10 gennaio 2019 - Ravenna, Cronaca

Condannato l'erborista che praticava "riti magici" ai clienti

2 anni e 10 mesi di reclusione più 30mila euro da risarcire

2 anni e 10 mesi di reclusione 

L'8 gennaio in aula di Tribunale è stato condannato a due anni e dieci mesi di reclusione​ l'erborista accusato di praticare "riti magici" nel soppalco del suo negozio. 

Il Giudice ha assegnato all'uomo una pena di 10 mesi in più rispetto a quanto chiesto dalla Procura. 

Inoltre l'uomo dovrà risarcire di circa 30mila euro le sue "vittime".

L'accusa

L'uomo, di 50 anni è stato accusato da alcuni clenti di aver spillato loro molti quattrini.

La somma che loro gli dovevano per una particolare prestazione: si tratta di riti magici che avrebbero dovuto scacciare il maligno e le negatività di cui queste persone pare fossero cariche. 

Come riporta Il Resto del Carlino, secondo l’accusa l’erborista non si limitava a vendere tisane e integratori, ma ai propri clienti offriva strani riti da praticare nel soppalco con specchi, talismani e amuleti, pietre magiche e candele, formule e preghiere di gruppo.

E talvolta dava anche i compiti a casa.

La prima a denunciarlo, nel 2013, fu la titolare di una casa di riposo di Mezzano, cui gli affari andavano male perché, a dire dell'erborista/stregone, sulla donna vi era della negatività.

Alla donna, che ha investito nella sua "salvezza dal maligno" ben 28mila euro, saranno subito restituiti 15mila euro, il resto in sede civile.

Ma alla ricerca delle "magiche cure" andarono anche la figlia della donna e l’allora fidanzato di lei, un 34enne il quale fu indotto a lasciare il lavoro credendo che i colleghi gli avessero fatto delle fatture.

La difesa

Secondo la difesa dell’erborista, invece, la verità era altra.

E ha cercato di dimostrarla sostenendo che le fatture trovate durante la perquisizione del negozio fossero autentiche e che recassero la firma (vera) delle presunte vittime, che invece le reputano false.

Inoltre, sempre secondo la difesa, la denuncia della titolare della casa di riposo sarebbe stata strumentale poiché "interessata sotto il profilo economico".

Ciò in quanto la stessa, che aveva pagato l’erborista con assegni postdatati, era in stato di insolvenza, e se non li avesse fatti bloccare con la denuncia sarebbero andati in protesto.

Il giudice ha valutato diversamente.

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