10 ottobre 2019 - Ravenna, Cultura

“Bufala archeologica nel centro storico di Ravenna”

Le parole di Lista per Ravenna

“Bufala archeologica nel centro storico di Ravenna”

Riportiamo di seguito il comunicato stampa col quale Lista per Ravenna esprime la sua opinione a proposito dell’adozione della carta delle potenzialità archeologiche del nostro territorio.

"Solo oggi l’ufficio stampa del Comune ha emesso il comunicato stampa sull’avvenuta adozione, martedì scorso, da parte del Consiglio comunale, della carta delle potenzialità archeologiche del nostro territorio Affinché la celebrazione dell’evento sia più calorosa, l’assessore all’urbanistica ne ha aggiunto uno proprio.

Peccato che il film sia stato un altro. Riavvolgiamone la pellicola.

Ponte di Augusto in via Salara scoperto e ricoperto nel 1983 con lavori di fognatura

Assurdità:

  1. Già è assurdo che una città “archeologica” come Ravenna, senza pari al mondo in proporzione alla sua ampiezza, non abbia ancora una carta delle sue potenzialità archeologiche: cioè lo strumento indispensabile per orientare e guidare sapientemente, nel nostro sottosuolo, gli scavi di ricerca e quelli edili, valorizzando le giacenze storiche, senza demolirle o tombarle come si è fatto largamente finora (vedi due casi nelle foto allegate). Non lo è ancora la carta posta ai voti martedì, perché è stata solamente “adottata”. Per diventarlo, occorre consentire ai cittadini di presentare le proprie osservazioni, valutarle e votarne una per una il loro eventuale accoglimento. Solo dopo se ne potrà avere la vera approvazione.
  2. Altrettanto assurdo è che la Giunta comunale ci abbia messo cinque anni per portare in Consiglio una proposta di Carta archeologica commissionata ad una società cooperativa di Reggio Emilia.
  3. Ma è addirittura inconcepibile che sia rimasto indietro il centro storico, dove la Carta adottata ha mappato 160 siti archeologici, che sono la metà di tutto il territorio comunale e sicuramente tra i più preziosi, ma senza elaborarne la zonizzazione, come invece si è fatto per gli altri territori. Dunque un lavoro gravemente monco, come l’opposizione aveva già stigmatizzato in sede istruttoria.

Di questa grave lacuna si sono accorti il PD e i suoi alleati, che, di seguito all’adozione della mezza Carta archeologica, hanno presentato e votato un ordine del giorno che chiede al sindaco di provvedere in proprio a completarla anche per il centro storico. Una bufala da mostrare agli allocchi, prima di tutto perché il sindaco e i suoi uffici non possono modificare nulla delle tavole di gestione urbanistica, essendo competenza esclusiva del Consiglio; ma anche perché non viene indicata alcuna data entro cui dare forma a questa “richiesta”, senza che resti solo una mossa.

La bufala è stata scoperta da Lista per Ravenna, che, attraverso un mio ordine del giorno, ha corretto e completato quello della maggioranza, introducendo i due concetti seguenti:

  1. dovrà essere sottoposta al Consiglio comunale la proposta di adozione di un’ulteriore variante al Regolamento Urbanistico Edilizio (o altro provvedimento avente effetto di strumento urbanistico), onde introdurre nelle tavole di gestione la zonizzazione delle aree di tutela archeologica interne al centro storico;
  2. l’adozione da parte del Consiglio stesso deve avvenire, quanto meno, entro il termine dell’attuale mandato elettorale 2016-2021.

Smascherato il giochino, la mezza Carta delle potenzialità archeologiche è stata adottata solo dalla maggioranza, con tutti gruppi di opposizione che prima si sono astenuti su questa votazione e poi hanno approvato in blocco l’ ordine del giorno Ancisi, bocciato invece dalla maggioranza perché - ha detto il PRI a sprezzo del ridicolo - “i tempi indicati da Lista per Ravenna non sono attuabili”.

Come dire che la Giunta De Pascale se ne tornerà a casa nel giugno 2021 con i siti archeologici del centro storico ancora inesistenti nelle tavole urbanistiche di Ravenna. Dovranno mettercela tutta per ricredersi.

In compenso hanno inaugurato, da quasi un anno, Classis, il museo archeologico più deserto del mondo, 26 milioni di costo e gestione più che deficitaria”.

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