26 agosto 2019 - Ravenna, Politica

Istanza dei gruppi di LpR, Lega e FI: “Fare pace fiscale tra Ravenna Entrate e i contribuenti onesti del Comune”

Depositata da Alvaro Ancisi che ricorda il provvedimento sancito dal Governo nel Decreto Crescita

Ha presentato un’istanza a nome dei gruppi di Lista per Ravenna, Lega Nord e Forza Italia, Alvaro Ancisi, che invita il consiglio comunale a deliberare la ‘pace fiscale’, “stabilita, tramite il Decreto Crescita, dal Governo tra i suoi contribuenti onesti ed Equitalia/Agenzia delle Entrate, con scadenza il 31 luglio scorso”.

“Il consiglio comunale lo deve deliberare con scadenza 9 settembre prossimo – sottolinea Ancisi –. Dati i tempi strettissimi, essendo tuttavia doveroso che la decisione del sì o del no tocchi all’assemblea elettiva di questa comunità civica, questa può essere convocata solo dalla sua presidente, per propria decisione autonoma, oppure, obbligatoriamente, se lo richiede il sindaco”.

L'istanza per la ‘pace fiscale’

“L’art. 15 della legge 58 del 28 giugno 2019, ex Decreto Crescita – si legge nell’istanza –, stabilisce che gli enti pubblici territoriali, tra cui in primis i Comuni, possono estendere ai propri contribuenti le agevolazioni per il pagamento delle loro cartelle esattoriali, che lo Stato aveva già concesso ai propri contribuenti, con termine di adesione scaduto il 31 luglio 2019. Milioni di cittadini e impresari morosi hanno potuto così fare ‘pace fiscale’ con Equitalia e l’Agenzia delle Entrate, sanando situazioni per la massima parte dovute ad una serie di difficoltà, tipiche del nostro Paese, tra cui l’abnorme carico di tasse, tributi, imposte, addizionali, ecc., la farraginosità e astrusità degli adempimenti burocratici che ne regolano i pagamenti e gli atteggiamenti a volte vessatori con cui sono trattate le famiglie e le imprese, alle quali si è aggiunta, col nuovo millennio, una lunga e per molti devastante crisi dell’ economia e dell’ occupazione”.

“In estrema sintesi – si spiega –, le agevolazioni, ora estendibili anche ai cittadini debitori dei Comuni, cioè di Ravenna Entrate nel caso dei nostri concittadini, consentono, sanando così l’irragionevole disparità con quelli dello Stato, di rateizzare il pagamento delle cartelle esattoriali arretrate notificate dal 2000 al 2017 senza che siano pagate penali. I vantaggi sono notevoli per gli enti locali stessi, che possono riscuotere in breve tempo crediti ormai remoti, abbattendo spese gravose di amministrazione, di notifica delle ingiunzioni e di contenzioso, laddove molti contribuenti in difficoltà economica non riuscirebbero mai ad onorare cartelle notevolmente ingrossate dalle penalità”.

“Numerosi Comuni – aggiungono i gruppi di opposizione –, anche dell’Emilia-Romagna, hanno già fatto propria questa facoltà, che tuttavia deve essere esercitata entro il 9 settembre prossimo (60 giorni dopo la pubblicazione della legge citata). Al riguardo, è convinzione dei gruppi consiliari Lista per Ravenna, Lega Nord e Forza Italia, per conto dei quali scrivo questa lettera, che tale opportunità, attesa da molte centinaia (come stiamo verificando) di cittadini ed imprese, debba essere accolta dalla nostra Amministrazione. Ma riteniamo comunque che non possa essere lasciata cadere nel vuoto mancando di rispetto al Consiglio comunale, organo esclusivamente competente per legge a dire di sì o di no (o come) su materie di valenza regolamentare com’è questa. Finora esso non è stato neppure chiamato a discuterne, mentre, dopo l’ultima seduta del 30 luglio, quella prossima è stata prefissata solo per il 17 settembre. In sede di esame si potrebbe forse valutare anche un eventuale accoglimento parziale delle opportunità offerte dalla legge: per tipologia di entrata, fiscale (sulla casa, sui servizi indivisibili, sui rifiuti, sull’occupazione di aree pubbliche, sulla pubblicità, sulle pubbliche affissioni, sul soggiorno nelle strutture ricettive) o non fiscale (come nel case delle cosiddette “multe” per violazione di codici e regolamenti locali), e/o per annualità delle cartelle esattoriali (comunque non oltre il 2017), ecc. Insomma, per decidere bisogna discuterne democraticamente”.

“I tempi ristrettissimi non consentono – conclude l’istanza –, rispettando gli iter fissati dalla legge e dal regolamento, che singoli consiglieri, quand’anche raggruppati nel numero di almeno sette, possano perseguire e rivendicare la convocazione del Consiglio comunale affinché avvenga entro il 9 settembre (peraltro, sulla base di una propria proposta di deliberazione che dovrebbe subire un percorso burocratico più gravoso, non concludile in tempo). Tale convocazione può dunque essere disposta dalla presidente del Consiglio, che ne ha pieno titolo di per stessa, o (come dice la legge) su richiesta del sindaco. Se ne ha ragione per chiedere alla presidente e al sindaco stessi in indirizzo se è condivisa, da almeno uno di loro, la necessità che il Consiglio comunale si riunisca entro il 9 settembre prossimo, con all’ordine del giorno l’argomento in oggetto. In caso affermativo, potrà essere convocata in anticipo una seduta di commissione, utile per definire sulla base di quale proposta, ad opera della Giunta comunale, il Consiglio sarebbe chiamato a pronunciarsi, anche con proprie eventuali proposte di emendamento”.

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