30 marzo 2019 - Ravenna, Economia & Lavoro

Sempre meno attività italiane, aumentano vertiginosamente quelle straniere

In Emilia Romagna gli imprenditori che vengono dall’estero sono aumentati del 34%

Sempre meno attività italiane, aumentano veritiginosamente quelle straniere

In Emilia Romagna gli imprenditori stranieri sono cresciuti del 34%, quelli italiani invece sono sempre di meno.

Il fenomeno è esteso a tutta l’Italia anche se con percentuali di crescita ed incidenza variabili non solo da regione a regione, ma anche da provincia a provincia.

A trattare l’argomento è il Resto del Carlino di oggi che ha reso noti i risultati dell’indagine condotta da Fondazione Moressa sulla base dei dati Infocamere i quali hanno rivelato questo grande cambiamento che, soprattutto negli ultimi dieci anni, ha coinvolto tutta la nazione, inclusa la provincia di Ravenna.

Il fenomeno era già visibile tempo fa, ma nell’ultima decade i numeri delle attività sul territorio gestite da titolari stranieri sono aumentati esponenzialmente, impossibile ignorarli.

Le nazionalità più diffuse e in quali settori

Le attività più diffuse e numerose sono quelle di proprietà cinese, al secondo posto troviamo invece quelle marocchine, mentre la medaglia di bronzo se l’aggiudicano quelle di proprietà rumena.

I settori più mirati dagli imprenditori che provengono dall’estero sono principalmente quello del commercio (soprattutto alimentari, ristorazione e minimarket), servizi e costruzioni (queste ultime sono in mano soprattutto a titolari provenienti dall’Est europeo), ma anche settore tessile e calzaturiero.

Perché?

La causa è molto semplice e si articola in due punti.

  1. Aprire un esercizio per sottrarsi alla miseria: l’Italia è vista come un luogo per avere una vita migliore, più sicura e più agiata; vivere nella povertà non è certo una condizione generalmente auspicabile. Per questo motivo chi si trasferisce sul territorio nazionale cerca subito il modo di avere una stabile fonte di guadagno e un’attività avviata lo è senz’altro, quindi il primo passo da fare è aprirne una e fare di tutto perché sopravviva alla crisi che si è scagliata su molte attività facendole perire.
  2. Di spazio ce n’è. Non si può certo dire che gli italiani (soprattutto i giovani) si diano alla corsa frenetica nell’aprire attività. Sono infatti sempre meno le persone nate in Italia che avviano un proprio esercizio lasciando quindi più spazio agli stranieri che vogliono cimentarsi in questa iniziativa. I motivi sono diversi: aprire un’attività richiede molti sforzi e sacrifici, richiede impegno e dedizione e soprattutto spesso richiede tempo prima di poter vedere i risultati nelle proprie tasche. Inoltre, avviare un'impresa è anche rischioso in quanto vi si investe senza però avere la certezza che si avvii verso il successo e che porti quindi i compensi auspicati.  

Per queste motivazioni gli italiani intraprendono prima altre vie, sperimentano altri tipi di carriera per trovare la propria stabilità economica, mentre per chi si trasferisce nello Stivale avviare un’attività, anche se per i guadagni potrebbe essere necessario aspettare un po’ e quindi fare dei sacrifici iniziali senza la certezza del “lieto fine”, appare come la via migliore e per questo è quella più intrapresa.

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