17 agosto 2019 - Ravenna, Cronaca

“Vestire i morti ignudi a 200 euro, gratis per i musulmani”

Le parole di Ancisi (LpR)

“Fare cassa anche sui morti”

Riportiamo di seguito le parole di Alvaro Ancisi con le quali il capogruppo di Lista per Ravenna espone la sua opinione sui servizi cimiteriali i quali, a suo parere: “gravano sulla cittadinanza come una sopratassa sulla morte”.

“PREMESSA - Azimut Ravenna, società la cui proprietà è comunale al 60% e cooperativa privata al 40%, gestisce per conto del Comune i servizi cimiteriali, compresa la camera mortuaria, il verde pubblico, i parcheggi, le disinfestazioni, le toilette e il ponte mobile. Il suo bilancio 2018 ha registrato ricavi per 11,708 milioni euro, da cui ha guadagnato 1 milione e 87 mila euro. La metà circa dei ricavi proviene dai servizi cimiteriali, 533.886 mila euro dalla gestione della camera mortuaria (più propriamente: “obitorio”). Lista per Ravenna è da sempre contraria che i servizi del Comune siano affidati a società pubblico/private in regime di monopolio, con tariffe impostate sui facili profitti, che, nel caso dei servizi cimiteriali, gravano sulla cittadinanza come una sopratassa sulla morte.

PREPARAZIONE E VESTIZIONE DELLE SALME

La camera mortuaria svolge i cosiddetti “servizi obitoriali” con le seguenti tariffe, esosamente dettate dal Comune: I) presa in consegna della salma, verifica della documentazione, registrazione, ecc.: € 79,23 (festivi e notturni € 94,94); II) refrigerazione delle salme, sia con coperchio refrigerante sia con cella frigorifera, per ogni giorno di calendario o frazione: € 56,22; III) preparazione e vestizione della salma: € 193,57. Quest’ultimo servizio è però indebito, perché, a norma del Regolamento nazionale di Polizia mortuaria (art. 13), gli obitori comunali svolgono esclusivamente funzioni di deposito delle salme.

Per preparazione della salma si intendono (vedi l’allegato) le operazioni di igiene (tappare con cotone gli orifizi e posizionare un pannolone) e di detersione/lavaggio (da residui di tracce biologiche o altra sostanza), che spettano - come del resto avviene ovunque nelle altre città - a personale sanitario ospedaliero, essendo perciò gratuite. Ma è il regolamento di polizia mortuaria del Comune di Ravenna stesso (art.5) ad escludere che tocchino a personale (non sanitario) dell’obitorio comunale.

La vestizione è invece un fatto privato familiare, su cui il Comune non può assolutamente imporre un proprio servizio a pagamento. Peraltro, chi - escluse ragioni sanitarie - possa mettere le mani sul corpo di un proprio familiare deceduto è scelta che, investendo sensibilità umane, non necessariamente religiose, appartiene tutta alla famiglia. Lo sa bene il Comune di Ravenna, perché consente gratuitamente ai musulmani che la vestizione di un proprio caro estinto sia effettuata direttamente dalla sua famiglia, obbligando però chiunque altro ad usufruire del servizio pubblico a pagamento. Ne discende che la famiglia può anche scegliere di rivolgersi al settore privato, nel caso le pompe funebri, del quale Azimut non può nemmeno far parte, perché in Europa le funzioni cimiteriali, essendo pubbliche, devono essere rigorosamente distinte dalle onoranze funebri, svolte in regime privato d’impresa. Tanto è vero che il Comune di Ravenna, volendo fare anche l’impresario dei morti (“dalla culla alla bara”) ”), non si è fatta mancare, con tante di poltrone politiche, neanche una mini-società di pompe funebri, che si chiama ASER.

BRUTTA STORIA DA CORREGGERE SUBITO

Una brutta storia. Tanto che, essendosi occupata della materia l’Autorità Nazionale Anti-Corruzione (determina n. 12 del 18 ottobre 2015), la Regione ha emesso, il 13 marzo 2018, in applicazione alla propria legge n. 19 del 2004, una direttiva secondo cui, mentre al personale sanitario toccano le funzioni di competenza (vedi l’allegato), “il compito della vestizione del deceduto e del confezionamento del feretro spetta all’impresa di onoranze funebri, preventivamente incaricata dagli eventi causa”: fermo restando, ovviamente, che la famiglia non intenda provvedere direttamente alla vestizione. Ravenna, diversamente da ovunque, continua però imperterrita a non correggersi.

Del caso potrebbe essere investita anche l’Autorità Nazionale per la Concorrenza, e quindi l’Unione Europea. Non essendo dunque questione da lasciare alla risposta politica di amministratori pressappochisti, la sottopongo in prima battuta al direttore generale del Comune di Ravenna, responsabile comunale anche della Trasparenza e Anticorruzione. Ritengo infatti che, trattandosi di competenze gestionali, debba essere la struttura tecnica dell’Amministrazione a porre in essere immediate disposizioni di servizio correttive delle suddette distorsioni; ma anche che occorre metter mano al vecchio e superato regolamento comunale di polizia mortuaria, affinché sia pienamente rispettoso della legge”.

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