8 settembre 2019 - Ravenna, Politica

Pace fiscale, Ancisi (LpR): “Il Comune rischia di perdere un milione e 200 mila euro”

Torna sul tema della pace fiscale il capogruppo di Lista per Ravenna in Consiglio Comunale, Alvaro Ancisi, che ricorda come siano “2.171 i cittadini ravennati che non hanno pagato le 2.377 cartelle fiscali ricevute da Ravenna Entrate entro il 2017, del valore totale di tre milioni di euro, di cui 600 mila per le sanzioni dovute”.

“Attengono - spiega Ancisi - al mancato pagamento di 1.378 multe al codice della strada, per un milione di euro, di 183 IMU (sulla casa) per un milione e 400 mila, di 504 TARI (sui rifiuti) per 300 mila (cifre arrotondate)e il resto sparso in minori quantità tra la TOSAP (occupazione di suolo pubblico), la vecchia ICI (sulla casa), l’ICP (pubblicità) e la TASI. Il Comune potrebbe recuperare nei prossimi due o tre anni una parte molto ridotta di questi crediti, ma per quelli già risalenti a cinque anni addietro, ha speranze quasi zero; e più passano gli anni, più spende a vuoto per le notifiche, gli adempimenti amministrativi e l’impegno del personale. Rischia così di sprecare soldi senza ricavare alcunché del milione e 200 mila euro di crediti non riscossi fino al 2014, al netto delle sanzioni”.

“Anche per questa ragione - prosegue il leader di LpR - il decreto Crescita del Governo ha concesso ai contribuenti dello Stato di fare pace fiscale con Equitalia e Agenzia delle Entrate per i debiti non pagati tra il 2000 e il 2017, purché ne abbiano fatto richiesta entro il 31 luglio scorso, impegnandosi a pagare il dovuto entro due anni, senza l’applicazione delle sanzioni. Avrebbero potuto farlo anche i Comuni coi propri contribuenti morosi, grazie all’articolo 15 della legge n. 58 del 28 giugno, che ne ha dato loro la facoltà, purché lo decidessero entro una certa data, purtroppo non chiara, ma interpretabile nel 29 agosto o nel 9 settembre. Siccome in questi casi è indispensabile un atto regolamentare del Consiglio comunale, su iniziativa del sindaco, vedendo che neppure se ne parlava, ho chiesto il 22 agosto alla presidente del Consiglio che il consiglio stesso fosse convocato con urgenza per decidere il da farsi, pur anticipando che Lista per Ravenna sarebbe stata a favore della pace fiscale. Neppure questo si è potuto fare. Dopo l’ultima riunione del 30 luglio, ci riuniremo solo il 17 settembre, dovendo sempre aspettare che finisca il festival dell’Unità. Sorvolo sui cavilli oppostimi dalla presidente del Consiglio, a cui ho replicato per le rime, mentre il sindaco, troppo occupato nel festival, non si è degnato di rispondere, non tanto a me, quanto ai molti contribuenti interessati a mettersi in pace col loro Comune”.

“Il fatto politicamente grave - aggiunge Ancisi - è che la maggioranza al governo di questa città, espressa dai due vertici di cui sopra, ha deciso in sostanza di restare in guerra fiscale con 2.171 cittadini onesti, non mica evasori, senza neppure discuterne nell’organo che per legge è l’unico che ha il potere di farlo: cioè il consiglio comunale, dove siede l’intera rappresentanza elettorale della comunità ravennate, maggioranza e opposizione. Il garbuglio sul termine entro cui si sarebbe dovuto dire sì o no alla pace fiscale è secondario. Bisognava discuterne alla luce del sole, essendoci stati due mesi di tempo per farlo”.

“Ma potrebbe non finire qui - conclude Ancisi -, perché, a seguito anche del pasticcio fatto dalle legge 28 con le date, non è esclusa la riapertura dei termini, chiesta anche dall’Associazione nazionale dei Comuni. La può concedere il nuovo Governo, che per l’economia e le finanze fa capo ad un ministro del PD. Se vogliono rompere il loro assordante silenzio, il sindaco e la presidente del Consiglio sanno con quale compagno parlare, e magari fare poi lo sforzo di riferirne in consiglio comunale”.

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