15 ottobre 2009 - Ravenna, Politica

“Hera e società partecipate, Chiamparino contro Matteucci"

Ancisi: “Sulla materia è in atto una controriforma”

Il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi interviene sul rapporto tra Comune e Hera. Secondo il consigliere si va verso un monopolio, contrariamente a quelle che sono le linee a livello nazionale e dell’Associazione nazionale dei Comuni.

“Il sindaco di Ravenna, Matteucci, ha chiesto pubblicamente all’opposizione di approvare, in una prossima seduta del consiglio comunale, un ordine del giorno sottoscritto dai capigruppo di maggioranza riguardo “alle scelte e agli atti fondamentali delle società controllate e partecipate dal Comune sia direttamente, sia indirettamente attraverso Ravenna Holding”: ordine del giorno presentato in consiglio comunale lunedì scorso in occasione di una modifica dello statuto di Hera spa.

Ci dispiace di doverlo deludere. Sotto il pretesto di rafforzare il ruolo del consiglio comunale, attraverso operazioni meramente virtuali, quali una relazione annuale del presidente dell’Autorità d’Ambito (Ato) e una modifica della denominazione di una commissione consiliare, in realtà l’ordine del giorno contiene indirizzi strategici assolutamente inaccettabili quali “il rafforzamento delle funzioni di regolazione delle Autorità d’Ambito”, essa stessa in mano ai Comuni, e il mantenimento della “soglia pubblica al 51% del capitale sociale di Hera”: in una logica di controriforma rispetto agli indirizzi in atto nel governo del Paese volti ad abbattere i monopoli nella gestione dei servizi pubblici locali e a promuoverne la liberalizzazione e la privatizzazione.
 

Siamo noi a chiedere al sindaco e alla sua maggioranza di approvare, invece, il nostro ordine del giorno, qui allegato, il quale non fa altro che assumere, come linee di indirizzo del Comune di Ravenna, quanto contenuto, sul tema in oggetto, nella relazione di apertura dell’assemblea annuale dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci), svoltasi a Torino dall’8 al 10 ottobre scorsi, pronunciata dal presidente Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e autorevole esponente del PD, stesso partito del sindaco.
 

Cosa ha affermato, in parole semplici, Chiamparino, nella massima assise dei Comuni italiani? È presto detto:
1. “Bisogna dividere la produzione e la distribuzione dei beni dalla regolamentazione dei mercati, funzioni che non possono far capo tutte al Comune”. Ciò significa che le ATO non solo non devono essere rafforzate, ma devono sparire, come del resto prevede il disegno di legge del governo sulla riforma delle autonomie locali, in modo che i Comuni non siano al tempo stesso controllori e controllati nella gestione dei propri servizi pubblici. Per esempio, i Comuni non possono essere controllori dei servizi acqua e rifiuti tramite le ATO e gestori dei medesimi servizi tramite HERA.
2. “La proprietà delle reti dev’essere pubblica e nettamente separata dalla produzione dei beni”: doppiamente il contrario di quello che ha deliberato a Ravenna la maggioranza, cedendo le reti del gas ad Hera, società privata, al tempo stesso gestore del servizio.
3. “La produzione dei beni deve essere sempre concorrenziale e privata, anche nella proprietà dei capitali di controllo delle società…dev’essere sempre e più concorrenziale e privata, anche nella proprietà dei capitali di controllo della società…Il sistema dei Comuni deve fare un passo indietro nella proprietà dei capitali delle società controllate o totalmente pubbliche”. Significa che in Hera e in tutte le altre numerosi società possedute o partecipate dal Comune (Area Asset, Romagna Acque, Atm, Ravenna Farmacie, Azimut, Sapir, Ravenna Entrate, ASER, ecc.) la proprietà azionaria deve essere in maggioranza ceduta ai privati, mantenendo alla parte pubblica al massimo una partecipazione di indirizzo e di controllo strategico, ben sotto al 51%.
Sono tre indirizzi che pesano come macigni sulla maggioranza del Comune di Ravenna, gli stessi che, instancabilmente, Lista per Ravenna porta avanti da quanto è nata, nel 1997. Ora sono patrimonio culturale e politico anche della sinistra riformista, il cui massimo rappresentante, nel sistema dei Comuni, è proprio il sindaco di Torino, presidente dell’Anci. Con che faccia Matteucci gli voterà contro?".
 

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