4 ottobre 2019 - Ravenna, Economia & Lavoro

Crisi dell’Offshore, la Cgil denuncia: “In 5 anni a Ravenna circa 300 tecnici hanno perso il lavoro

“È un paradosso: si dismette la perforazione e l’esplorazione sulle nostre piattaforme, ma i paesi confinanti sull’Adriatico continuano la loro attività”

Il segretario generale nazionale Filctem Cgil, Marco Falcinelli, ha partecipato questa mattina al direttivo provinciale di categoria dedicato alla crisi del settore offshore. Ravenna sta pagando un alto prezzo, nonostante un approccio molto attento e pragmatico da parte di tutte le istituzioni, dall’amministrazione comunale e regionale al mondo scientifico universitario e sindacale.

La Filctem sottolinea che negli ultimi 5 anni le principali service company multinazionali hanno ridotto il personale sul territorio italiano del 70% e chiuso intere divisioni, le aziende di perforazione italiane hanno ridimensionato circa il 50% del personale operativo, a Ravenna sono circa 300 i lavoratori tecnici ad alta specializzazione che hanno perso il lavoro, e l'emorragia non sembra arrestarsi, le recenti vicende politiche in merito al tema delle “trivelle” hanno rallentato ulteriormente le attività di perforazione, oggi principalmente utilizzate per manutenzioni ordinarie nei campi di stoccaggio e per sporadiche chiusure minerarie. Le compagnie di perforazione stanno ricorrendo all'utilizzo della cassa integrazione, ma le giornate a disposizione termineranno tra pochi mesi.

Questi aspetti sono stati al centro del direttivo, che si è svolto nella Camera del lavoro di Ravenna, e anche dell’incontro che il segretario Falcinelli ha avuto nella mattinata col sindaco di Ravenna, Michele de Pascale: “Con il sindaco si è svolto un confronto molto costruttivo nel corso del quale abbiamo affrontato le diverse tematiche legate all’offshore e al settore dell’Oil&gas – commenta Marco Falcinelli -. Abbiamo chiesto al primo cittadino di farsi portavoce a livello istituzionale delle nostre rivendicazioni finalizzate a mettere al centro della discussione, con un’azione sinergica, il tema dell’energia in Italia. Da tempo abbiamo chiesto un incontro al ministero dello Sviluppo economico sulla questione della transizione energetica, ma ancora non c’è stata data la possibilità di confrontarci. Siamo nel mezzo di una rivoluzione energetica che va governata, perché è un tema che riguarda la sicurezza del Paese. Per l’Italia avere autonomia energetica significa possedere asset industriali importanti e anche dipendere meno da altri Paesi per l’approvvigionamento. A Ravenna si vive un paradosso: dismettiamo la perforazione e l’esplorazione sulle nostre piattaforme, ma i paesi confinanti sull’Adriatico continuano la loro attività. A livello italiano, riteniamo che nella politica non ci sia la necessaria attenzione e sensibilità rispetto alla complessità del tema. Se non risolviamo lo stallo attuale, i nostri lavoratori sono attesi da un futuro drammatico. Stiamo parlando di un settore ad alta specializzazione e rischiamo che i lavoratori più esperti e capaci vadano a lavorare fuori dal nostro Paese. Poi c’è un mondo molto numeroso di lavoratori, collegati alle imprese che ruotano attorno alle attività principali delle perforazioni, che rischiamo di perdere l’occupazione. Siamo molto preoccupati sia per i risvolti occupazionali che industriali. La discussione va affrontata nella sua complessità”.

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