha dato nome anche alla petizione: “Nè privilegi né disparità. Per Giulia Ballestri. Per una giustizia uguale per tutti e tutte".

Sì, perchè, per quanto possa essere stato silenzioso il corteo, non lo sono state le assoziazioni contro la violenza di genere della città come: Unione donne in Italia, Linea Rosa, Dalla parte dei Minori (le tre associazioni che nel processo al dermatologo si sono costituite parte civile) e Casa delle donne di Ravenna che si sono attivate immediatamente.

Esse infatti, non appena appresa la nostizia, la quale fra l'altro ha avuto diffusione nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, hanno comunicato alla stampa il loro forte malcontento e si sono immediatamente messe all'opera attivamente per cambiare la situazione e chiedere la revoca del trasferimento. 

Hanno così organizzato una petizione, chiamata “Nè privilegi né disparità. Per Giulia Ballestri. Per una giustizia uguale per tutti e tutte", la quale nel giro di poco tempo ha raccolto più di 5000 firme (più dell'obiettivo prefissato) la quale ha lo scopo di chiedere al Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), al Ministro della Giustizia e agli altri soggetti interessati di revocare il provvedimento e di disporre il trasferimento di Cagnoni in un altro carcere.

 

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