24 giugno 2019 - Ravenna, Sanità

Ricoverata per una rara malattia autoimmune alla Stroke Unit di Ravenna, le sue parole commuovono

La lettera di ringraziamento ed elogio di una paziente

Le parole della paziente

Questa testimonianza non è tecnico/scientifica ma soggettiva e sensoriale.

“La realtà della Stroke Unit/Neurologia/Ravenna, diretta dal dottor Pietro Querzani, prima a me sconosciuta, come l’ho percepita attraverso l’udito, ancora attivo nel mio corpo inerme, mentre il personale si prendeva cura di me.

Sono una donna di 49 anni, moglie, madre e libera professionista molto attiva, appassionata della vita e del proprio lavoro. Mi trovo improvvisamente in Stroke Unit, per esordio con crisi scompensata di una rara malattia neuromuscolare autoimmune. Sono pianista e il mio udito si mantiene specializzato e attento. Ma il resto del mio corpo non mi risponde più, le palpebre non si alzano, ho bisogno di tutto. Sento attorno a me movimenti netti e precisi, ordinati, organizzati, sequenziali, ripetitivi,ciclici ma con energie diverse. Ad ogni cambio turno arriva una nuova ‘squadra’: il medico, con una sua postura/voce/disponibilità; l’ infermiere, che come un ‘direttore d’orchestra’ percepisco raggiungere il suo ‘podio’-carrello della terapia al centro della sala; gli oss, che fin dal mattino mi lava, mi cambia, mi porta il cibo e anche la ‘sciccheria’ del kit usa e getta per l’igiene orale, mi lava i capelli per togliere il gel dell’elettroencefalogramma, non mi fa sentire a disagio.

La parte più bella ed interessante, per me, arriva con l’ascolto del passaggio delle consegne. Anche se ci separa il vetro della cabina centrale, mi arriva la precisione, la non fretta, la sintesi, la puntualità di ogni minimo particolare, che diviene occasione di riflessione. Non mi arrivano frasi di conflitto, sfiducia, diffidenza, filtro. Mi arriva serietà, competenza, progetto che scaturisce da un continuo flusso di riflessione allargata. ‘Mi faccio persuasa’ che questa neurologia è scienza che scaturisce tanto dai dati scientifici degli esami richiesti quanto dalla intuizione umana di medici in comunicazione tra loro. Sopra a tutto, più volte al giorno, riconosco la voce del primario, il dottor querzani, perchè ha un timbro di voce tonico, positivo, ricco di armonici acuti. Lo sento vicino al medico di turno al PC, per aggiornarsi; lo sento vicino all’infermiere, per controllare la terapia; lo sento vicino a me, poiché quando passa non manca mai di farmi una carezza, quando ho ancora gli occhi chiusi; lo vedo appena ho le palpebre un po’ aperte, perché non manca mai di farmi un cenno di incoraggiamento con la mano.

Io non conosco l’organizzazione di questa realtà che si chiama Stroke Unit. Io per la prima volta nella mia vita mi ci trovo ricoverata, da paziente in grave difficoltà. Ma quello che ‘mi arriva’, giorno dopo giorno, mi accoglie, mi contiene, mi cura tanto quanto la terapia farmacologica. Anzi per tanti giorni, sebbene io continui a peggiorare, mi sento “tenuta” da un lento e paziente flusso che mi da’ sicurezza, più di cento discorsi informativi su questa sala speciale e preziosa che è la Stroke Unit di Ravenna, prima a me sconosciuta: semplicemente ‘mi arriva’. Perché dovrebbe essere un dovere di ogni paziente che riconosce un pregio nell’assistenza pubblica, tanto per una malattia rara quanto per un’altra più frequente, renderne onore e riconoscimento.

Non solo lamentele. Anche lucidità nel leggere e riconoscere una realtà che funziona. In ogni caso grazie, per tutto quello che avete dedicato a me”.

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