8 ottobre 2019 - Ravenna, Cronaca

Strage di uccelli nella Valle della Canna, Italia Nostra: “Persi 3 giorni preziosi pur di non chiudere la caccia”

La Sezione di Ravenna dell’associazione denuncia ritardi negli interventi

Torna sul caso dell’ecatombe di uccelli in corso alla Valle della Canna, l’associazione Italia Nostra, che la scorsa settimana aveva per prima lanciato l’allarme per la strage in corso. “Volendo dar per buono che nessuno sapesse assolutamente nulla fino a mercoledì 2 ottobre – spiega la Sezione di Ravenna in una nota –, quando sono iniziate le operazioni di raccolta dell’avifauna morta o morente a Valle Mandriole – e sappiamo che non è così: si parla di primi uccelli con segni di intossicazione presumibilmente botulinica almeno da inizi settembre – lascia basito il provvedimento di sospensione delle attività venatorie emesso solo oggi, dopo sei giorni, dalla Regione; immaginiamo lo abbia redatto l’ex dirigente della provincia di Ravenna Mazzolani”.

“Venerdì si sono concluse le prime operazioni di raccolta – prosegue Italia Nostra –, con circa 1500 volatili morti e 130 ancora vivi, ma, anziché chiudere immediatamente le attività venatorie e continuare di gran carriera i recuperi lanciando un appello a tutte le associazioni di volontariato affinché collaborassero numerose, per ben tre giorni (sabato, domenica e lunedì, giorni di attività venatoria) la Valle è stata lasciata al suo destino ed è stata interrotta la raccolta degli animali ancora vivi. Tre giorni preziosissimi persi pur di non chiudere la caccia”.

La raccolta ricomincia oggi, martedì 8 ottobre, si spiega e “anche se non è arrivato alcun invito ufficiale, Italia Nostra ci sarà. Da quello che viene stimato, i morti potrebbero essere almeno 4000: è evidente che anche il numero di quelli che potevano essere prelevati ancora vivi è da triplicare rispetto ai 130 circa attualmente supestiti. E come si poteva concedere ai volontari di andare a soccorrere gli uccelli, facendo comunque disturbo che avrebbe potuto spingere i volatili ancora sani (o appena contagiati) fuori da Valle Mandriole, quando fuori c’erano le doppiette ad aspettarli? Perché, va detto, botulino permettendo, Punte Alberete e Valle Mandriole sono da sempre un formidabile serbatoio di selvaggina utile per le attività venatorie che si svolgono tutto attorno, preziosissimo Bardello compreso”.

“Dopo una gestione da molto tempo totalmente inefficiente e senza alcun controllo – denuncia l’associazione –, dopo le due prese d’acqua da Lamone e Reno fuori uso che attendono sistemazione da vent’anni, dopo 400 mila euro appena spesi per le ‘porte’ di accesso al Parco del Delta - detto anche ‘Il Parco dove gli uccelli vanno a morire’ o ‘Parco della Morte’-, nemmeno stavolta, davanti all’ecatombe, qualcuno ha agito secondo legge. L’articolo 19 della legge 157 prevede che: ‘Le regioni possono vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica (..) per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità’, ma non è stato applicato fino ad oggi. Una pessima figura anche per quei cacciatori che, invece, avevano chiesto la sospensione”.

Le richieste

Per chiudere la nota, Italia Nostra chiede pubblicamente “che vengano accuratamente rilevati e diffusi:

  • il censimento per genere e specie degli uccelli di trovati morti, raccolti morenti e morti dopo ricovero al CRA, per una valutazione approfondita del danno complessivo e alle specie protette;
  • l'esecuzione di analisi (es. radiografie) per accertare eventuali altre cause o concause, come ad esempio il saturnismo, ovvero avvelenamento da pallini in piombo da caccia;

Chiediamo anche l'intervento:

  • di ISPRA, ente nazionale competente in questi casi, per una relazione dettagliata sui casi simili  verificatisi in Regione Emilia Romgna nell'ultimo ventennio e anche su questo in particolare, sulle cause  e sugli interventi di contrasto applicabili. Sappiamo che ISPRA è già stato intepellato, ma i dati vanno resi pubblici;
  • dello Stato (Prefetto), laddove pare evidente che la Regione, il Parco del Delta del Po che per primo doveva monitorare ed agire, e gli Enti locali (Comune di Ravenna, Provincia) sembrano coinvolti a vario titolo nel reato di disastro ambientale. Motivo per cui Italia Nostra ha chiesto le dimissioni di tutti gli ignavi responsabili, ed auspica che l’intervento della Magistratura faccia piena luce su questo scandalo ambientale, sanitario e di inciviltà senza precedenti”.

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