7 luglio 2019 - Ravenna, Eventi, Ravenna Festival

Ravenna Festival: la regia di Rimas Tuminas “Edipo a Colono” al Teatro Alighieri

La scrittura teatrale è uno dei lasciti più importanti della Grecia classica, uno dei tasselli più significativi della nostra identità culturale, punti di riferimento attorno ai quali continua a ruotare la riflessione dell’uomo moderno nel tentativo di rispondere alle domande che da sempre lo assillano, fonte inesauribile per sempre nuove riscritture. Come quella proposta da Ruggero Cappuccio con Edipo a Colono, pièce liberamente ispirata all’omonima opera di Sofocle, che va in scena con la regia del lituano Rimas Tuminas lunedì 8 luglio alle 21 al Teatro Alighieri, scavando nel cuore tematico di Ravenna Festival dedicato in questa XXX edizione proprio alla terra greca, al suo ingombrante passato come alla difficile attualità e all’indomito spirito che la attraversa. Lo spettacolo è realizzato con il contributo di Confindustria Romagna - Gruppo Giovani Imprenditori.

A dar voce e corpo alla tragedia rivisitata da Cappuccio, autore forte di una straordinaria esperienza teatrale, una nutrita compagnia di attori: Claudio Di Palma nei panni di Edipo, Marina Sorrenti, in quelli di Antigone, Franca Abategiovanni come Capocoro, Giulio Cancelli come Polinice, Davide Paciolla come Teseo e Rossella Pugliese come Ismene. Ai quali si aggiungono le voci cui è affidato il “coro”, mentre le scene e i costumi sono di Adomas Jacovskis, il disegno luci di Eugenius Sabaliauskas e le musiche di Faustas Latenas. 

Il testo, scritto secondo i dettami del genere narrativo-poetico, trasporta il pubblico in un indistinto luogo della memoria, sospeso nel tempo in cui i segni incancellabili della classicità si specchiano nel clima novecentesco della psicanalisi, delle guerre, delle lotte tra popoli per il raggiungimento del potere. È lì che giunge Edipo: l’ombra di Antigone lo guida attraverso uno spazio rituale votato alla sofferenza e alla purificazione. E qui il vecchio cieco scopre che solo attraverso il dialogo con il buio della maledizione e della colpa è possibile un’intuizione del mondo. Del resto, la tragedia di Sofocle è forse il più alto paradigma del dolore. In esso risplendono le radici delle energie misteriose che il genere umano è stato chiamato a sfidare nell’arco di migliaia di anni. La trasmissione transgenerazionale del male brilla in una forma poetica in cui filosofia, ritualità e libero arbitrio si danno un appuntamento fatale. 

Nella riscrittura di Ruggero Cappuccio, come egli stesso spiega, “la lingua che riaccende le luci dell’istinto e della ragione dei personaggi, è un italiano eroso al suo interno dal vitalismo ellenico della Sicilia e di Napoli: gli endecasillabi e i settenari che compongono la partitura di questo Edipo, liberano una polifonia ancestrale di suoni tesi a illuminare il dramma del re cieco attraverso una potenza sensuale oltre che cerebrale. Il processo di conoscenza del sé racconta come tra sofferenza e bellezza esista una relazione strettissima e dice che l’arte non è fatta per guarire le ferite”. Ed è proprio entrando nel profondo del testo che il regista lituano, da oltre dieci anni direttore artistico di uno dei più importanti teatri moscoviti, il Teatro Vakhtangov, mette in luce la complessità, ma anche l’intramontabile attualità, dei personaggi. Perché “la cosa più importante nella vita – sostiene Tuminas- è riuscire a vedere ciò che abbiamo intorno. Un attore sale sul palcoscenico per trovare la verità di un personaggio ed accompagnarlo sul sentiero della percezione”.

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