12 agosto 2019 - Ravenna, Società

Dalla Romagna in Mozambico: il viaggio di solidarietà di 2 ragazze ravennati

“Un’esperienza personale che tutti quanti dovrebbero fare”

Hanno detto no a discoteche, ombrellone e racchettoni per vivere un’estate diversa, all’insegna della solidarietà e del volontariato. Beatrice e Michela sono 2 ragazze ravennati e hanno deciso di vivere “un’esperienza forte vissuta lavorando in missione”, come ci spiega Mauro Rambaldi, presidente dell’Associazione Amici del Mozambico Onlus di Russi, promotore di molte iniziative di questo tipo. Sono volate in Mozambico lo scorso 6 agosto e lavoreranno per un mese in una scuola materna, con 4 classi di bambini da accudire. 

L’associazione 

Nata nel 1999 da un gruppo d’amici, alcuni dei quali avevano lavorato in Mozambico, l’Associazione Amici del Mozambico Onlus di Russi ha da sempre l’obiettivo di realizzare piccoli progetti a sostegno delle comunità disagiate presenti nel paese. Inizialmente operava all’interno di un progetto delle Nazioni Unite di gemellaggio tra municipalità italiane e mozambicane, ma, venuti a mancare i contributi dello stato con l’arrivo del Governo Berlusconi nel 2001, l’Associazione ha deciso di proseguire il suo lavoro di solidarietà aggregandosi a una diocesi che allora iniziava dei lavori in Mozambico.

In quasi 20 anni di attività ha costruito scuole con sale multimediali e pozzi, finanziato campagne contro l’AIDS e tanto altro, con circa 260mila euro di piccoli progetti spesi per le comunità disagiate del paese. Ultimamente l’Associazione ha deciso di sostenere il desiderio di alcuni ragazzi di fare un’esperienza di volontariato in Africa e, in un paio di anni una quindicina di ragazzi sono andati e tornati nell’ambito dei piccoli progetti promossi in Mozambico.

Beatrice e Michela al lavoro in MozambicoIl viaggio di Beatrice e Michela

“Conoscevo già da anni l’Associazione grazie alla mia famiglia - racconta Michela - e partecipavo spesso a cene di beneficenza, così quest’anno ho deciso di fare un’esperienza nuova e mi sono informata su come funzionasse e su quali sarebbero stati i nostri compiti. Credo sia un tipo di esperienza personale che tutti quanti dovrebbero fare, poi a me piacciono tanto i bambini e adoro l’Africa, quindi non vedo l’ora di partire!”

Anche le due ragazze hanno organizzato, riscuotendo un grande successo, cene di beneficenza per finanziare il loro progetto e sceglieranno in autonomia, tra un ventaglio di opzioni, su cosa lavorare.

L’Associazione paga la mensa mentre la Diocesi di Vercelli offre gli insegnanti in modo che i ragazzi possano studiare gratis, “ma se sei bocciato fai posto a un altro”, racconta Mauro Rambaldi che aggiunge: “Così abbiamo un tasso di 97-98% di promossi e il figlio del pescatore più umile ha gli stessi privilegi del figlio del ministro. La scuola dove opereranno è classificata come il miglior istituto tecnico mozambicano”.

Sul luogo collabora al progetto anche un pool di altri ragazzi provenienti da altri paesi e anche giovani che fanno servizio civile.

“Fin dalle superiori, quando dei ragazzi ce le illustrarono, ho pensato di partecipare a queste opere di volontariato - aggiunge Beatrice -. Dopo essermi laureata ho deciso che era il momento e, cercando in giro, ho trovato questa associazione che rispecchia al meglio quello che voglio fare. Con loro mi sento tutelata e sono tranquilla: credo sarà una bella esperienza e spero di poter essere utile!”.

La situazione in Mozambico 

“Il Mozambico è tranquillo fino al nord - precisa Mauro Rambaldi - dove c’è qualche infiltrazione terroristica, anche perché si tratta della zona più ricca di risorse dove l’Eni ha scoperto uno dei più grandi giacimenti di gas del mondo. E dove c’è ricchezza ci sono spesso infiltrazioni. La zona dove opereranno le ragazze è molto tranquilla anche perché il paese viene da una dominazione latina, in cui i mozambicani venivano trattati quasi alla pari, quindi gli stranieri sono ben visti e il popolo mozambicano è pacifico”.

Il visto con cui si entra nel paese è però limitato a un mese, per questo il 5 settembre Beatrice e Michela rientreranno in Italia, “sicuramente questa esperienza non sarà l’ultima”, concludono però entrambe. In bocca al lupo!

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