10 gennaio 2019 - Ravenna, Cronaca

Sequestro da oltre 50 milioni al “re del vino”

I dettagli dell'operazione della Dia coordinata dalla Procura: individuati anche 185 beni immobili tra fabbricati e terreni, 4 le auto d'epoca

Beni immobili - 185 tra fabbricati e terreni - a Russi, Faenza e nelle province di Forlì e Brescia. E poi beni mobili registrati tra cui 4 auto d’epoca (come una Lancia Flaminia e una Lancia Flavia); disponibilità finanziarie (liquidità depositate in Italia e a San Marino), compendi aziendali e partecipazioni societarie: il tutto per un ammontare di oltre 50 milioni.

Questi i numeri del sequestro operato nei confronti dell’imprenditore vitivinicolo ravennate Vincenzo Secondo Melandri dalla Dia di Bologna (sezione diretta dal tenente colonnello dei Carabinieri Aniello Mautone) coordinata dal Procuratore della Repubblica di Ravenna dott. Alessandro Mancini e dal Sostituto dott.ssa Lucrezia Ciriello, in esecuzione di un provvedimento emesso dal GIP di Ravenna, dott. Andrea Galanti.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa in Procura. L’importante operazione si inquadra giuridicamente ai fini della "confisca per sproporzione”: come è stato spiegato, l’ipotesi accusatoria riguarda la grande differenza tra le possibilità reddituali e la consistenza del patrimonio. Con questo particolare tipo di misura si tende dunque ad “aggredire” patrimoni ritenuti illecitamente costituiti, il tutto a garanzia dell’erario (la Procura ravennate è particolarmente attenta al tema della lotta all'evasione: un fenomeno considerato dannoso anche per la convivenza civile). Ritornando all'operazione, trattandosi di ipotesi investigative, la Procura ritiene difficile ma non esclude, ha evidenziato, che si possa comunque contrastare l’entità del compendio: la difesa avrà modo di controdedurre. Intanto le indagini continuano.

Come spiega la Dia in una nota, Melandri noto come “il re del vino”, venne coinvolto, nel 2012, nell’operazione “Baccus” della Dda di Bari, a seguito della quale la Corte d’Appello emise nei suoi confronti una condanna a 4 anni di reclusione per reati associativi finalizzati alla truffa aggravata ed ai reati fiscali.

Nel dicembre del 2017 è stato invece arrestato dalla Dia di Bologna nell’ambito dell’operazione “Malavigna”, poiché ritenuto referente di un gruppo criminale specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali, perpetrate mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Nell’ambito dell’operazione erano stati anche eseguiti provvedimenti di sequestro su beni e liquidità per un valore complessivo stimato in oltre 20 milioni di euro.

Le recenti indagini patrimoniali svolte dalla Dia, sulla copiosa documentazione societaria e bancaria rinvenuta nel corso di tale attività, hanno permesso di ricostruire, nella sua interezza, l’ingente patrimonio del Melandri e della compagna, “risultato nettamente sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale”.

 

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