6 settembre 2019 - Ravenna, Economia & Lavoro

Dal ROCA forte preoccupazione per la crisi del settore offshore: “Sbloccare il famigerato Art. 11 TER”

Esprime forte preoccupazione per la crisi del settore offshore la ROCA, associazione ravennate degli operatori del settore, che con una nota sottolinea: “Purtroppo, le aziende ROCA operano quasi esclusivamente all’estero e ciò significa che lentamente perdono personale e tutto il valore tecnologico italiano, in quanto le commesse estere richiedono sempre di più maestranze locali.

Il settore negli anni 90 occupava solo a Ravenna oltre 10.000 persone. Attualmente le aziende ROCA hanno meno di 3.000 occupati che come detto operano quasi esclusivamente per commesse estere. Negli ultimi anni 5 aziende hanno chiuso o sono entrate in procedura concorsuale liquidatoria. È stata una lenta ed inesorabile crisi che colpisce la città di Ravenna.

Anche il distretto ENI di Ravenna sarà a rischio chiusura se le centrali non avranno gas. Come pure OMC non avrà più ragione di svolgersi in una nazione che ha attività. Noi abbiamo in Italia ancora riserve di gas metano che se sfruttate potrebbero dare lavoro alle aziende italiane, diminuendo le importazione dall’estero. Diversi progetti sono in attesa di avere il nulla osta dal MISE, che potrebbero creare subito nuovi posti di lavoro.

Per esempio ENI ha pronto lo sviluppo del campo di “Bianca Luisella”. È un progetto che prevede 180 milioni d’investimento e creerebbe almeno 5.300 posti lavoro. Sbloccando anche solo questo progetto si avrebbero 350.000 giornate lavorative. Sono numeri importanti che dovrebbero stimolare la crescita e la ripresa del lavoro.

Molte grandi compagnie petrolifere sono pronte ad investire in Italia come Eni, Shell, Total, Edison, e molte altre minori come le americane Global Med, Delta e AleAnna, le britanniche Rockhopper, Nothern Petroleum e Sound Energy con la sussidiaria Appennine e l’australiana Po Valley legata a Saffron Energy e tante altre. È necessario sbloccare a breve questa stagnazione per richiamare investimenti fonte di crescita ed nuovi posti di lavoro.

L’Italia avrà bisogno di gas metano per almeno 50 anni, come dai piani del MISE. È assurdo che lo importiamo, spendendo e inquinando di più, quando abbiamo ancora riserve disponibili. Purtroppo i nostri politici utilizzano lo slogan NO TRIV per avere i voti da chi si vuole fare credere che non perforando in Adriatico passeremo ad energie alternative a quelle fossili. È una grande presa in giro agli Italiani. Non perforando in Italia semplicemente importeremo il gas dall’estero. Pagandolo di più, inquinando di più e togliendo lavoro alle aziende italiane.

ROCA ritiene che una ripresa urgente delle attività nell’offshore italiano, ed in particolare nell’offshore Adriatico, sia indispensabile per non perdere le tecnologie acquisite in tanti anni. Tecnologie che serviranno poi per sviluppare la produzione di energie rinnovabili. In altre nazioni, in primis in Danimarca e Norvegia, lo stato stimola gli investimenti nell’oil and gas per dare lavoro a quelle aziende che contribuiranno allo sviluppo dei prossimi progetti per le energie rinnovabili.

Come noto la Norvegia ha una grande vocazione per le energie rinnovabili ma spinge anche gli investimenti nella ricerca di idrocarburi fossili, soprattutto gas metano che è ritenuta la risorsa più idonea alla transizione. Gli imprenditori ravennati del settore sono molto preoccupati e soprattutto scoraggiati per le affermazioni di alcuni esponenti del Governo.

Preoccupa un Ministro dell’ambiente che a priori afferma che non firmerà mai autorizzazioni per nuovi pozzi. Come pure le affermazioni di Di Maio che impedirà le attività di estrazione soprattutto nell’offshore. ROCA si è sempre battuta per informare l’opinione pubblica, gli amministratori ed i politici sull’importanza della produzione del GAS A KM. 0.

Nel 2016 abbiamo portato a Ravenna il Presidente del Consiglio per informarlo della crisi del settore di Ravenna. Lo scorso marzo abbiamo portato a Ravenna il Sottosegretario alla Presidenza del consiglio per fare sbloccare il famigerato Art. 11 TER. Purtroppo non abbiamo avuto l’aspettato risultato per le sopravvenute crisi di governo”.

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