6 giugno 2019 - Ravenna, Cultura, Eventi

Foto - Riccardo Muti e Maurizio Pollini per l’inaugurazione di RavennaFestival 2019

Si aprono le danze per la trentesima edizione

Trentesima edizione di Ravenna Festival

“Per l’alto mare aperto”: nel verso dantesco che Ravenna Festival 2019 si è scelto quale titolo si intrecciano e convergono orizzonti sconfinati, ma anche senso della tradizione, dimensione onirica, ma anche potenti spunti di realtà. Proprio come nella straordinaria personalità artistica degli interpreti chiamati ad aprire questa trentesima edizione convivono in mirabile sintesi libertà e rigore, vivida fantasia e studio inflessibile.

Riccardo Muti, Maurizio Pollini (Silvia Lelli)È infatti a Riccardo Muti, sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, e al pianista Maurizio Pollini che è stato affidato ieri, mercoledì 5 giugno al Pala de André, il concerto inaugurale del nuovo cartellone. Insomma, una serata che è stata un incontro di giganti, che si è espressa nel segno di Mozart: con il Concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore KV449 e con il Concerto per pianoforte e orchestra in re minore KV466. Incorniciati dalla sola orchestra con l’Ouverture da concerto op. 27 di Mendelssohn, Meeresstille und glückliche Fahrt (“Calma di mare e viaggio felice”) e, in chiusura, con l’intramontabile Boléro di Maurice Ravel.

Muti, Pollini e Ravenna Festival

Se trent’anni fa fu proprio il maestro Muti a segnare l’inizio della prima edizione di Ravenna Festival – era il primo luglio 1990, sotto la sua bacchetta alla Rocca Brancaleone sedevano i Filarmonici della Scala, in programma anche allora Mozart -, anche Maurizio Pollini è stato più volte ospite del Festivalsoprattutto nelle prime edizioni, e sempre solo, in recital: ben tre volte nei primi anni Novanta e poi ancora nel 2004. E, seppure seguendo repertori, tempi e inclinazioni diversi, i due musicisti, pressoché coetanei, hanno più volte intrecciato i loro destini musicali: la prima volta nel lontano 1971, con i Berliner Philharmoniker, poi con l’orchestra scaligera e ancora, in anni più recenti, con la Chicago Symphony Orchestra. 

Indiscussi protagonisti degli ultimi decenni di storia dell’interpretazione, Muti e Pollini hanno proposto due Concerti che Mozart ha composto tra il 1784 e il 1785, nel periodo della sua piena affermazione viennese, e proprio per il pubblico aristocratico e alto borghese della capitale imperiale, pubblico tra cui sedevano facoltosi mecenati e allievi dello stesso compositori. Dunque, due opere che, come scrive lo stesso Mozart, “sono una via di mezzo tra il troppo facile e il troppo difficile, brillanti, gradevoli all’orecchio senza cadere nella vuotaggine, che sapranno soddisfare intenditori, ma anche coloro che non lo sono”. Insomma, pagine che oggi potremmo definire “di consumo”, senonché Mozart neanche in questo caso riesce a tenere a freno il suo talento e quell’inquietudine sperimentale che lo conduce comunque a forzare i limiti della maniera e della convenzione. Così, se il Concerto in mi bemolle maggiore K449, appare intimo eppure intessuto di un contrappunto eloquente, sorgivo, quello in re minore K466 si distingue perché improntato a una drammaticità quasi “teatrale”.

Riccardo Muti, Maurizio Pollini (Silvia Lelli)
Come si è detto, a incorniciare i due concerti mozartiani, Riccardo Muti ha scelto da una parte l’Ouverture “Calma di mare e viaggio felice” che Mendelssohn compone nel 1828, traendo diretta ispirazione dal testo poetico di Goethe (lo stesso che già Beethoven aveva rivestito di suoni), ma - come scrive Guido Barbieri nelle note di sala che accompagnano il concerto - “in una sua personalissima concezione di musica a programma: nessuna concessione all’illustrazione di maniera, al bozzettismo descrittivo, ma al contrario la volontà di creare, attraverso il suono, un mondo autonomo e parallelo rispetto a quello della poesia”. Dall’altra, una delle più celebri opere di tutta la letteratura musicale: l’irresistibile Boléro con cui Maurice Ravel rispose alla richiesta di una breve partitura di ambientazione spagnola da parte della grande ballerina Ida Rubinstein, un lavoro quasi “di ripiego” che sarebbe divenuto uno dei più clamorosi successi di tutti i tempi.
Riccardo Muti, Maurizio Pollini (Silvia Lelli)
Il concerto è stato realizzato con il contributo di La Cassa di Ravenna spa e Fondazione Cassa di Risparmio diRavenna.

 

Riccardo Muti (Silvia Lelli)

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