25 luglio 2019 - Ravenna, Cervia, Faenza, Lugo, Cronaca

“Un passo in più verso una legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”

Le parole del presidente della Regione, Stefano Bonaccini

“Emilia-Romagna terra di diritti”

“L’Emilia-Romagna è terra di diritti e qui le persone valgono in quanto tali. È allargando i diritti che siamo diventati una regione forte e coesa. Il lavoro svolto in Assemblea legislativa ha creato le condizioni perché si discuta e si approvi ora una legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. È un fatto positivo e ringrazio i Gruppi della maggioranza di centrosinistra per aver trovato una sintesi che farà fare un passo avanti alle persone e all’Emilia-Romagna nel suo insieme. E questo proprio nel momento in cui ritornano visioni della società che alzano muri e invocano la difesa solo di alcuni rispetto ad altri o contro altri. Visioni che vanno respinte”.

E’ quanto afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, a Roma per presiedere la seduta della Conferenza delle Regioni e, nel pomeriggio, per la Conferenza Stato-Regioni.

“Il mio grazie- prosegue in merito al testo di legge all’esame dell’Aula- va oltre il perimetro della maggioranza che sostiene la Giunta, visto che già in commissione il confronto fra i Gruppi ha visto convergere su parti significative del provvedimento anche esponenti dell'opposizione, a dimostrazione che il confronto, pur lungo e non sempre facile, ha permesso di fare passi avanti in termini di condivisione”.

“I Gruppi della destra sono invece fortemente contrari. E’ legittimo che chi, nell’opposizione, intenda contrastare la legge, anche in maniera decisa, lo faccia, con tutti gli strumenti previsti dai regolamenti. Mi chiedo però se davvero sul tema dei diritti sia necessario paralizzare l'Aula ad oltranza, per testimoniare il proprio dissenso. Così come registro toni e argomenti che dovrebbero restare al di fuori del dibattito pubblico: quando per sostenere le proprie ragioni si fa ricorso all'insulto e al dileggio- chiude Bonaccini- significa che non si hanno argomenti convincenti nel merito”.

 

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