9 ottobre 2019 - Ravenna, Cronaca

Nuove aperture in centro. Utili per uscire dalla crisi?

Riflessioni sul futuro dei negozi di quartiere

Due nuovi negozi nel centro storico 

Nei giorni scorsi è stata data la notizia della prossima apertura (2020) di Julian Fashion e Gaudenzi nel centro storico di Ravenna veicolata come “aperture di rilievo”. 

Si mette in dubbio il “rilievo” di tali aperture per il benessere del centro storico afflitto da anni da una crisi vera e propria che vede sempre più negozi di vicinato, piccole imprese e botteghe morire una ad una come foglie d’autunno.

L’apertura di esercizi commerciali nel centro storico è sì necessaria, come lo sono le agevolazioni agli esercenti, ma c’è molto da riflettere sulla tipologia di attività da favorire.

I due negozi che apriranno sono boutique ben avviate le quali vendono merci molte costose e la clientela che può permettersi acquisti del genere è davvero limitatissima.

Julian Fashion non è una novità per Ravenna, la quale, piuttosto, l’ha dato alla luce. E’ qui infatti che è nato “Julian Blu” nel 1959; allora situato ai piedi della scalinata del Comune in via Cairoli, per poi spostarsi a Milano Marittima e diventare negli anni uno dei maggiori multibrand del lusso in Italia molto competitivo anche nell’e-commerce che frutta abbondanti spedizioni a livello mondiale le quali partono dalla sede operativa nel cervese.

La prossima apertura nella sua “città natale” è prevista nella zona dantesca del centro storico.

La seconda boutique in questione è Gaudenzi (di Riccione-Cattolica) che potrebbe prendere il posto di Raimondi (il quale è, invece, prossimo alla chiusura) nella galleria di via Diaz.

Quale vantaggio per il benessere del centro storico?

L’ipotesi che fa capolino è che, come usuale nel comparto, questi esercizi aprano in città principalmente con lo scopo di acquisire più quote commerciali (assegnate a seconda della quantità dei territori coperti) in modo da ampliare di conseguenza il giro d’affari nella vendita ai grandi clienti esteri e sulle piattaforme elettroniche, sempre più lucrose.

Sorgono molti dubbi sul reale valore aggiunto che l’apertura di queste due boutique possa apportare rispetto alla crisi, ormai consolidata, del centro storico, alla drammatica decapitazione dei piccoli negozi di vicinato, delle botteghe e di quelle attività che sono strozzate dal costo del lavoro, dalle pressioni fiscali, da affitti insostenibili e dall’incombenza dei centri commerciali e della vendita online sempre più imponente.

Si tratta di un problema dal peso enorme, tanto che dal 2010 al 2019 Ravenna è la provincia peggiore in Emilia Romagna riguardo la chiusura delle imprese di commercio al dettaglio: “Al 30 giugno di quest’anno (2019) – spiega il presidente della Confesercenti provinciale di Ravenna, Monica Ciarapica  –, le imprese attive, in Emilia-Romagna, sono 44.087, mentre erano 48.259 al 30 giugno del 2010. In questi nove anni si è registrata una diminuzione complessiva di ben 4.172 imprese. Ancora più preoccupante il dato della Provincia di Ravenna, che registra il calo più consistente della Regione: -654 unità, pari al 13,8% contro un 8,6% in Regione”.

“Si tratta di un triste primato – prosegue Ciarapica – che rende ancora più importante una riflessione nel nostro territorio poiché ad una crisi generale che colpisce tutti si affianca la nostra specifica difficoltà. Anche i dati sul movimento delle imprese nel primo semestre del 2019 denotano una situazione che stenta a volgere in positivo e che vede le imprese del settore alle prese ancora con forti elementi di criticità”.

“In tale periodo, infatti - spiega Monica Ciarapica - per quanto riguarda la nostra provincia, assistiamo ad un saldo negativo di 105 imprese del commercio al dettaglio fra gennaio e giugno, con 83 nuove imprese e 188 cessate. Va detto che tutte le province, senza nessuna eccezione, presentano saldo negativo per un totale di 1.168 imprese”.

“Servono interventi strutturali – conclude la Presidente della Confesercenti provinciale di Ravenna – in materia fiscale, sul costo del lavoro e di snellimento della burocrazia. Anche a livello locale possiamo studiare incentivi che aiutino a riportare la voglia di intraprendere la strada dell’impresa nel settore del commercio alle giovani generazioni oltre ad interventi che siano in grado di consolidare le imprese esistenti e abbiano come soggetti privilegiati le piccole imprese che contribuiscono in modo determinante a rendere così attrattivo nel mondo il tessuto sociale e urbano delle nostre città e dei nostri borghi”.

Crisi del centro storico: anni neri

Già nel 2017, Massimo Vivoli (Vice Presidente Vicario di Confesercenti Nazionale ), a proposito affermò: “Dal 2007 ad oggi il numero di esercizi commerciali è diminuito di quasi 91mila unità: ha chiuso per crisi un negozio su dieci. Se si continua così, tra 10 anni l’Italia sarà un Paese senza i negozi di vicinato, di servizio: spariranno, verranno sostituiti da uffici. Lasciando le città buie e spingendo le persone verso i centri commerciali in periferia per gli acquisiti. I canali dell’e-commerce certamente incidono sulle nostre vendite. Così come incidono le liberalizzazioni selvagge fatte sugli orari per la grande distribuzione. Per le piccole e piccolissime imprese in questo Paese non si è mai fatto nulla. E sì che siamo il tessuto di questo Paese quello che potrebbe portare vera ricchezza, crescita economica, occupazione”.

Nello stesso anno infatti in Provincia si registravano oltre mille negozi in meno in un decennio, il 20% in meno rispetto al 2007.

Ricordiamo le parole di Paolo Caroli, Presidente Confcommercio provincia di Ravenna, che nel 2017 è intervenuto sul futuro dei negozi di vicinato, evidenziando una situazione difficile: “Il nostro Paese dipende in gran parte dalle piccole e medie imprese, sono la vera spina dorsale dell'economia reale. E' un fatto assodato da molti anni, praticamente da sempre, ma nonostante questo si continua a vessarle con politiche fiscali deprimenti e scelte distributive sempre a loro sfavore, credendo che la forza di queste imprese sia pressoché infinita ed inesauribile. I centri storici della nostra provincia devono subire lo stillicidio di calo dei posti auto, sempre meno accessibilità ai mezzi salvo poi rammaricarsi per le attività magari storiche che chiudono, dimenticando la loro insostituibile funzione sociale, economica e di aggregazione”.

Tornando ancora più indietro nel tempo vediamo che nel 2015 in 4 mesi ha chiuso più di un’azienda al giorno, Confesercenti di Ravenna precisò: “Sono migliaia e migliaia di metri quadri di locali vuoti, di saracinesche abbassate, a fronte invece delle diverse migliaia di metri quadri che sono in fase di realizzazione o in itinere per nuove grandi strutture commerciali a partire da quelle in atto a Ravenna per circa 40.000 mq. L’alto numero di locali commerciali senza locatario è dovuto principalmente alle perduranti difficoltà del settore. Anche nel secondo quadrimestre del 2015 abbiamo in provincia il segno meno con -61 come saldo tra aziende del commercio e dei pubblici servizi che hanno cessato e aperto, come evidenziano i dati che riportiamo.

Del resto basta guardarsi intorno o fare un giro del territorio per verificare le chiusure come gli spazi e le vetrine spente.La desertificazione colpisce il territorio con una diffusione a macchia di leopardo, ma è generalmente più evidente nei piccoli centri e nelle zone periferiche delle città, dove ormai si trovano serrande calate anche nei centri commerciali. La crisi economica, il peso della pressione fiscale, le liberalizzazioni e gli affitti che, soprattutto nelle aree di pregio commerciale, sono elevati, stanno svuotando le città e i paesi di negozi” dichiarò l’allora Presidente Provinciale di Confesercenti Roberto Manzoni. “I segnali della resa delle botteghe sono ben visibili nelle centinaia di saracinesche abbassate che si affacciano su strade e piazze ma che ora sono più deserte e anche meno sicure”.

Facendo un balzo in avanti e giungendo prossimi ai giorni nostri, vediamo che nel 2018 Gianfranco Spadoni, consigliere “Civici” della Provincia di Ravenna affermò che “Al documentato calo dei consumi e alla perdurante crisi ancora non superata per il piccolo commercio si aggiunge la sproporzionata  invadenza della grande rete distributiva colpevole di togliere ossigeno vitale alle piccole attività tradizionali. Il polo commerciale per eccellenza non è più il centro storico prepotentemente sostituito da una fitta serie di grandi strutture commerciali collocate nelle principali  vie di comunicazione”.

Ci si chiede quindi se di “reale rilievo” possa essere invece una vera politica di sostegno alle piccole aziende, agli artigiani, alle botteghe e a tutte quelle attività che per anni hanno costituito la locale rete commerciale con profonde radici consolidate e che, invece, da un decennio si stanno lentamente spegnendo.

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.
Maratona di Ravenna Ravenna Città d'arte, edizione 2019