2 luglio 2019 - Ravenna, Cronaca

Villa Cesarea. Il titolare e le due badanti restano in carcere

Avrebbero dato versioni contraddittorie durante gli interrogatori di garanzia

Nessuna scarcerazione, respinta la richiesta dei domiciliari

Nessuna scarcerazione per Paolo Maioli, il titolare della casa famiglia per anziani “Villa Cesarea” e la badante 46enne rumena “Dana” che, durante gli interrogatori di garanzia tenutisi giovedì scorso, il 27 giugno, avevano richiesto l’attenuazione della misura cautelare in carcere a una misura domiciliare.

Richiesta che è stata respinta dal gip Janos Barlotti il quale lunedì 24 giugno aveva dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare per Maioli e la badante su richiesta del pm Cristina D’Aniello.

Il motivo per cui non è stata accolta la richiesta dei domiciliari risiede proprio nelle parole pronunciate da Maioli e Dana nella giornata di giovedì 27 giugno in quanto, durante gli interrogatori di garanzia, i due avrebbero dato versioni contraddittorie.

Tre incarcerati, quattro indagati

Al momento quindi sono incarcerati tre degli indagati: Elena Caliman, la badante 47enne rumena arrestata nella mattinata di sabato 15 giugno per via del pericolo di fuga (essa è stata trovata con le valigie pronte per tornare in Romania), di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, queste ultime due motivazioni sono le stesse per le quali è stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare anche per il titolare 63enne ravennate e per l’altra badante.

Le due donne si trovano nel carcere di Forlì, mentre il 63enne è stato tradotto nella casa circondariale di Ravenna.

Indagata a piede libero invece è una quarta badante/cuoca della struttura, una donna ucraina che sarebbe stata presente durante quel “maledetto 16 maggio”, giorno in cui, secondo l’accusa, sarebbero stati compiuti gesti ignobili che di civile non hanno assolutamente nulla, ma che portano a una profonda riflessione sulla condizione dell’umanità.

“Quel maledetto 16 maggio”

Seconda la denuncia effettuata da una quarta badante, la polacca Camilla, le due badanti rumene non tenevano una buona condotta con i pazienti più restii all’igiene, o incontinenti, rendendoli spesso vittime di umiliazioni ripetute (sono infatti in corso indagini sul comportamento delle due accusate anche con pazienti precedenti).

Il culmine della ferocia sarebbe stato toccato però nella mattinata del 16 maggio scorso quando, sempre secondo l’accusa, le due donne avrebbero trascinato un 94enne con la forza verso il bagno, l’avrebbero messo sul bidet e, mentre una lo teneva fermo, l’altra lo avrebbe obbligato ad ingerire più volte le sue feci e gliele avrebbe anche spalmate sul viso.

Questo fu l’episodio più grave ma non il primo nei confronti dell’uomo: secondo la denuncia di Camilla, infatti, il 94enne sarebbe stato più volte privato dei pasti servendogli il piatto vuoto rivolto verso il basso, mentre tutti mangiavano, come “punizione” per via della sua scarsa predisposizione all’igiene personale; inoltre gli sarebbero stati anche somministrati dei sedativi senza autorizzazione medica.

Le indagini di polizia locale e carabinieri, coordinati dal pm Cristina D’Aniello, proseguono per far chiarezza su questi e altri presunti avvenimenti di maltrattamenti passati.

 

Segui le tappe della vincenda: 

 

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