26 febbraio 2019 - Ravenna, Spettacoli

Al Socjale di Piangipane carnevale nel classico stile napoletano

Sul palco gli Ars Nova Napoli con “La Morte di Carnevale”

È in programma al Teatro Socjale di Piangipane per venerdì 1 marzo, con ingresso dalle ore 21 e concerto alle 22, “La Morte di Carnevale”, con gli Ars Nova Napoli che porteranno sul palco il carnevale nel classico stile napoletano. L’ingresso è riservato ai soci Arci, nell’intervallo come da tradizione verranno serviti i cappelletti.

I protagonisti

Gli Ars nova Napoli sono un gruppo di sei giovani musicisti napoletani uniti dalla stessa passione per la musica tradizionale del sud - Italia. Da alcuni anni portano in giro per strade e festival il loro spettacolo in continua evoluzione. L' obbiettivo è partire dalle tradizioni popolari a noi vicine per raggiungere con la musica il resto del mondo.

Il gruppo è composto da Marcello Squillante (Fisarmonica, Chitarra, Voce), Gianluca Fusco (Chitarra, Organetto, Gaita, Voce), Michelangelo Nusco (Violino, Mandolino, Tromba), Vincenzo Racioppi (Mandolino, Charango), Bruno Belardi (Contrabbasso) e Antonino Anastasia (Tamburi a Cornice, Percussioni).

Il repertorio costituito inizialmente da tarantelle, pizziche, tammuriate e serenate si è ampliato sempre di piu' con l'aggiunta di danze popolari dell' Est Europa. Lo spettacolo, vincitore dell' ultimo Ferrara Buskers Festival, ha aperto l' ultima edizione della Notte della Tammorra, celebre manifestazione curata da Carlo Faiello. Nel luglio 2012, nella la rassegna Estate a Napoli, lo spettacolo ha incontrato al Maschio Angioino il progetto Tela di Parthenope, compagnia di teatro danza internazionale, per ritrovare i rapporti esistenti tra favole, storie e musiche del mondo.

La Morte di Carnevale

Stabilire l'origine esatta del Carnevale è piuttosto complicato, si tratta infatti di una tradizione secolare che qualcuno ricollega alle celeberrime atellane. Tesi più accreditate indicano il Carnevale come una vera e propria festa pagana legata ai riti romani dei Baccanali (in onore di Bacco) e Saturnali (che celebravano Saturno).

Il Carnevale era forse la festa popolare più sentita dai napoletani. Durava più di un mese e iniziava la notte del 17 gennaio quando, in onore di Sant’Antonio Abate, si accendeva “ò cippo”, una catasta di legno nella quale finivano tutte le cose vecchie da bruciare e lasciare andare via. Nelle strade principali il popolo, obbligatoriamente in maschera, si esibiva in balli e tarantelle “armato” dei classici strumenti di musica popolare, dallo Scetavajasse (una sorta di violino dal rumore intenso tanto da essere in grado di risvegliare le vajasse) al Putipù (una caccavella di pelle di capra forata al centro e con un bastone infilato all’interno che emetteva suono con lo scorrere della mano su di esso) al tricchebballacche.

E’ in questo momento storico che nasce la maschera della "Vecchia 'o Carnevale", rappresentata da una doppia maschera che unisce Pulcinella a cavallo di una vecchia. La conclusione dei festeggiamenti, cosi come riportato ancora oggi in numerosi carnevali in giro per la Regione, era data dalla "Morte di Carnevale” il giorno di martedì grasso. In alcune città della Campania, una su tutte Montemarano, il momento è celebrato addirittura con un vero e proprio funerale per sancire la fine della baldoria e l’inizio del momento sacro.

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